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ACCORDO 22 Marzo Mar 2015 2150 22 marzo 2015

Pirelli parla cinese, Opa a 15 euro e addio Borsa

Tronchetti: «Garantito lo sviluppo». L'operazione si chiude in estate.

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Marco Tronchetti Provera.

ChemChina è il nuovo socio forte di Pirelli.
Arrivato il via libera definitivo all'accordo con cui si trasferirà il 26,2% di Pirelli alla newco in cui il gruppo di Haidian avrà il 65% e il 35% sarà di Nefgarant (Rosneft) e Coinv (Tronchetti Provera e storici alleati, Unicredit e Intesa Sanpaolo).
Il presidente Marco Tronchetti Provera ha spiegato: «L'accordo rappresenta una grande opportunità per Pirelli. L'approccio al business e la visione strategica di Cnrc garantiscono lo sviluppo e la stabilità di Pirelli».
ChemChina ha confermato l'intesa con un comunicato sul suo sito web affermando che la compagnia «sosterrà la crescita e l'espansione» dell'azienda.
LA SEDE RESTA IN ITALIA. Secondo quanto si apprende, l'accordo non prevede lo spostamento di sede e centro di ricerca che, in base a un preciso accordo modificabile solo dal 90% dei voti in assemblea, rimarranno in Italia.
In questo modo Pirelli potrà dividersi in due, separando la produzione di pneumatici per auto e moto (Tyre) da quella per i veicoli pesanti (Truck), destinata a sua volta a combinarsi con Aeolus Tyre (ChemChina), per diventare il quarto produttore mondiale di gomme per camion.
ATTESA DELLA BORSA. Pirelli Tyre, invece, potrebbe tornare in Borsa entro quattro anni più snella di prima, ma il condizionale in questo caso è d'obbligo.
Il meccanismo complicato messo a punto nelle ultime 24 ore da una squadra di consulenti finanziari e legali, affiancati da traduttori in russo e cinese, prevede il ritiro dalla Borsa proprio per velocizzare i tempi del riassetto industriale, che caratterizzava la strategia di Tronchetti Provera già prima dell'operazione, ma i tempi del delisting non sono certi.
IL 22,59% CHE NE PENSA? All'appello manca infatti il parere dei titolari del 22,59% di Pirelli che finora hanno seguito la vicenda soltanto leggendo i giornali.
Si tratta dei fondi Fil Limited ed Harbor International, rispettivamente con il 2 ed il 5,06%, di Edizione (famiglia Benetton) con il 4,6%, dei Malacalza (6,98%) e di Mediobanca (3,95%).
Finora solo la famiglia Malacalza ha dato un primo segnale manifestando l'intenzione di non aderire subito all'offerta.
Il gruppo ligure, infatti, potrebbe fare perno anche su un potenziale potere di veto sul ritiro dalla Borsa, dato dal 6,98% in suo possesso, mentre i Benetton stanno a guardare.
Nel novembre 2013 avevano piazzato un bond 'equity linked' da 200 milioni di euro, rimborsabile con il 3% di Pirelli a un valore di conversione di 13,85 euro, proprio per avviare una strategia d'uscita da un investimento di natura prettamente finanziaria.
IL MERCATO SI ASPETTA DI PIÙ. Sulla carta i 15 euro dell'Opa sono un prezzo conveniente, ma il mercato ha già fatto capire di aspettarsi qualcosa in più, come indica la chiusura a 15,23 euro di venerdì 20 marzo.

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