Economia 25 Marzo Mar 2015 1928 25 marzo 2015

Le materie prime temono il dollaro forte

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Petrolio Col dollaro forte buona parte delle economie mondiali faranno più difficoltà a rifornirsi di materie prime. E i maggiori problemi li avranno gli emergenti, che in questi anni hanno tirato la ripresa. Qualcosa si era già capito quando la Federal Reserve diede l’avvio al tapering, il rallentamento da parte dell'istituto centrale americano nel ritmo di riacquisto di asset sul mercato, e iniziò a ridurre gli acquisti di TBond e mutui immobiliari. Dopo poco la Russia iniziò a entrare nella spirale del caro rublo e la Cina come il Brasile videro ridurre progressivamente la loro crescita. Ma adesso c’è il timore che, con la fine della politica monetaria accomodante in America, il mercato delle commodities potrebbe andare in tilt.

Il bene rifugio per eccellenza: l'oro TRA BIGLIETTO VERDE, ORO GIALLO E NERO NERO In quest’ottica spaventa non poco il report scritto a quattro mani da Alastair Baker e Patrick Brenner, gestori fondi multi asset di Schroders. «Negli Usa», dicono i due trader, «ci stiamo avvicinando a una fase di stretta monetaria e questo probabilmente porterà a un continuo rafforzamento del dollaro. Se ciò sarà accompagnato dal proseguimento della crescita economica positiva, sia il biglietto verde sia le materie prime potranno muoversi al rialzo». Gli economisti hanno sempre dato per buona la correlazione tra il biglietto verde e le commodities. Baker e Brenner, al riguardo, ricordano che «la spiegazione per questa relazione è che, dato che le commodity sono denominate in biglietti verdi, i loro prezzi dovrebbero muoversi al ribasso in termini di dollaro quando il dollaro si rafforza, in modo da riflettere l'accresciuto potere di acquisto».

Dollari I RISCHI SUL MERCATO Non a caso, in queste ore e con il dollaro che viaggia verso la parità con l’euro, il petrolio torna a scendere verso quota 40 dollari e corre al ribasso anche il corso dell’oro, vicino ai minimi degli ultimi cinque anni (cioè 1.130 dollari all’oncia). In quest’ottica potrebbero registrarsi improvvise vendite sui futures, che potrebbero rimodulare tutta la meccanica delle forniture. Sul versante del greggio, però, non soltanto i Paesi con un’alta bolletta energetica (come l’Italia o la Germania) pagano dazio. Infatti l’aumento del dollaro peggiora gli affari dei produttori di Shale oil, che fanno fatica a rientrare degli investimenti, visto che il prezzo del brent è troppo basso per sostenere gli alti costi di produzione. Non a caso una delle principali realtà del settore, Eog Resources, ha reso noto che se il ritorno sul capitale utilizzato nel 2013 fu del 12,4 per cento e del 13,7 nel 2014, per quest’anno si prevede un risultato tra il 3,4 e il 4,3 per cento. IL RISIKO ALIMENTARE Ma l’alto livello delle materie prime sta rivoluzionando anche il settore dell’alimentare. Nelle scorse ore Heinz e Kraft hanno motivato la fusione, legandola soprattutto al costo delle materie prime. Da circa un anno il rincaro del cacao e del caffè sta mettendo in ginocchio un altro gigante del settore, Mondelez. Ma le cose sono peggiorate con il dollaro forte. Che ha eroso i ricavi in Europa, tanto che il gruppo ha chiuso l’esercizio con ricavi in calo del 3 per cento a quota 34,2 miliardi di dollari e utili ben al di sotto del 44 per cento (a 2,2 miliardi). Uno stato di cose che ha spinto l’agenzie ha tagliare i rifornimenti a quei retailer che non hanno accettato gli aumenti di listini.

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