Economia 26 Marzo Mar 2015 1627 26 marzo 2015

Draghi: l'economia è più forte di prima

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Mario Draghi Diversi elementi macroeconomici fanno ben  sperare in una ripresa Mario Draghi. «Le prospettive di crescita sono in questo momento più favorevoli che negli ultimi anni», ha detto il presidente della Bce in audizione alla Camera, aggiungendo che vi sono segnali che «la ripresa debole e disomogenea acquisti forza e stabilità. Tra i principali motivi ci sono gli effetti positivi del crollo dei prezzi dei prodotto energetici, la politica monetaria espansiva e le riforme strutturali varate in diversi Paesi dell'area che cominciano a fare sentire i propri effetti». INFLAZIONE PREVISTA A 2%. Il presidente della Bce ribdisce che anche l'inflazione tornerà «a valori prossimi al 2%».  La Bce può aiutare a riavvicinare la crescita al livello potenziale, ma questo può essere alzato "solo attraverso le riforme strutturali». L'intervento di politica monetaria sta dando i suoi effetti. Il Btp decennale "eccedeva il 7% alla fine del 2011. Lo spread a 500 punti base è esattamente quello che per 15 anni noi italiani abbiamo pagato prima di entrare nell'euro". Il che significa che quattro anni fa, i mercati scommettevano sull'uscita del Paese dalla moneta unica. Il dato «è un elemento utile - ha detto Draghi - per chi volesse fare paragoni», sull'utilità della moneta unica per la nostra economia. SERVONO RIFORME STRUTTURALI. La politica monetaria non può accrescere il potenziale produttivo perché questo dipende dalle riforme strutturali, in una unione monetaria occorrono entrambi, per questo abbiamo bisogno di istituzioni efficaci nei due ambiti". A oggi contiamo di raggiungere i 60 miliardi di euro per il mese di marzo anche se gli acquisti sono iniziati solo il 9 marzo. Non ci sono segnali di scarsità di titoli di stato, questa non è una prospettiva realistica'. Intendiamo continuare con questi acquisti fino alla fine di settembre del 2016 o fino a quando l'inflazione non si avvicini durevolmente ai nostri obiettivi - ha aggiunto il presidente della Bce - le misure fino ad ora adottate si sono dimostrate efficaci». LA QUESTIONE DELLA GRECIA. Il presidente si è poi focalizzato tra i problemi tra i vari Paesi, lambendo anche lo scontro in atto tra Germania e Grecia. "L'Unione non è stata pensata come uno spazio dove coesistono creditori permanenti e debitori permanenti». Non è pensabile che le divergenze fra le economie della zona dell'euro siano affrontate con trasferimenti permanenti" ha aggiunto, sottolineando la necessità di una ripresa "ciclica", laddove quella in atto "non è strutturale". "La crescita non è un fine a se stesso, il suo obiettivo è dare opportunità alle persone. Occorre che efficienza ed equità siano conciliate, che nessuno resti indietro". "Le regole di bilancio nell'Eurozona sono state disattese più volte sottoponendo la fiducia reciproca a forte tensione". "In vari paesi dell'Eurozona la crescita potenziale si è smorzata già prima dell'introduzione dell'euro", passando per l'Italia dal 2,5% dell'inizio degli anni '90 all'1,5% del 1999, e riducendosi ora a quasi zero secondo il Fmi. "Trincerarci nuovamente nei confini nazionali non risolverebbe nessuno dei problemi che abbiamo di fronte". "In Italia vi è un'alta concentrazione di micro-imprese a produttività inferiore alla media, con una regolamentazione che le incentiva a rimanere piccole", ha detto Draghi rilevando come dimezzare i procedimenti civili aumenterebbe le dimensioni fra l'8 e il 12%.  "La Bce guarda con favore alle iniziative per ridurre il peso delle partite deteriorate delle banche perché ciò libera risorse a beneficio delle imprese". "Serve un settore bancario sano, i prestiti deteriorati devono emergere rapidamente e devono essere cercate soluzioni che facciano emergere il problema".

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