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INTERVISTA 25 Marzo Mar 2015 0600 25 marzo 2015

Fu Yixiang: «L'Italia coi cinesi sarà hub del Mediterraneo»

Pirelli. Ma pure alimentare, logistica, Tlc. Yixiang, uomo vicino al n.1 di Alibaba: «Renzi ci ha convinto. Vogliamo investire da voi. E all'Expo saremo 1 milione».

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Quando si parla di investimenti cinesi in Italia, un nome ricorre spesso sull'asse Roma-Milano: Fu Yixiang.
Nei circoli diplomatici e d'affari, il vice presidente della camera di commercio italo-cinese è considerato una figura centrale per lo sviluppo dei rapporti tra Roma e Pechino.
HA CONVINTO MISTER ALIBABA. È stato lui, per dire, un anno fa, a convincere Jack Ma, l'uomo più ricco della Cina, inventore e proprietario di Alibaba, a venire in Italia per la prima volta e a valutare attentamente le possibilità d'affari che il Paese offriva, nonostante il ritardo delle Piccole e medie imprese (Pmi) sul piano dell'internazionalizzazione e dell'e-commerce.
Dopo quella maratona - 24 ore in cui furono chiusi diversi accordi e un memorandum di intesa a Palazzo Chigi - il Grande timoniere dell'internet cinese è tornato a Roma per incontrare nuovamente il premier Matteo Renzi.
«ITALIA CENTRO LOGISTICO». Nei piani di Ma, Alibaba potrebbe essere una straordinaria autostrada di sbocco sui mercati cinesi per le Pmi italiane.
Non solo, rivela Fu a Lettera43.it: «Nell'ultimo viaggio a Roma Jack ha parlato soprattutto della possibilità di creare un grande centro logistico in Italia per tutto il Mediterraneo».
Dopo l'operazione ChemChina-Pirelli, dunque, altre società sono destinate a essere prese di mira dagli investitori di Pechino.
JOINT VENTURE SULLE TLC. Alimentare, logistica. E, perchè no, telecomunicazioni, anche se in termini di joint venture e non di acquisizioni.
Spiega Fu: «I cinesi per esempio non vogliono comprare Telecom o possedere la rete Telecom. Ma la Cina potrebbe avere interesse a fare un progetto di telecomunicazioni insieme per esempio in Albania o nell'Est Europa dove comunque arriverà con la sua grande via della seta. Una sorta di joint venture».

