Economia 24 Marzo Mar 2015 1017 24 marzo 2015

Qe, l’effetto c’è ma non si vede

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Mario Draghi L’effetto Quantitative easing c’è, anche se non si vede. L’occupazione cresce lentamente, la dinamica delle esportazioni pure, mentre lo spread tra il Bund tedesco e quello dei titoli di Stato dei Paesi più deboli (Spagna e Francia) resta ancora saldamente sopra i cento punti. Tanto che i principali “vigilanti” d’Europa (il banchiere italiano Ignazio Visco, quello francese Christian Noyer) si sono accodati a Jens Weidmann (Bundesbank) e richiamato i governi ai doveri (fare le riforme). Per tutto questo Mario Draghi, davanti all’Europarlamento, ha provato a tranquillizzare i mercati e i governi. Ha confermato che «l'operazione di acquisto di bond pubblici sul mercato continuerà minimo fino a fine settembre 2016» e, in ogni caso, andrà avanti fino a quando «vedremo un aggiustamento sostenuto nel percorso dell'inflazione che sia coerente con il nostro obiettivo di avere un tasso di crescita dei prezzi sotto ma vicino al 2 per cento nel medio termine».

In calo i junk bund DRAGHI TRANQUILLIZZA I MERCATI Soprattutto il banchiere italiano ha smentito che il piano di acquisto possa essere rallentato «per carenza di titoli eleggibili. Al momento non vediamo segni che non vi siano titoli di Stato a sufficienza per effettuare i nostri acquisti». Infatti la Bce, nella seconda settimana di operatività del Quantitative easing, ha visto raddoppiare le operazioni: infatti la spesa complessiva è passata da 9,75 a 16,549 miliardi di euro. Mentre al 20 marzo gli acquisti hanno raggiunto quota 26,3 miliardi. IL RISCHIO DI BOLLE L’Eurotower quindi smentisce chi ha parlato di interventi in grado di drogare il mercato. «Ci sono condizioni», ha detto Draghi, «di liquidità differenti per i diversi segmenti di mercato delle obbligazioni se distingue fra corporate bond e bond sovrani. Non vediamo condizioni di illiquidità per il mercato dei bond governativi e siamo fiduciosi nella tranquilla attuazione». Ma più che gli effetti «sulla valutazione dei rischi», la Bce non nasconde i rischi di nuove bolle finanziarie. «Siamo in ogni caso consapevoli», ha aggiunto il governatore, «del fatto che ci possono essere effetti collaterali non previsti sul sistema finanziario. Per esempio, le quotazioni possono salire a prezzi che non sono giustificati dai fondamentali, mentre periodi di bassi rendimenti e bassa volatilità possono invitare a eccessive assunzioni di rischi da parte degli investitori finanziari. A loro volta, questi sviluppi possano agire come un meccanismo amplificatore per ogni eventuale instabilità finanziaria».

Ignazio Visco NESSUN VANTAGGIO SENZA RIFORME Questo alla cima della piramide. Ma le cose non vanno meglio alla base, sugli effetti sull’economia reale. Gli sforzi di Draghi potrebbero essere frenati da quelli che il ministro italiano per l’Economia, Pier Carlo Padoan, chiama “problemi di trasmissione”. Difficilmente le banche riprenderanno a prestare soldi se prima non riusciranno ad assorbire tutte le sofferenze in bilancio (al riguardo Visco ha rilanciato l’ipotesi bad bank). E non è detto neppure che aumenti la domanda di impieghi, se prima non ripartirà la domanda interna. Per questo proprio Visco ha voluto ricordare ai governi: «Il programma di acquisto di titoli pubblici da parte della Bce migliora il contesto macroeconomico, riduce l'incertezza, sostiene la fiducia. Ma è destinato per sua natura a smorzarsi quando avrà raggiunto l'obiettivo di assicurare la stabilità dei prezzi, così come definita nel mandato della Bce». Da qui la necessità di fare le riforme.

Christian Noyer IL SOLITO PROBLEMA DEL DEBITO Intervenuto all’accademia dei Lincei, il capo di Bankitalia ha sottolineato che «è questo il momento di intervenire strutturalmente sul potenziale di crescita dell'economia con strumenti che innalzino a un tempo produttività e occupazione, creando nuovo reddito e nuova domanda». A chiarire il concetto il suo collega francese, Christian Noyer: «I governi europei devono essere rigorosi nelle loro politiche di riduzione dei debiti in modo da rendere efficace il programma di Quantitative easing  della Bce. Se la disciplina di bilancio che porta alla riduzione dei debiti nei paesi membri della zona euro non viene rispettata o viene attuata con insufficiente vigilanza, può essere considerata come un forte azzardo morale, indebolendo così il consenso necessario e compromettendo l'efficacia del programma».

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