Economia 20 Marzo Mar 2015 1933 20 marzo 2015

Pirelli apre le porte a China Chemical

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Pirelli L’ultima preda sono le gomme della Pirelli, che finiranno progressivamente in mano cinese. Gli stranieri confermano l’interesse per il Belpaese. Qui da noi – almeno fino a quando l’euro non avrà raggiunto la piena parità con il dollaro – si fanno grandi affari. Il valore delle nostre aziende è sottovalutato. Eppoi comprare da noi vuol dire prendere realtà con alte competenze e forti di un mercato interno che, una volta finita la crisi, continuerà a garantire vendite sostenute. DAI RUSSI AI CINESI. In quest’ottica va visto anche il riassetto che sta per riguardare il gruppo Pirelli. Che un socio straniero - il colosso petrolifero russo Rosneft – ce l’ha già, ma dopo la crisi del rublo e le sanzioni post invasione dell’Ucraina fa sempre più fatica a restare alla Bicocca. Anche per questo i soci forti della cassaforte di controllo Camfin (dopo l’uscita dei Malacalza Nuove Partecipazioni di Marco Tronchetti Provera, le due banche UniCredit e IntesaSanpaolo, la stessa Rosneft) hanno dato un veloce avallo all’operazione che vedrà l’ingresso in Italia della China Chemical, che mette sul piatto 15 euro per azione. Un affare per tutti, se si pensa che i russi meno di un anno fa erano entrati in Camfin a 12 euro ad azione, mentre Tronchetti accetta un socio più forte anche per una plusvalenza sulla sua quota di circa 350 milioni di euro che possiede all’esterno della scatola di controllo. CONQUISTARE CAMFIN E POI DILUIRLA Lo schema dell’operazione prevede che prima i cinesi comprano dai soci attuali Camfin, quindi vecchi e nuovi proprietari riverseranno in una nuova scatola di controllo i ricavi della vendita e azioni. È necessario che China Chemical, Tronchetti e le banche portino alla Newco almeno 7 miliardi di euro. In un secondo momento, quindi, lanceranno un’Opa sulle azioni in circolazioni, con il risultato che anche Pirelli, storica blue chip, lascerà la Borsa Italia Questi gli scenari che si aprono dal punto di vista finanziario. Per quanto riguarda la governance tutto fa protendere che le decisioni principali saranno prese a Pechino. Tronchetti ha ottenuto di poter continuare a guidare l’azienda, ma la necessità di una maxiricapitalizzazione da 7 miliardi finirà gioco forza per aumentare il peso dei cinesi. I quali avrebbero già fatto sapere di essere favorevoli a scorporare la divisione Truck, quella legata agli pneumatici per i camion, che dovrebbe finire in mano a un altro grande gruppo cinese, lasciando la Bicocca concentrata sul segmento delle auto di alta gamma. L'IMPENNATA DEL PRIVATE EQUITY L’impennata del private equity Ma l’interesse degli stranieri verso l’Italia non riguarda soltanto i grandi gruppi. L'Associazione italiana del private equity e venture capital (Aifi) ha comunicato che nel 2014 hanno investito da noi il 39 per cento in più rispetto al 2013. Secondo gli ultimi dati, «complessivamente, lo scorso anno gli investimenti sono stati 3,5 miliardi di euro per 311 operazioni, di cui 109 in seed e startup. L'ammontare è in linea con quello dell'anno precedente, ma con i fondi internazionali che hanno coperto la fetta' piu' grande: 1,9 miliardi contro i 1,37 del 2013. La raccolta indipendente è più che raddoppiata, a 1,35 miliardi (603 milioni)». IL RICHIAMO DELL'IMMOBILIARE Il richiamo dell’immobiliare A ben guardare il mercato guarda soprattutto alle start up più innovative. Le maggiori operazioni, 47 in totale, riguardano l'It. Quelle più costose vedono come prede le piccole e medie aziende del lusso (in totale si sono spesi 680 milioni). Più in generale, secondo la ricerca Aifi, «gli operatori di private equity e di venture capital hanno in portafoglio 1.245 aziende che impiegano complessivamente 480 mila addetti e generano un fatturato di 100 milioni». Da non dimenticare poi l’interesse per il mercato immobiliare. È di qualche settimana fa la notizia che il fondo sovrano del Qatar è diventa l’unico proprietario unico di Porta Nuova, l'area milanese dove sono sorti i grattacieli che hanno rimodulato lo skyline del capoluogo lombardo. Emblematica la dinamica dell’operazione: nel maggio 2013 la Qatar Investment Authority (Qia), attraverso una controllata, aveva acquisito una partecipazione pari al 40% nei fondi di investimento proprietari del progetto Porta Nuova. Poi, trascorsi 18 mesi, il take over su un’area cheha un valore di mercato di oltre 2 mld euro. Guarda caso quello che dovrebbe avvenire in Pirelli.

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