Sindacati 140919121237
ANALISI 21 Marzo Mar 2015 1830 21 marzo 2015

Fmi: «Meno sindacati? Ricchi sempre più ricchi»

L'osservazione contenuta in uno studio: «Con la diminuzione del potere dei lavoratori sono aumentate le disuguaglianze».

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Una manifestazione dei sindacati.

Criticati da destra e sinistra, tenuti a debita distanza dal governo e alle prese con centinaia di crisi aziendali, i sindacati hanno trovato un alleato inatteso nel Fondo monetario internazionale. Secondo un articolo di due economiste del Fondo, Florence Jaumotte e Carolina Osorio Buitron, il calo degli iscritti ai sindacati spiega metà dell'aumento di cinque punti della concentrazione del reddito nelle mani del 10% più ricco della popolazione, nelle economie avanzate, tra il 1980 e il 2010. «L'indebolimento dei sindacati riduce il potere contrattuale dei lavoratori rispetto a quello dei possessori di capitale, aumentando la remunerazione del capitale rispetto a quella del lavoro» e porta le aziende ad assumere decisioni che avvantaggiano i dirigenti, per esempio sui compensi dei top manager, hanno affermato Jaumotte e Osorio anticipando i risultati della ricerca sulla rivista del Fmi Finance & Development.
MISURE DELL'INIQUITÀ. Lo studio ha esaminato diverse misure dell'iniquità (dalla quota di reddito del 10% più ricco della popolazione all'indice di Gini) per tutti i Paesi a economia avanzata per cui sono disponibili informazioni. E anche considerando il ruolo della tecnologia, della globalizzazione, della liberalizzazione finanziaria e del fisco, dimostra che «il declino della sindacalizzazione è fortemente associato con l'aumento della quota di reddito» in possesso dei ricchi.
Questa maggiore iniquità, secondo recenti studi, può portare a una crescita minore e meno sostenibile ed essere nociva per la società «perché consente ai più ricchi di manipolare in proprio favore il sistema economico e politico», come è emerso anche da una ricerca del premio Nobel per l'Economia, Joseph Stiglitz.

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