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MUM AT WORK 14 Marzo Mar 2015 1400 14 marzo 2015

Italia, fai come la Francia con le mamme lavoratrici

Contributi statali, welfare funzionante, tasso di natalità alto. L'esempio europeo.

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Il premier Matteo Renzi e il presidente francese François Hollande.

Federica ha un figlio di quasi due anni, Leonardo.
È una ricercatrice universitaria e lo Stato la aiuta a pagare la tata che sta con il bambino quando lei va a lavorare.
Federica è italiana, vive in Francia e non è una perenne precaria dell’Università italiana, ma è una fonctionnaire, cioè statale, a tempo indeterminato, all'École Normale Supérieure de Cachan.
CONTRIBUTI STATALI. «Lo Stato francese finanzia una parte delle spese per l'Assistante Maternelle Agréée, cioè la signora che tiene Leonardo quando io sono al lavoro. Noi abbiamo un contratto direttamente con lei, ma è lo Stato che paga i contributi, così dobbiamo versarle solo lo stipendio netto. Inoltre, riceviamo un contributo che varia in base alla fascia di reddito sempre per pagare il suo stipendio», spiega Federica a Lettera43.it.
ITALIA-FRANCIA LONTANE. Del resto la Francia è la patria delle mamme-lavoratrici in Europa.
Qui il 74% delle madri con figli sotto i 15 anni ha un lavoro e il Paese vanta il tasso di natalità più alto: 2,1 figli per donna.
Tutta un’altra storia rispetto all’Italia, terzultimo Paese Ocse per il livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro, dove sono quasi 10 milioni le donne “inattive”, che non hanno e non cercano un impiego.
SI USA IL GOOGLE CALENDAR. «Abitiamo vicino al mio lavoro, quindi spesso sono io a “gestire” Leonardo. Lo portiamo dalla nounou (cioè l'Assistante Maternelle Agréée) alle 9 e lo vado a prendere alle 18. Abbiamo un Google Calendar condiviso con i miei orari di lezione e le riunioni del padre, che fa l'informatico, e cerchiamo di incastrare tutto perché almeno uno dei due sia disponibile la mattina o la sera».

Nei Paesi del Nord Europa più welfare e più figli

Non per niente la Francia è al quarto posto nella classifica della Cnn dei Paesi dove è più facile vivere da mamma e papà.
Su otto Stati recensiti dal network americano, sette (l’ottavo è il Canada) si trovano in Europa: Islanda, Svezia, Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Finlandia e Norvegia.
In Islanda lavora l'85% delle madri con figli sotto i 15 anni, e in Danimarca l’84%.
EQUILIBRIO VITA-LAVORO. Tutti questi Paesi sono accomunati da un welfare molto attivo e attento a permettere alle famiglie a trovare un nuovo equilibrio vita-lavoro dopo l’arrivo dei figli.
Per esempio in Svezia il congedo può essere suddiviso tra i due genitori e utilizzato per alcuni anni dopo la nascita. Mentre le mamme danesi hanno solo 18 settimane di congedo, ma possono decidere di condividerne altre 32 insieme al partner.
In questi Paesi del Nord Europa più sviluppati e dal welfare forte si fanno più figli. La Norvegia, per esempio, ha una percentuale di 1,8 figli per donna.

In Spagna sussidi per i figli fino a 3 anni

Anche nel Mediterraneo, a Sud, lontano dai Paesi dal welfare eccellente (in Spagna per esempio) tutte le famiglie a prescindere dal reddito ricevono un contributo per ogni figlio fino ai 3 anni di vita.
«Dalla nascita la legge stabilisce 16 settimane di maternitá più un periodo di allattamento (circa 15 giorni in più). Inoltre, fino ai 3 anni del bambino, ricevo 100 euro al mese come aiuto dallo Stato. Questo aiuto è per tutti i bimbi, e non dipende dal reddito dei genitori», spiega Heléna: 37 anni e due figli, Martin e Daniel, di 3 e 1 anno.
POSSONO AVERE IL PART TIME. Vivono nel Comune di Aragona. Fa la psicologa e ha un contratto a tempo indeterminato.
Lei non ne ha avuto bisogno, perché il suo lavoro è abbastanza flessibile e «quando non devo gestire i pazienti» può lavorare anche da casa, ma «per legge tutte le mamme possono prendere il part time fino ai 6 anni del bambino».
GIORNATA A TAPPE FORZATE. La giornata di Heléna e della sua famiglia è comunque a ritmi serrati: «Mi alzo alle 6.15 perché inizio a lavorare alle 7. La mattina è mio marito che prepara i bimbi e porta a scuola il più grande e poi a casa di mia suocera il più piccolo. Io esco dal lavoro alle 18, vado da mia suocera a prendere il più piccolo e da mia madre a prendere l'altro, che lei ha preso da scuola alle 17. Torniamo a casa, faccio il bagno a tutti e due e preparo la cena ai bimbi. Mio marito torna verso le 20/21».
Insomma anche qui, come in Italia, dove non arriva il welfare il sostegno è tutto della famiglia di origine. Come tante donne Heléna vorrebbe avere un altro figlio. E ammette: «Mi piacerebbe averne tre, ma purtroppo non ce lo possiamo permettere».

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