Fu Yixiang, al centro. © Modadivas Fashion line


DOMANDA. Nel 2014 l'Italia è stata il secondo Paese europeo per investimenti cinesi. Cosa ci rende così attraenti?
RISPOSTA. Innanzitutto il fatto che è uno dei Paesi più belli d'Europa. E poi voi italiani siete molto simili a noi cinesi, abbiamo la stessa mentalità. Condividiamo il senso della famiglia e l'importanza delle relazioni. In cinese si dice “Guanxi”: amicizia, conoscenza.
D. “Capitalismo di relazione”. Fino a qualche anno fa i rapporti tra Roma e Pechino non erano così solidi, poi si è aperta un'autostrada per i capitali cinesi. Cosa è cambiato?
R. Sono successe due cose importanti. La prima è che dal nostro punto di vista, l'Italia ha toccato il fondo e questo ha aperto importanti possibilità di investimenti. La seconda è stata la visita che Matteo Renzi ha fatto a Pechino.
D. Cosa vi ha convinto del premier?
R. Ha dato un forte segnale alla business community cinese, facendo capire che l'Italia è pronta a cambiare sulla giustizia, sulla fiscalità e sulle cose che interessano agli imprenditori. Ha dato l'idea che l'Italia sta facendo i suoi passi per accogliere gli investimenti esteri.
D. Quali sono i settori di produzione che interessano maggiormente gli investitori cinesi?
R. Sicuramente il know how, la tecnologia, cosa che l'Italia ha e i cinesi non hanno. ChemChina ha comprato Pirelli proprio per il suo know how sulle gomme speciali.
D. Preludio a nuove importanti acquisizioni?
R. Nell'ultimo viaggio in Cina del vice ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, si è parlato di collaborazione sul treno ad alta velocità in Egitto. Due mesi fa Insigma aveva provato ad acquisire Ansaldo Sts, l'operazione non è andata a buon fine, ma quello dei treni è un settore di grande interesse per noi in vista dell'investimento che verrà fatto in Cina sulla via della seta e sulla via della seta marittima, che hanno il loro punto di congiunzione proprio in Italia.
D. Si parla anche di un possibile interesse per Telecom. Le risulta?
R. Mah... Telecom è una grande azienda italiana, con un grande know how, ma non vedo questa necessità cinese di un investimento di questo tipo. Perché Telecom ha una tecnologia che hanno anche altre società, come Siemens o Cisco. A meno di non voler fare grandi strutture in Italia, Telecom non è un target appetibile. Ci interessa più il know how trasferibile.
D. E gli investimenti in Eni, Enel, Generali, a quale know how danno accesso?
R. Quelli sono investimenti finanziari che la Banca centrale cinese fa per abbassare il rischio di troppo prodotto, di obbligazione verso altre monete. È un investimento normale. Nel 2014 poi c'è stato l'ingresso in Cassa depositi e prestiti (Cdp) reti, un investimento molto grosso, importante e l'acquisizione del gruppo Ferretti. Credo che nel 2015 sono attese un sacco di acquisizioni nel settore della sicurezza alimentare, anche in vista di Expo.
D. Si attendono charter pieni di visitatori cinesi a Milano per Expo. Ma sarà veramente così?
R. La Cina ha quasi cinque padiglioni in Expo, uno nazionale e altri aziendali. Sul fronte governativo, ci sono già 17 province che hanno manifestato interesse di partecipare a Expo. Se ognuna porta una cinquantina di aziende con sé, sono già 700, 800 aziende che vengono. Se facciamo un calcolo solo per Expo a breve in Italia arriveranno almeno un milione di visitatori cinesi.
D. Lo shopping cinese in Italia preoccupa alcuni anche nel governo. C'è chi chiede una cabina di regia che faccia da filtro e protegga tecnologia e asset strategici italiani. Una richiesta che considerate ostile?
R. Se si parla di creare una cabina di regia che faccia da coordinamento sono favorevole. Ma bisogna capire che i cinesi non vengono in Italia per prendere il know how e portarselo via, no. I cinesi vorrebbe avere il know how mantenendo le basi in Europa e aprendo il grande mercato cinese, 1,4 miliardi di persone, ai prodotti italiani.
D. Qual è il potenziale di espansione del made in Italy?
R. Molte imprese italiane hanno il know how, ma non riescono ad affrontare da soli un mercato enorme come quello cinese, hanno bisogno di fare alleanze con qualcuno in Cina per riuscirci. I cinesi dal canto loro hanno interesse a contribuire a questo sviluppo partecipando però dell'impresa.
D. Telecomunicazioni, petrolio, armamenti: sono settori che quasi tutti i Paesi “difendono” regolando l'ingresso di capitali esteri.
R. In quei settori credo che si svilupperà tra Roma e Pechino una collaborazione finalizzata solo ad avere più mercati insieme. Faccio un esempio, sempre su Telecom: i cinesi non vogliono comprare Telecom o possedere la rete Telecom. Ma la Cina potrebbe avere interesse a fare un progetto di telecomunicazioni insieme per esempio in Albania o nell'Est Europa dove comunque arriverà con la sua grande via della seta. Una sorta di joint venture.
D. Gli Stati Uniti guardano con preoccupazione a questa crescita esponenziale degli investimenti cinesi in Africa e ora anche in Europa. Anche la decisione dell'Italia di aderire alla “banca mondiale” cinese è stata accolta con molto nervosismo oltreoceano.
R. Il nostro presidente l'ha sempre detto: noi non vogliamo conquistare il mondo. Vogliamo avere partner con cui andare insieme ad esplorare questo mondo. Non dovete avere paura.
D. La convivenza con i russi in Pirelli potrebbe essere un problema?
R. Il capo di gabinetto del governo cinese, a nome del presidente, a breve andrà a Mosca per incontrare Putin e parlare della collaborazione strategica Cina-Russia. Tra Cina e Russia oggi ci sono ottimi rapporti diplomatici, una vera luna di miele.
D. E l'Italia che ruolo ha in questo matrimonio?
R. L'Italia non deve avere pura dell'arrivo dei cinesi, ma candidarsi invece a essere una piattaforma, un hub diciamo così, per tutto il Mediterraneo. In questo senso, il settore della logistica è di sicuro interesse. Nell'ultimo viaggio a Roma Jack Ma ha parlato soprattutto della possibilità di creare un grande centro logistico in Italia per tutto il Mediterraneo. Una sfida cruciale.

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