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FACCIAMOCI SENTIRE 16 Marzo Mar 2015 1233 16 marzo 2015

Diritti gay, boicottare D&G rende simili all'Isis

Chi ha lanciato la campagna contro gli stilisti si scorda la libertà di espressione.

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Gli stilisti Dolce&Gabbana.

Credo nessuno possa mettere in dubbio come i diritti civili siano il termometro per misurare il grado di civiltà, di libertà e di democrazia di qualunque Paese al mondo.
Già nel secolo scorso sono state ottenute grandi conquiste ma il diritto, naturalmente, è una materia “evolutiva” che deve pertanto continuamente aggiornarsi rispetto ad una società che cambia sempre più rapidamente.
Negli ultimi anni c’è stata una forte presa di coscienza sui diritti civili dei gay. Questa è una battaglia ancora in corso che sicuramente merita un confronto ampio e approfondito per raggiungere un traguardo il più possibile condiviso e rispettoso di tutte le parti in causa per un Paese che voglia realmente essere moderno e democratico.
TEMA ATTUALE E COMPLICATO. Il tema esiste in tutta la sua attualità ma esistono anche sensibilità diverse su come affrontarlo e sulle possibili soluzioni. Trovare una sintesi tra i risvolti di carattere etico, religioso e di modello familiare - evitando o contrastando discriminazioni sulla base delle proprie abitudini sessuali - non è impresa facile.
Senza dimenticare i risvolti anche patrimoniali che possano riguardare persone dello stesso sesso che abbiano deciso di costituire una famiglia di fatto.
Ne parlo non per suggerire una “mia” soluzione, ma solo perché in questi giorni la tematica ha preso nuovo vigore in quanto due grandi stilisti conosciuti a livello internazionale come Dolce & Gabbana hanno fatto (da omosessuali) dichiarazioni a favore della famiglia tradizionale e contro i «figli della chimica che non hanno mamma e papà».
L'INDIGNAZIONE CONTRO D&G. Il popolo di Twitter e dei social media più in generale si è letteralmente scatenato a favore o contro tali dichiarazioni. Come se non bastasse un’altra star, il cantante Elton John, anche lui omosessuale, ha attaccato violentemente tali dichiarazioni lanciando una campagna di boicottaggio contro i prodotti di Dolce & Gabbana.
Qualche tempo fa era successa una cosa simile per la Barilla in quanto Guido Barilla, durante la trasmissione radiofonica La Zanzara, aveva dichiarato che per l'azienda alimentare la famiglia era “solo” quella tradizionale.
Anche in questo caso attraverso il “tam tam” dei social network si era arrivati a boicottare la pasta dell’azienda in questione.

Sui diritti gay non c'è nessuno che ha la formula perfetta

Bandiera dell'Arcigay.

Io non credo che il boicottaggio sia la forma migliore per affrontare argomenti di tale delicatezza. Primo perché credo che a Dolce & Gabbana, parlando del caso più recente, vada garantito il diritto di esprimere liberamente la propria opinione; secondo perché qualora il boicottaggio funzionasse veramente e l’azienda ne dovesse subire degli impatti negativi non capisco perché dovrebbero pagarne le conseguenze gli stakeholders (dipendenti, fornitori etc.) dell’azienda stessa.
Elton John ha attaccato duramente i due stilisti: «Dovete vergognarvi per aver puntato il dito contro la fecondazione in vitro, un miracolo che ha consentito a legioni di persone che si amano, etero e omosessuali, di realizzare il loro sogno di avere figli. Il vostro pensiero arcaico è fuori tempo: proprio come le vostre creazioni di moda».
CERTE BATTAGLIE GAY SONO INTEGRALISTE. Mettere sullo stesso piano la fecondazione in vitro, la possibilità di avere figli con l’arcaicità di alcune creazioni di moda non ho proprio capito cosa c’entri.
Il cantautore inglese ha tutto il diritto di esprimere le proprie idee ma spero che, per reciprocità, voglia garantire lo stesso diritto anche a chi, pur vivendo la stessa situazione, la possa pensare in modo diverso. Questa idea di barattare diritti civili con abbigliamento alla moda o con un piatto di spaghetti mi sembra assolutamente ridicola e trovo questo sì un modo arcaico di affrontare argomenti importanti.
Chi non la pensa come lui allora non dovrebbe più comprare i suoi dischi? Oppure dovrebbe distruggere tutte le sue composizioni come hanno fatto recentemente i militanti dell’Isis con le opere d’arte del museo di Mosul in Iraq? Rabbrividisco solo a pensarlo.
SERVE BOICOTTARE CHI BOICOTTA. Dove finiremmo con un atteggiamento del genere? Ricordo che il 7 gennaio scorso eravamo diventati 'tutti Charlie'. Dopo il vile attentato alla sede di Charlie Hebdo abbiamo assistito alle grandi manifestazioni per dire al mondo che la libertà di espressione è un bene inalienabile.
Adesso invece alcuni vorrebbero bruciare tutta la produzione di Dolce & Gabbana su una pubblica piazza solo perché non condividono le loro dichiarazioni a favore della famiglia tradizionale?
E dove sarebbe la coerenza? Occorre reciproco rispetto tra la famiglia tradizionale e la cosiddetta famiglia moderna.
Esisteranno entrambe e dovranno convivere. La società attuale è troppo scomplessa e variegata affinché qualcuno possa pensare, su un tema così sensibile, di avere la formula perfetta da imporre come modello unico. Un’idea simile sarebbe sì giusto boicottarla.

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