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DISTENSIONE 15 Marzo Mar 2015 0715 15 marzo 2015

Cuba-Stati Uniti, il disgelo passa dalle telecomunicazioni

Cade il blocco telefonico tra L'Avana e Washington. Prossima frontiera il web. Pure Google è pronta allo sbarco. Obama accelera in vista del vertice di aprile.

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Il primo effetto concreto (e mediatico) del disgelo tra Cuba e Usa, avviato alla fine del 2014, è stata la riattivazione della linea telefonica diretta tra i due Paesi, in Guerra fredda dalla conquista castrista dell'isola nel 1959.
Dopo la fuga del generale Fulgencio Batista e l'embargo del 1960, le chiamate tra L'Avana e Washington si interrompevano continuamente, fino alla sospensione totale dal 1999. Da allora per parlare con gli espatriati bisognava passare da altri Paesi, a costi considerevoli.
USA PRONTI A RIAPRIRE L'AMBASCIATA. Ma dopo oltre mezzo secolo, anche l'azienda di telecomunicazione socialista Etecsa ha dichiarato superato l'ostracismo con la controparte americana Idt Domestic Telecom.
Cuba resta comunista, come ha precisato il presidente Raul Castro. Ma grazie al primo accordo cubano-americano tra imprese, la connessione è ristabilita.
Verosimilmente, il prossimo passo è ripristinare il servizio postale tra i due Paesi, congelato da 52 anni. Mentre, a livello diplomatico, la Casa Bianca accelera per riaprire, entro la metà di aprile, la sua ambasciata a Cuba.

La Silicon Valley si prepara allo sbarco: con Apple c'è Google

Un mese di tempo, magari anche meno.
Il presidente americano Barack Obama vuole un segnale forte dall'Avana prima della chiusura dei negoziati nucleari sull'Iran, l'argomento internamente più scottante delle ultime settimane.
I repubblicani lo hanno messo sulla graticola, inviando a Teheran una lettera in suo discredito. Ma, pur indebolita, l'amministrazione democratica tira dritto nella linea strategica intrapresa.
IL BUSINESS DELLE TLC. Stando alle indiscrezioni di Miami, le due compagnie ostili erano in trattativa da mesi, prima dell'annuncio di Castro e Obama sul disgelo del 17 dicembre, per riattivare il traffico internazionale. Un negoziato avanzato nell'anno di colloqui segreti, ai massimi livelli tra Stati Uniti e Cuba.
Dietro la scelta di ripartire dalla telefonia, c'è la volontà dell'amministrazione Obama di spingere le telecomunicazioni sull'isola, sfondando il muro della censura durante il processo di distensione.
Capitanata dai colossi Google, Apple e Microsoft, l'industria tecnologica statunitense è sulla rampa di sbarco prima degli yankees.
IL 25% DEGLI ABITANTI HA INTERNET. «L’apertura a Cuba implica eccitanti opportunità di mercato», ha commentato l'associazione di categoria Consumer Electronic Association sul decreto Usa del 16 gennaio, per l'esportazione e la vendita di strumenti software e hardware sull'isola.
Oltre 7,5 milioni di cubani (circa due terzi della popolazione) non hanno una connessione Internet, c'è fame di infrastrutture.
Google, che dall'autunno scorso ha rafforzato la sua presenza a Cuba, punta a intaccare il monopolio web di Etecsa. La quale, visto il flirt con la company americana, è pronta a farglielo fare.

Più internet caffé: il web che aggira l'embargo

Da febbraio, la compagnia americana per il servizio di video streaming on demand Netflix ha aperto le iscrizioni ai cubani per otto dollari al mese. E, nel complesso, uno studio del Peterson Institute of International Economics di Washington stima in 4,3 miliardi l'anno il business dell'export Usa per la rivoluzione web all'Avana.
Il governo cubano ha aperto alle «società di telecomunicazioni americane per l'esplorazione delle opportunità di mercato, proficue per ambo i lati», abbassando i costi di navigazione nei caffé e aumentando gli Internet point.
OBIETTIVO: ISOLARE LA RUSSIA. Significativo è anche l'ok di Twitter, a gennaio, a Cuba e all'Iran tra i Paesi come “location” di appartenenza, mentre Cina e Corea del Nord restano all'indice.
La strategia dietro gli interessi economici è spezzare l'asse dei non allineati, isolando la Russia di Vladimir Putin e il Venezuela bolivariano di quel che resta di Hugo Chàvez. Anche l'Ue è in prima fila, per riallacciare i rapporti, con il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, capofila degli europei, in visita prima a Teheran poi a Cuba per «favorire il disgelo».
Nei fogli cubani campeggia ancora il «sostegno incondizionato» al «popolo bolivariano» contro la «minaccia americana». Ma accanto alla difesa del «sacro Venezuela», anche la Granma international del vecchio Fidel fotografa le delegazioni Usa ricevute all'Avana e scrive del progetto di legge bipartisan, al Congresso Usa, per togliere agli americani tutte le restrizioni legali per viaggiare a Cuba.
VERSO IL VERTICE DEL 10 APRILE. Imprenditori, commercianti, finanzieri a stelle e strisce sono pronti all'invasione, non importa se il braccio di ferro politico trascinerà l'abolizione dell'embargo fino alla scadenza di mandato del 2016. O se di colpo Obama non può né chiudere Guantanamo, né cancellare Cuba dalla black list dei Paesi vicini al terrorismo.
All'Avana c'è un via vai di delegazioni Usa: «Ottimo clima», per la capo-negoziatrice americana Roberta Jacobson. I rappresentati cubani avrebbero avuto serie rassicurazioni sulla volontà americana di far cadere, gradualmente, tutti i muri.
Per il Vertice delle Americhe del 10 aprile a Panama, cubani e statunitensi hanno interesse a essere «todos americanos».

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