Economia 17 Marzo Mar 2015 1132 17 marzo 2015

Euro debole, chi ride e chi piange

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Euro dollaro Vincitori e vinti, storie che cambiano e si invertono, segnate da un filo conduttore comune, ovvero il crollo dell’euro, scivolato a livelli che non si vedevano da 12 anni e in rotta verso la parità con il biglietto verde. Le grandi multinazionali americane soffrono, penalizzate da quell’export che viaggiava a passo rapido quando la moneta unica viaggiava a 1,50 dollari (il record era stato fissato a poco più di 1,60 dollari ad aprile 2008). E viceversa c’è chi festeggia, le aziende europee per esempio, ma anche gli hedge fund americani. Ecco cosa bisogna sapere su chi trae vantaggio dall’euro debole.

Janet Yellen EURO-DOLLARO VERSO LA PARITÀ. Alla luce dei forti cali dell'euro nei confronti del dollari, scivolato fino a 1,05 salvo poi recuperare leggermente terreno, la parità tra la moneta unica e il biglietto verde, che non si vede dal 2002, è una questione di tempo. È possibile che a fare percorrere alla moneta unica «l’ultimo miglio» verso la parità sarà la riunione della Federal Reserve del 17 e 18 marzo: il presidente Janet Yellen (nella foto) ha spiegato che prima la Fed toglierà la parola "paziente" dai comunicati, quindi un aumento del costo del denaro seguirà entro un paio di riunioni (dunque a giugno se il termine sarà tolto a marzo). E se, come insegna la Banca centrale europea, una politica monetaria accomodante fa scendere la valuta locale, come succede all’euro, un’azione in senso opposto la farà crescere.

La borsa di Wall Street. GLI HEDGE FUND USA SI FREGANO LE MANI. Non tutti quelli che negli Stati Uniti fanno affari con l’estero sono penalizzati dal dollaro forte. Gli hedge fund, per esempio, nel 2015 hanno guadagnato fino al 9% scommettendo contro la moneta unica e cavalcando le azioni della Bce, volte a sostenere l’economia europea anche tramite l’indebolimento della valuta comune. Stando ai dati della Commodity Futures Trading Commission, negli ultimi mesi le scommesse contro l’euro sono aumentate in modo significativo, ovvero del 19% dall’inizio dell’anno. Per fare un esempio, Bridgewater Associates, uno dei maggiori hedge fund mondiali, solo in gennaio e febbraio ha visto aumentare del 7% i guadagni del suo fondo Pure Alpha. Sono passati alla cassa anche i macro-fondi che scommettono sugli sviluppi economici, per esempio le variazioni della politica monetaria, come Caxton Associates, Moore Capital Management e Tudor Investment.

europa UN BENE PER LE AZIENDE EUROPEE. Se le aziende americane fanno più fatica, e l’effetto del rafforzamento del dollaro si vedrà chiaramente con la pubblicazione dei conti del primo trimestre il mese prossimo, quelle europee dovrebbero essere avvantaggiate. Gruppi che fanno affari con gli Stati Uniti potranno capitalizzare sull’aumento del potere di acquisto degli americani: «Se il dollaro resta ai livelli attuali, grandi società come Siemens potranno trarne vantaggio, perché indubbiamente vedranno salire le vendite», ha detto Joe Kaeser, amministratore delegato di Siemens. Sulla stessa linea anche Lufthansa, ma anche l’italiana Sanpellegrino, convinta che il dollaro forte possa sostenere le esportazioni verso l’America, dove il Made in Italy è molto apprezzato. Resta comunque la cautela: «L’euro debole ci aiuta soprattutto verso gli Stati Uniti, perché esportiamo, ma questi sbalzi creano abbastanza tensione”, ha fatto notare l’amministratore delegato Stefano Agostini di recente a Washington.

Il calo del prezzo del barile UN CUSCINETTO CONTRO IL CALO DEL PETROLIO. Per i colossi petroliferi europei l’indebolimento della moneta unica bilancia l’effetto negativo del ribasso del greggio, arrivato anche sotto i 44 dollari al barile dagli oltre 100 dell’estate scorsa. Stando alle analisi di Bloomberg Intelligence, gruppi come la francese Total, l’italiana Eni e la spagnola Repsol traggono i maggiori benefici perché pagano un’ampia fetta di affitti, salari dei dipendenti e altri costi in euro, mentre registrano i fatturati generati dalla vendita di petrolio e gas in dollari, la valuta dominante nel settore. SOCIETÀ EUROPEE PIÙ “A BUON MERCATO”. L’impatto dell’euro debole si potrà estrendere anche al di là delle trimestrali, incidendo sulle attività di fusione e acquisizione: l’acquisizione di società del Vecchio Continente sarà più conveniente per i colossi americani, che, viceversa, potranno decidere di rimandare la vendita di asset europei a quando la moneta unica tornerà a crescere. Un esempio recente è quello di Ball Corp, produttore americano di lattine per bibite, che ha rilevato la londinese Rexam per 6,8 miliardi di dollari, meno di quanto avrebbe dovuto sborsare solo un anno fa. L’indebolimento dell’euro fa bene anche ai titoli delle aziende europee: l’indice Euro Stoxx 50, che raggruppa aziende dell’Eurozona, ha guadagnato il 16% nel 2015, mentre lo S&P 500, listino di riferimento di Wall Street, cede lo 0,3%.

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