Economia 19 Marzo Mar 2015 1230 19 marzo 2015

Fed, Yellen ha finito la "pazienza"

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Janet Yellen La Federal Reserve non sarà più “paziente”, ma questo non vuol dire che sarà “impaziente”. Sembra un gioco di parole, eppure racchiude l’essenza della nuova rotta della politica monetaria americana: al termine della due giorni di riunioni del Fomc, il comitato monetario della Banca centrale americana, si è deciso di rimuovere dal comunicato l’impegno alla pazienza (nei precedenti l’istituto aveva appunto detto di volere pazientare prima di alzare il costo del denaro), ma il presidente Janet Yellen ha chiarito che nulla succederà in modo meccanico. Ovvero il primo aumento dei tassi di interesse arriverà prossimamente (improbabile il meeting aprile, tutto possibile da giugno in poi), ma i mercati non devono dare per scontato che il primo giro di vite arriverà prima dell’estate. Ecco tutto quello che bisogna sapere sulla riunione della Fed. TUTTO FERMO SUI TASSI, MA NON PER MOLTO Come ampiamente previsto la Banca centrale americana ha lasciato fermo il costo del denaro al minimo storico, in un range tra lo 0 e lo 0,25% dove era stato portato a dicembre 2008. La novità è che, dopo oltre sei anni di stop, un cambio di rotta ora sembra   alle porte. Quanto è imminente? Yellen ha definito “improbabile” un giro di vite già alla riunione di aprile, mentre quella di giugno “potrà essere presa in considerazione». Anche perché al termine del meeting di giugno è in calendario la prossima conferenza stampa   di Yellen. Questo però non è un fattore determinante, ha spiegato lei stessa ai giornalisti che la incalzavano a caccia di appigli a cui attaccarsi per fare previsioni: da giugno in poi ogni riunione sarà buona, se una conferenza stampa (pur necessaria per spiegare una scelta epocale come il primo rialzo dei tassi) non è in programma, si potrà sempre   organizzare una conference call. È già stato fatto varie volte durante gli anni bui della crisi. DECISIONI VINCOLATE ALL’ECONOMIA Quello che però Yellen ha voluto mettere in chiaro, ribadendolo più volte, è che non   ci sono passaggi meccanici o scontati, perché la Fed prende le proprie decisioni in base all’andamento dell’economia. «Le Banca centrale non può e non dovrebbe dare indicazioni certe sull’outlook dei tassi», ha detto il numero uno dell’istituto. In altre parole significa che i mercati non devono commettere l’errore di trarre conclusioni affrettate: «Le scelte devono dipendere dai dati macroeconomici, seguire la direzione   dell’economia” e «per questo motivo non si possono dare guidance solo legate al calendario», ha detto Yellen, ricordando che l’avere tolto dal comunicato il riferimento   alla pazienza «non indica che sia già stata presa una decisione sulla tempistica del rialzo». STIME DI CRESCITA TAGLIATE, MA MIGLIORA IL LAVORO A togliere ulteriormente certezza sulla tempistica del primo aumento del costo del denaro è anche un’economia che ha “in certa misura” rallentato il passo, anche se «l’outlook non è debole e la performance sarà positiva». Tradotto significa che l’aumento del Pil sarà, quest’anno e i prossimi, meno sostenuto di quanto la Fed avesse ipotizzato in precedenza:   la Banca centrale ha rivisto al ribasso le stime di crescita, passate a un intervallo tra il 2,3 e il 2,7%, mentre a dicembre si era parlato di una forchetta tra il 2,6 e il 3%. Ritoccate in   calo anche quelle del 2016 (2,3-2,7% contro il precedente 2,5-3%) e del 2017 (2-2,4%   da 2,3-2,5%). Viceversa, il mercato del lavoro andrà meglio del previsto, con il tasso   di disoccupazione che calerà quest’anno al 5-5,2%, per poi scendere sotto il 5% l’anno prossimo. L’inflazione continua invece a essere molto al di sotto del target ottimale del   2%, con il dato “core”, escluse le componenti volatili, inchiodato nel 2015 tra l’1,3 e l’1,4%. DOLLARO FORTE PESERÀ SULL’EXPORT Una variabile che la Fed terrà in considerazione è il rafforzamento del dollaro che se   da un lato “riflette il miglioramento dell’economia», dall’altro potrà essere un peso   sulle esportazioni e tenere bassa l’inflazione, anche se “in modo transitorio”. Quanto inciderà? «Non è possibile quantificare l’esatta misura, ma è possibile prevedere che le   esportazioni saranno un notevole peso sull’outlook economico di quest’anno», ha detto Yellen. E poi ci sono gli sviluppi internazionali, le difficoltà europee e la crescita più   lenta in Cina: gli Stati Uniti guardano «a cosa succede nel contesto globale» e tengono sotto controllo gli eventi che «possono incidere sull'economia americana», ha detto il   numero uno della Fed, ricordando che l’obiettivo è comunque “tenere i conti americani in ordine» e in linea con i target, nella consapevolezza che «un’economia forte negli Stati   Uniti è un bene anche per gli altri Paesi».

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