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ECONOMIA 20 Marzo Mar 2015 1908 20 marzo 2015

Il vino batte la crisi: nel 2014 +10% di investimenti

Mediobanca: per il 2015 prevista tenuta delle vendite. In Borsa titoli del settore al +336%.

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Ospiti e padiglioni della manifestazione Vinitaly a Verona, 8 aprile 2014.

Nel 2014 gli investimenti nel settore del vino italiano sono cresciuti del 10% a 264 milioni, con ricavi del +1,4%, un export salito del 2,8%, e con un mercato interno stabile. Le previsioni per il 2015 sono di sostanziale tenuta delle vendite.
I dati sono relativi alle 122 principali aziende italiane i cui bilanci, alla vigilia di Vinitaly, sono stati analizzati dall'Area studi di Mediobanca.
Con l'economia italiana che in generale nel 2014 ha ceduto lo 0,4%, è interessante anche la ripresa degli investimenti pubblicitari (+4,2%) da parte dei grandi marchi del settore contro un calo della spesa pubblicitaria nazionale del 2,5%. E poi le previsioni per questa stagione, che segue una vendemmia in genere difficile: l'82% degli intervistati stima che le vendite nel 2015 non diminuiranno, con il solito forte contributo dell'export, degli spumanti e una notevole crescita del made in Italy in Asia (+17%).
IN TESTA CANTINE RIUNITE. Al vertice della graduatoria dei gruppi italiani per dimensioni resta Cantine Riunite-Giv con 536 milioni di fatturato nel 2014, che ha superato la cinese Yantai Changyu che continua ad arretrare, attestandosi al sesto posto a livello mondiale, preceduta dalla cilena Via Concha y Toro. Al secondo gradino del podio si conferma Caviro con 314 milioni, seguita dal comparto vini della Campari (209 milioni). Cresce il fatturato del gruppo Antinori a 180 milioni (+4,8% sul 2013) che si colloca in quarta posizione davanti alla cooperativa Mezzacorona, quinta a 171 milioni (+5%). Il trend di crescita più sostenuto è di Mgm, che passa da 66 a 73 milioni (+10,1%), seguita da Ruffino che sale da 75 a 81 milioni (+8,4%). Ovvio che il settore guardi con favore a questa fase di euro debole, bastano pochi dati: il primo posto per proiezione estera spetta a Ruffino, che realizza fuori dall'Italia il 92,9% del fatturato, seguita da Masi Agricola (90,5%) e da Fratelli Martini (89,5%).
L'EURO BENEFICIO PER L'EXPORT. Quote elevate di export sostengono i conti di molti 'big' nostrani e la moneta europea quasi alla parità con il biglietto verde statunitense potrà essere un gran beneficio: sui mercati emergenti per ora molti marchi italiani concorrono più con Paesi dell'area-dollaro che con la Francia E poi c'è la Borsa, che in Italia rimane quasi un tabù con un'unica quotazione: quella dell'Italian Wine Brands controllante della Giordano Vini avvenuta nel mese di gennaio e un titolo rimasto da allora molto stabile.
INDICE DEI MERCATI CRESCIUTO DEL 336,5%. Ma chi nel mondo ha investito nel vino ha fatto (in genere) un ottimo affare: dal gennaio 2001 l'indice dei mercati azionari mondiali dei titoli di settore è cresciuto del 336,5%, ben al di sopra delle Borse mondiali che hanno segnato un più modesto progresso dell'87%. Secondo l'analisi elaborata da Mediobanca, le migliori performance dei titoli vinicoli al netto delle dinamiche delle Borse nazionali sono state ottenute in Nord America (+447%) e Francia (+74%) mentre il mercato australiano ha ceduto il 17%, il Cile il 30% e la Cina ben il 65%, sfatando il mito che ogni investimento del settore del vino nell'area di Pechino e Shanghai sia per forza un successo.

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