Economia 31 Marzo Mar 2015 0940 31 marzo 2015

Disoccupazione, al debutto i nuovi assegni

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Debutterà ufficialmente il 1° maggio prossimo, nel giorno della festa dei lavoratori. Si tratta della Nuova assicurazione sociale per l'impiego (Naspi), un sussidio ai disoccupati introdotto con il Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi. La nuova indennità va a sostituire i due ammortizzatori sociali attualmente in vigore, cioè l'Aspi e la mini-Aspi, nati appena 3 anni fa con la legge Fornero. Ecco una mini-guida per capire come funziona la Naspi e a quanto ammonteranno i sussidi per chi perderà il posto di lavoro da maggio in poi. CHI NE HA DIRITTO. L'indennità di disoccupazione spetta a tutti i lavoratori dipendenti, anche quelli assunti a tempo determinato, esclusi i braccianti agricoli. I requisiti per avere l'assegno sono principalmente due: bisogna lavorato almeno 30 giorni nell'ultimo anno e aver versato almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 48mesi. Per beneficiare della Naspi, inoltre, occorre aver perso il posto involontariamente, cioè essere stati licenziati dall'azienda. Non viene coperto dal   sussidio chi ha presentato invece delle dimissioni spontanee, a meno che non si tratti di dimissioni per giusta causa dovute a gravi inadempienze del datore di lavoro (come il mancato pagamento degli stipendi). QUANTO DURA. Il sussidio verrà erogato per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate dal disoccupato negli ultimi 4 anni. Esempio: chi ha avuto un impiego stabile per tutto il quadriennio, riceverà l'assegno Naspi per un non più di 24 mesi. Dal 2017 in poi, la durata massima scenderà a 76 settimane, cioè a un anno e mezzo. Nella normativa sulla Naspi, però, c'è una disposizione che penalizza chi ha avuto in passato degli impieghi discontinui e saltuari. Nel calcolo della durata del sussidio, infatti, non si terrà conto dei periodi di lavoro precedenti, per i quali il dipendente ha già beneficiato dell'assegno di disoccupazione. Esempio: se nell'ultimo quadriennio un lavoratore è stato assunto ogni anno con un contratto precario di 7-8 mesi, quando verrà licenziato avrà diritto a un sussidio di soli 3-4 mesi. Per calcolare la durata dell'indennità, infatti, si terrà conto soltanto dell'ultimo periodo di lavoro, poiché le assunzioni precedenti hanno già portato al pagamento un assegno di disoccupazione negli anni scorsi. L'IMPORTO DELL'ASSEGNO. L'ammontare dell'indennità si calcola con un meccanismo un po' complicato. Prima bisogna prendere a riferimento la retribuzione media settimanale del dipendente degli ultimi 4 anni e moltiplicarla poi per un coefficiente fisso (pari a 4,33). Infine, se il risultato ottenuto è inferiore a 1.195 euro lordi, si calcolerà un quota del 75% che corrisponderà all'ammontare esatto dell'indennità Naspi. Se invece il risultato di cui sopra oltrepassa i 1.195 euro, per la parte di salario superiore a questa soglia l'indennità si ridurrà al 25%. In ogni caso, è previsto un tetto massimo di 1.300 euro per l'ammontare del sussidio. UN ESEMPIO CONCRETO: LAVORATORE CON REDDITI BASSI. Il sistema di calcolo della Naspi, insomma, è davvero un po' arzigogolato. Meglio chiarirsi le idee con qualche esempio   concreto. Si prenda il caso di un disoccupato che ha perso il posto dopo quattro anni ininterrotti di lavoro, con una retribuzione lorda annua di 9.600 euro nei primi due anni (104 settimane) e di   14.400 euro annui nel biennio successivo (altre 104 settimane). In questo caso, la somma degli stipendi degli ultimi 48 mesi è pari complessivamente a 48mila euro che, divisa per il numero   di settimane lavorate (208), corrisponde a una retribuzione media di 230 euro ogni 7 giorni. Quest'ultimo importo va moltiplicato per il coefficiente fisso di 4,33 e si ottiene così uno stipendio di riferimento di circa mille euro mensili, su cui si calcolerà poi una quota del 75%. Il risultato, cioè   750 euro mensili, corrisponde all'indennità di disoccupazione della Naspi. ALTRO ESEMPIO: LAVORATORE CON REDDITI MEDIO-ALTI. Prendiamo invece il caso di un lavoratore con stipendi un po' più alti, cioè pari al doppio di quelli del paragrafo precedente: 19.200 euro lordi annui per i primi due anni e 28.800 euro lordi annui nel biennio successivo. Per questo profilo di disoccupato, la retribuzione media settimanale calcolata con il procedimento sopra esposto sarà pari a 460 euro (il doppio di quella di prima). Moltiplicandola per il coefficiente di 4,33, si otterrà così un reddito mensile di riferimento pari a 2mila euro circa. Poiché questa cifra supera i 1.195 euro, l'ammontare dell'indennità verrà spezzato in due. Fino alla soglia di 1.195 euro mensili, si calcolerà il 75% che corrisponde a 896 euro circa. Sulla parte di retribuzione che supera i 1.195 euro (cioè 2mila-1.195 euro=805 euro) verrà calcolato invece soltanto il 25%, che corrisponde a 200 euro circa. L'ammontare finale dell'assegno Naspi, per questo profilo di disoccupato, sarà dunque pari alla somma di due componenti: gli 896 euro determinati con il primo passaggio, più altri 200 euro ottenuti con l'ultima operazione. Totale: 1.196 euro lordi. COME CHIEDERE L'INDENNITA'. La domanda del sussidio Naspi deve essere presentata   all'Inps, entro 68 giorni dalla data del licenziamento. Chi riceve l'indennità deve impegnarsi   a partecipare a iniziative di formazione e reinserimento professionale, proposte dai Centri per   l'Impiego. In caso di rifiuto, il disoccupato perde il diritto a ricevere sussidio. Un decreto del   ministero del Lavoro, che dovrebbe essere approvato entro l'estate, definirà tuttavia con maggiore   precisione i casi in cui può essere revocato il diritto a ricevere l'indennità della Naspi.

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