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SERVIZIO PUBBLICO 27 Marzo Mar 2015 1822 27 marzo 2015

Rai, Consiglio dei ministri approva il ddl

Disco verde alla riforma: Cda da nove a sette membri, dentro anche la delega sul canone.

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Matteo Renzi.

È stato approvato in Consiglio dei ministri il disegno di legge sulla Rai. All'ordine del giorno, la riforma dell'azienda e del servizio pubblico radiotelevisivo.
Il ddl, ha spiegato in conferenza stampa Matteo Renzi al termine del Cdm, «contiene alcune piccole modifiche della governance della Rai che offriamo al dibattito parlamentare». «Nessuno di noi vuole mettere le mani sulla Rai», ha aggiunto, «la tesi contraria cozza con la realtà. Se la maggioranza vuole mettere le mani sulla Rai, basta che stia ferma e si affidi alla legge Gasparri».
SETTE MEMBRI NEL CDA. Con la riforma, dunque, il Cda passerà da nove «a sette membri. Quattro dei sette saranno eletti dal parlamento, due dalla Camera e due dal Senato. Due membri saranno di nomina governativa» e uno sarà eletto dai dipendenti.
PAROLA D'ORDINE SEMPLIFICAZIONE. Parole d'ordine della riforma sono, dunque, «riduzione dei membri del Cda e semplificazione. E individuazione di un responsabile, come avviene in tutte le nostre riforme. Il Cda fa il Cda e la commissione vigila: chi gestisce l'azienda non deve più rendere conto ai bilancini delle singole correnti dei partiti». Per la prima volta «diamo la possibilità ai dipendenti di indicare uno dei sette membri del Cda, che sarà votato dai lavoratori in assemblea. È un modello che mi piace moltissimo, ma che per la prima volta si attua nella Pa in Italia».
FUORI DAL DIBATTITO POLITICO. Per il premier, «la Rai deve essere liberata dal dibattito frustrante che troppo spesso si regista tra le forze politiche. Qualcuno voleva abolire la Commissione di vigilanza, ma abbiamo sottolineato l'importanza di mantenerla, perché il parlamento deve controllare e indirizzare, ma non può intervenire su budget del direttore, che deve avere la sua autonomia».
SEMPLIFICAZIONE PER IL CANONE. E sul canone: «Io appartengo a una cultura che vorrebbe eliminare il canone», ma so che «è molto complesso». Nel ddl sulla Rai c'è una delega a «sciogliere questo nodo: vogliamo far sì che non ci sia un'evasione così allucinante». E ancora: «C'è l'idea di riflettere su questo modello e semplificarlo».
SUPER MANAGER CON PIENI POTERI. Confermata, in ogni caso, la presenza di un super manager con pieni poteri. Una figura «nuova», che «possa decidere senza perdere tempo in mediazioni su mediazioni». Nelle intenzioni del governo «si pensa alla Rai come a un’azienda in competizione con le più grandi imprese culturali d’Europa». Per questa ragione, al centro delle linee guida c’è una tivù pubblica con una catena di comando ridotta, che si muove intorno alla figura dell’amministratore delegato. «Chi gestisce l’azienda» - ha sottolineato Renzi - «non deve più rendere conto ai bilancini delle singole correnti dei partiti». In cantiere c’è poi un completo ripensamento delle singole reti. Con un canale - ha precisato il premier - «senza pubblicità, destinato alla cultura, non in senso noioso ma come arricchimento della persona umana».
NESSUN DECRETO. Una riforma ambiziosa, che ora dovrà approdare in parlamento, essere discussa, votata e approvata mentre l’attuale Cda si appresta ad arrivare alla sua scadenza naturale con l’approvazione del bilancio di esercizio. «Non faremo il decreto», ha chiarito Renzi. «Se il parlamento entro luglio non approverà la riforma della Rai «si terranno la Gasparri» per eleggere il nuovo Cda. «Il parlamento è sovrano».

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