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BUSINESS 13 Marzo Mar 2015 1815 13 marzo 2015

Egitto, governo Renzi in prima fila alla fiera di al Sisi

Affari da 4,7 miliardi. Più 6,5% a inizio 2014. Oltre 900 progetti d'investimento. Italiani leader europei alla conferenza di Sharm el Sheikh. La Francia ci insidia.

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Il presidente e generale egiziano Abdel Fattah al Sisi ha imbandito una grande tavola.
Sole caldo e vento asciutto sulle spiagge bagnate dal Mar Rosso.
All'Egypt Economic Development Conference (Eedc, 13-15 marzo a Sharm el Sheikh) sono arrivati dall'India, da Singapore, dai vicini emirati del Golfo. Dagli Stati Uniti, dalla Cina e naturalmente dalla Vecchia Europa.
Anche il premier italiano Matteo Renzi è corso al grande meeting organizzato dai militari del Cairo per rimettere in moto l'economica e dare lustro all'Egitto.
OLTRE 90 DELEGAZIONI. L'Ue ha inviato l'Alto rappresentante per gli Esteri Federica Mogherini. E per il segretario di Stato americano John Kerry l'Eedc è anche una tappa per discutere di stabilità in Medio Oriente.
Ma sono gli interessi economici a farla da padrone, con le società straniere patrocinate dai rispettivi governi. Tra le oltre 90 delegazioni (30 i capi di Stato) ci sono gli americani di General Electric e gli europei di Unilever, British Petroleum, Hsbc e dell'italiana Eni.
PAESE «SICURO E ATTRAENTE». La direttrice del Fondo monetario internazionale (Fmi) Christine Lagarde è tra i membri delle 23 organizzazioni regionali e internazionali presenti alla kermesse di al Sisi. Per convincere la comunità e gli investitori internazionali che, con lui, l'Egitto è «sicuro e attraente».

Emirati arabi primi finanziatori del Cairo con i sauditi

Con 160 delegati, gli Emirati arabi hanno oscurato i rappresentanti europei, attori stranieri dominanti dell'Egypt Economic Development Conference prima della Primavera araba.
Invece alla prima fiera del business sul Mar Rosso dal 2011, i businessmen di Dubai e Abu Dabhi sono i protagonisti, non solo regionali, più adulati di meeting e contrattazioni.
Alcuni di loro rappresentano anche compagnie occidentali distaccate nel Golfo persico. Il sovrano di Dubai Mohammed bin Rashid, vice presidente e primo ministro degli Emirati, è atteso al convegno sull''Egitto del futuro', mentre i suoi numerosi uomini d'affari affollano i workshop.
SCEICCHI GRANDI FINANZIATORI. Tutto preventivato. L'accordo tra Il Cairo e gli Emirati arabi uniti prevede assistenza finanziaria in cambio di forniture di lavoro e know-how per progetti da sviluppare nell'Africa, dove l'Egitto è tra le economie trainanti.
Anche con l'Italia e la Francia, al Sisi è stato molto caloroso: far ripartire l'import-export e gli appalti con l'Europa è tra le priorità del presidente egiziano.
Ma con i governi del Golfo lo è ancora di più: gli sceicchi arabi hanno più soldi, l'emiratina Etihad d'altra parte è anche la compagnia aerea che ha rilevato Alitalia.
LAVORO E CONTRORIVOLUZIONE. Nel luglio 2013, all'indomani del golpe, dall'Arabia saudita e dagli Emirati arabi sono arrivati 8 miliardi: una pioggia di petrodollari per alimentare la ripresa economica che corre di pari passo con la controrivoluzione.
Da allora gli sceicchi hanno imbastito training di formazione professionale per centinaia di aziende egiziane, annunciando un milione di nuovi posti di lavoro. Scontato che, nella tribuna dell'Eedc, siano diventati ospiti d'eccezione.

Turismo, grandi infrastrutture, armi: il mercato egiziano

Insidiata dalla Francia, anche l'Italia è un invitato di punta alla grande fiera.
Prima in Europa per interessi in ballo nell'Egitto, terzo suo partner commerciale al mondo dopo Stati Uniti e Cina.
Nonostante la paralisi economica per le rivolte del 2011, nell'ex regno dei faraoni i connazionali hanno in corso 902 progetti d'investimento.
Nel 2013 l'interscambio con l'Italia ha ripreso a crescere fino a 4,7 miliardi di dollari, aumentando ancora del +6,5% nella prima metà del 2014.
In visita a Roma prima di spostarsi a Parigi, nel suo primo tour europeo il presidente egiziano ha firmato un memorandum d'intesa tra l'Agenzia per la promozione delle imprese italiane all’estero (Ice) e l'Egyptian Commercial Service (Ecs).
IL RADDOPPIO DI SUEZ. Tornata al potere, la lobby militare di al Sisi ha varato un piano di rilancio economico che ha fatto riaprire oltre un migliaio di imprese, nei servizi, nell'industria, nel comparto edile e nelle comunicazioni, liberalizzando l'economia e semplificando la burocrazia.
In ballo ci sono il raddoppio del canale di Suez e altri 14 progetti faraonici (un totale di oltre 100 miliardi di euro), come il triangolo industriale tra il Mar Rosso e la Valle del Nilo, l'urbanizzazione della costa tra el Alamein ed el Salloum e maxi investimenti nel solare.
E c'è anche il business degli armamenti nella guerra per procura in Libia.
L'Italia invia armi all'Egitto per decine di milioni di euro tra fucili, lanciagranate e alcuni blindati. Il 25 novembre 2014, l'amministratore delegato del colosso Finmeccanica, Mauro Moretti, spiccava come capo della delegazione all'Italian-egyptian business council.
FRANCIA E USA COMPETITOR. Ma i competitor non stanno a guardare. In tutta fretta, a febbraio Parigi ha chiuso col Cairo una commessa di 24 caccia Rafale (sei dei quali consegnati d'urgenza), per un totale di 5,2 miliardi di euro, accodandosi ai grandi fornitori americani e russi.
Dall'immobiliare al turismo, dalle telecomunicazioni al comparto farmaceutico, dall'agricoltura ai progretti infrastrutturali, al Sisi promette la ripresa in grande stile. Già nel 2014, gli investimenti stranieri in Egitto sono ammontati a 4,1 miliardi, il 7% in più del 2013.
Coca Cola, Chrysler e Ford sono ai nastri di partenza. Ma anche gli asiatici ruggiscono sul Mar Rosso.

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