Economia 27 Marzo Mar 2015 1832 27 marzo 2015

Tim Cook, il capitalismo è sociale

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Tim Cook Il primo a dare l’esempio tra i magnati dell’industria digitale fu Bill Gates. Era il 2010 quando avvertì il mondo e suoi tre eredi: «Non intendo lasciare la mia fortuna in eredità ai figli, preferisco invece investire nel futuro e sostenere progetti a favore dei Paesi più poveri». A dirla tutta, il fondatore della Microsoft, che è impegnato in campo filantropico da anni con la moglie Melinda, ha già dato mandato ai suoi legali di occuparsi del futuro Jennifer, Rory e Phoebe. Più rigido su  questo punto Tim Cook. Il successore di Steve Jobs e presidente della Apple ha annunciato che – tolte le spese per pagare la retta del collage al suo nipotino che ora ha dieci anni – devolverà in beneficenza il resto del suo patrimonio. UN PATRIMONIO IMMENSO L’annuncio è arrivato attraverso Fortune, la bibbia dei Paperoni. Il magazine ha anche provato a “stimare” la fortuna del numero uno della Apple. E sono numeri da brividi. Infatti soltanto guardando alla sua partecipazione diretta nella Mela si parla di 120 milioni di dollari. Ai quali vanno aggiunti altri 665.000.000, tra opzioni, premi e azioni vincolate alla sua presenza a Cupertino. Proprio a Fortune Cook ha spiegato la sua ambizione di «essere il sasso nello stagno che crea le increspature del cambiamento», che ha in mente un approccio più sistematico alla beneficenza tanto da guardare con attenzione al modello della fondazione creata da Bill e Melinda Gates. «Ho cominciato donare soldi per cause non specificate e vorrei sviluppare un approccio più sistematico alla filantropia», che va oltre gli incentivi legati alle donazioni in bilancio. LA SVOLTA SOCIALE DI TIM Questi annunci hanno sorpreso non poco la comunità finanziaria americana e non soltanto perché ha sempre tenuto sotto stretto riserbo le sue attività benefiche. Infatti Cook è sempre stato un manager che non ha mai amato le luci dei riflettori. Prima della morte di Steve Jobs, non ha mai concesso un’intervista ed era noto soltanto agli addetti ai lavori e presenziava soltanto alle riunioni tecniche. Ma negli ultimi mesi qualcosa sta cambiando: ha rivelato la sua omosessualità, ha iniziato a parlare pubblicamente di questioni che vanno dall'ambiente ai diritti civili, si è scagliato contro la discriminazione in atto in America contro le comunità lesbiche, gay, bisessuali e transessuali nel corso di una serata in suo onore all’Alabama Accademy. L’ALTRA FACCIA (BUONA) DEL CAPITALISMO Ma non ci sono soltanto motivi personali dietro questa scelta. Per la corporation americana il sistema delle donazioni – soprattutto destinato al sistema scolastico e universitario – è la principale leva per riequilibrare un sistema come quello statunitense, dove sono amplissime le sperequazioni tra ricchi e poveri e dove il welfare offre migliori risultati quando è supportato dai privati. Senza contare che i consumatori tendono a premiare quelle realtà più sensibili su questo versante. C’è. Oltreoceano, poi il tema molto sensibile di come trasferire le proprie ricchezze ai figli, in un Paese dove l’indebitarsi per pagare l’università è un obbligo formativo come le scuole dell’obbligo e mai nessuno ha avuto il coraggio di proporre l’abolizione delle tasse di successione. L’ESEMPIO DI  WARREN BUFFETT Negli anni scorsi Cook è stato spesso criticato per non aver partecipato al famoso Giving Pledge, sistema ideato dal finanziere miliardario Warren Buffett, con il quale lui e tycoon come Bill Gates, Mark Zuckerberg (Facebook) e Larry Ellison (Oracle) hanno promesso di dare in beneficenza la metà del loro patrimonio. George Mitchell, texano morto a 94 anni e “inventore” con il suo gruppo delle principali tecnologie per estrarre gas scisso, ha lasciato 750 milioni di dollari alla “Cynthia and George Mitchell Foundation”, che, potrà sembrare un ossimoro, promuove lo sviluppo delle rinnovabile e si batte per prevenire e mitigare i danni portati dall’industria del fracking. In fondo anche questo fa parte del capitalismo americano.

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