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VIALE MAZZINI 11 Marzo Mar 2015 2138 11 marzo 2015

Rai, guida a un manager e tre reti specializzate

Riforma in Cdm il 12 marzo. Via i partiti dall'azienda. Qualità dell'informazione al centro. 

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Gli uffici della Rai in Viale Mazzini a Roma.

In attesa del documento strategico in Consiglio dei ministri il 12 marzo, prendono forma le linee guida di Matteo Renzi sulla riforma della Rai. Una riforma della governance che mette al centro non la politica, ma la qualità dell'informazione, partendo dalla necessità di un manager che decida davvero. Come punto di arrivo c'è la qualità del servizio pubblico con tre reti specializzate, di cui una senza spot.
Inoltre via i partiti e i cavilli burocratici con il perenne incubo della Corte dei Conti.
SFIDA AI GRANDI NETWORK. La Rai deve diventare per il premier una media company di livello e non può essere «una municipalizzata di provincia», si afferma nel documento che in queste ore gira a Palazzo Chigi. L'obiettivo del servizio pubblico deve essere «gareggiare con i grandi network a livello mondiale» e diventare un'azienda che esporta all'estero «fiction che raccontano l'Italia».
UNA RETE SENZA SPOT. Per il governo è ora di razionalizzare l'informazione. E di specializzare le tre reti: nel confronto con i membri Pd della commissione di Vigilanza sarebbe emersa l'ipotesi di una rete generalista, una per l'innovazione, la sperimentazione ed i nuovi linguaggi e la terza a carattere più spiccatamente culturale, più di servizio pubblico e magari senza gli spot pubblicitari.
NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO. La futura azienda Rai, che Renzi immagina, dipenderà molto dagli uomini che si sceglieranno, a partire dall'amministrazione delegato, sul quale è già partita una ridda di rumors e papabili. Ma la governance, che limiti il potere di veto del cda e quindi della politica, non è secondaria. Per questo alcuni fedelissimi del premier ipotizzano che, come per il ddl sulla scuola, il presidente del consiglio proverà a lasciare la riforma della Rai al dibattito parlamentare per poi intervenire, anche con un decreto, per mandare in porto un cambiamento che considera essenziale tanto quanto il Jobs act o la riforma costituzionale.

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