Economia 20 Marzo Mar 2015 1634 20 marzo 2015

Vino in Borsa, in 14 anni +336%

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Chi ha investito nel vino in Borsa ha fatto (in genere) un ottimo affare: dal gennaio 2001 l'indice dei mercati azionari mondiali dei titoli di settore è cresciuto del 336,5%, un risultato ben al di sopra delle Borse mondiali che hanno segnato un più modesto progresso dell'87%. Secondo l'analisi elaborata da Mediobanca, le migliori performance dei titoli vinicoli al netto delle dinamiche delle Borse nazionali sono state ottenute dal Nord America (+447%) e dalla Francia (+74%) mentre il mercato australiano ha ceduto il 17%, il Cile il 30% e la Cina ben il 65%, sfatando il mito che ogni investimento del settore nell'area di Pechino e Shanghai sia un successo. La prima quotazione di una società vinicola italiana, l'Italian Wine Brands, controllante della Giordano Vini, avvenuta nel mese di gennaio non ha registrato grandi oscillazioni: dall'Ipo il titolo è rimasto praticamente stabile. CORRE L'EXPORT Corre il vino italiano sui mercati esteri, con un fatturato all'export di 5,1 mld di euro nel 2014 ma si segnala anche una ripresa dei consumi interni, depressi da diversi anni, con un +0,2% del fatturato. E' quanto rileva un'analisi sul 2014 dell'Ovse-Osservatorio economico nazionale dei mercati e consumi vini e vini spumanti. Spumanti e bollicine, in particolare, proseguono la crescita. La spedizione 2014 si attesta sui 477 milioni di bottiglie (+11% sul 2013) con un valore all'origine poco superiore a 800 milioni di euro (+8,1% sul 2013). 313,5 milioni di bottiglie sono state consumate all'estero (+10,9%) e 144,9 milioni in Italia (+0,4%). Giro d'affari al consumo totale stimato a 3,1 miliardi di euro, di cui 2,2 miliardi all'estero (prezzo medio al consumo 6,78 euro bottiglia). E' ancora testa a testa fra i 307 milioni di bottiglie di Champagne e i 310 milioni di Prosecco. In Usa si segnala una crescita dei consumi del Prosecco del 12% rispetto al 2013. Ma il vero exploit è in Gran Bretagna, per volumi cresciuti del 43%. Il Regno Unito diventa primo mercato estero con 78,5 milioni di bottiglie; a seguire Stati Uniti con 53,5 milioni; Germania (ex primo mercato fino al 2009) con 28 milioni. La moltiplicazione di oltre quattro volte il prezzo dell'origine al consumo, secondo il fondatore dell'Ovse Giampietro Comolli, "deve far riflettere sia sui sistemi distributivi e commerciali che sul valore della bottiglia all'importazione rispetto al prezzo al dettaglio. Il fatturato globale ha grandi margini di crescita, ma deve avere supporti strategici di base e dedicati, non solo promozionali". CRESCONO I CONSUMI BIO +5,2% NEL 2015. Nel 2015 cresce del 5,2% in Italia il numero dei consumatori di vino biologico. A indicarlo è una analisi condotta da Wine Nonitor di Nomisma secondo cui, nel 2015, "il 16,8% degli italiani tra i 18 e i 65 anni ha consumato, in almeno una occasione, in casa o fuori, un vino a marchio bio". Un incremento importante, spiega in una nota l'istituto di ricerca bolognese, "se si pensa che nel 2013 il consumo di vino bio coinvolgeva il 2% della popolazione e nel 2014 l'11,6%". A livello internazionale, nel 2002-2013, la viticoltura biologica è cresciuta del 235% in Europa e del 273% nel mondo. Nel pianeta il 4,6% della superficie vitata è bio, nell'Unione Europea l'incidenza sale al 7,6%. La graduatoria per Paese rileva al primo posto il Messico (15,9%), seguito dall'Austria (10,1%). L'Italia è al terzo posto (con il 9,8%) precedendo Spagna (8,9%), Francia (8,5%), Nuova Zelanda (7,2%), Germania (7,1%), Repubblica Ceca (6,4%), Bulgaria (5%) e Grecia (4,8%). Guardando all'Italia e spostando l'obiettivo sulla superficie a vite biologica per regione, guida la Sicilia (25.000 ettari nel 2013, +61,5% rispetto al 2011), seguita dalla Puglia (10.604 ettari, +32,5%) e dalla Toscana (8.748 ettari, +73,7%).

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