Economia 31 Marzo Mar 2015 1803 31 marzo 2015

Rcs: alleanze, patti e tradimenti

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La sede del Corriere della Sera in via Solferino a Milano I giochi al Corriere, al meno per quanto riguarda la governance sono fatti. Quello che rimane del salotto buono voterà il 23 aprile sulle liste (sono tre quelle depositate) per il rinnovo del Cda. E tutto fa pensare che il nuovo presidente sarà Maurizio Costa, che toglierà deleghe importanti all’attuale Ad Pietro Scott Jovane. Ancora in alto mare la scelta dei soci sul direttore, con Ferruccio De Bortoli che ha ritrovato in queste ore il suo principale sponsor (Giovanni Bazoli). Ecco come si stanno muovendo i signori di via Solferino.

Alberto Nagel ALBERTO NAGEL. Da mesi Mediobanca ripete che vuole cedere da tutte le partecipazioni non rilevanti. Ed entro giugno dovrebbe cedere anche il 9,9 per cento di Rcs. Eppure - novello Cuccia - è toccato proprio ad Alberto Nagel mettere i riottosi soci davanti allo stesso tavolo e trovare un armistizio. Quello che le cronache hanno già definito il "lodo Nagel" ha preso la forma di una lista unica per il Cda, dove il candidato  presidente Maurizio Costa (l'ex ad della Mondadori) avrà deleghe forti e in parte limiterà lo strapotere dell'Ad Pietro Scott Jovane, in questi anni troppo sensibile ai desiderata del primo azionista Fiat. Proprio questo compresso ha permesso a Nagel di raccogliere l'avallo dei torinese, di Intesa, Della Valle e di Pirelli. In totale il 38,5 per cento del capitale. Per "tranquillizzare la Consob" ed evitare l'obbligo di lanciare un'Opa, Mediobanca avrebbe anche spinto i suoi alleati a delegare tutta la gestione editoriale e finanziaria al Cda. Ma il suo stratagemma, secondo Repubblica, potrebbe cadere dopo che Giovanni Bazoli ha ammesso che toccherà ai grandi azionisti nominare il direttore del Corriere della Sera.

John Elkann JAKI ELKANN L'avvocato era l'uomo forte di Rcs, lui, con il 16,7 per cento, è anche il socio di maggioranza relativa con il 16,7 per cento. Ma a differenza del nonno Jaki Elkann non è riuscito a strappare il diritto a nominare il direttore del Corriere della Sera. Fino a qualche mese sembrava il padrone incontrastato di via Solferino. Aveva difeso l'amministratore Scott Jovane messo nel mirino dagli altri soci dopo la decisione di vendere la storica del Corriere, di chiudere testate storiche come il Mondo e Anna, mettere alla porta Ferruccio De Bortoli. Per non parlare del progetto di cedere per oltre un miliardo la divisione libri alla Mondadori ed evitare di chiedere ai soci un nuovo intervento per ricapitalizzare l'azienda. E sembrava fatta poi anche per la direzione, portando da Torino Mario Calabresi, mettendo le basi a quel polo dell'informazione del Nordovest (Stampa-Corriere-SecoloXIX) che tanto ha spaventato Della Valle. Poi qualcosa si è rotto. Il 30 marzo proprio Mario Calabresi ha comunicato: «Non sarò io il direttore del Corriere della Sera. Ho detto a John Elkann, che mi ha chiesto di rimanere alla Stampa, che sarei stato felice di continuare a lavorare in questa editrice dove siamo riusciti a far ritornare il bilancio in pareggio, dove siamo molto impegnati nell'operazione Stampa-Secolo e dove abbiamo un piano di sviluppo digitale che mi affascina moltissimo». Nelle scorse settimane poi ha dovuto accettare il "Lodo Nagel" e ridurre il peso del "suo" Ad Scott Jovane. Così adesso il presidente della Fiat fa il pontiere: «Abbiamo avuto una posizione molto chiara, per noi era importante che si arrivasse a una lista di qualità, omogenea e indipendente, condivisa dalla maggior parte dell'azionariato. Mediobanca ha fatto un buon lavoro». Quindi ha confermato che "sarà il Cda a nominare il direttore del Corriere", smentendo l'uscita di Bazoli.

Giovanni Bazoli GIOVANNI BAZOLI Del Corriere della Sera Giovanni Bazoli è il grande vecchio. Non soltanto perché nel 1984 pilotò l'operazione di salvataggio che portò sotto l'ombrello di Fiat e Mediobanca la testata che la P2 aveva "strappato" ai Rizzoli. O perché è stato il vero artefice del ritorno di Ferruccio De Bortoli a via Solferino. Il presidente del consiglio di sorveglianza di IntesaSanpaolo non ha gradito la guerra lanciata da Scott Jovane contro l'attuale direttore del Corriere e ancor meno la decisione di vendere la sede del giornale, la riduzione delle attività del gruppo e la proposta di cedere i libri al concorrente Mondadori. Come ha spiegato soltanto nelle scorse ore,«credo che servirà un nuovo piano industriale che definisca delle priorità, tra queste la v alorizzazione del Corriere della Sera che è uno dei business che va meglio in questa azienda». Intanto il banchiere ha già ottenuto una sua vittoria: cioè che il direttore del Corriere non venga scelto a Torino. «Abbiamo partecipato», ha svelato, «alla sottoscrizione di questa lista di maggioranza perché abbiamo avuto l'impegno degli altri a che la scelta del nuovo direttore del Corriere risponda a tre criteri precisi: una scelta di qualità, che assicuri indipendenza del quotidiano nella sua linea tradizionale». Qualcuno ha visto in queste parole un rilancio sul nome di De Bortoli o su quello del suo condirettore, Luciano Fontana. Altri l'esplicitazione di un patto parasociale, che potrebbe mettere in allarme la Consob.

Diego Della Valle DIEGO DELLA VALLE Negli anni ha definito Jaki Elkann "un ragazzino", Giovanni Bazoli "un arzillo vecchietto" e Pietro Scott Jovane "inadeguato". Tutto per difendere il suo investimento in Rcs, che dopo svariate svalutazioni ha portato Diego della Valle ha controllare meno del 6 per cento dell'editoriale. Complice la mediazione di Nagel, l'imprenditore marchigiano ha deciso di aderire al "listone" con gli ex nemici Fiat e Intesa. Pare che nelle ultime ore abbia stoppato la candidatura di Carlo Verdelli - grande innovatore in Conde Nast e in Gazzetta - alla poltrona di De Bortoli. Altri rumors dicono che sarebbe favorevole a far confluire la rosea in un gruppo internazionale che metta assieme altri grandi quotidiani sportivi come l'Equipe e Marca. Avrebbe avallato sia la scelta di Scott Jovane di guardare al settore delle scommesse sia la cessione dei libri a Mondadori.

Marco Tronchetti Provera MARCO TRONCHETTI PROVERA Per l'imprenditore un tempo deputato a succedere in fama e successi all'Avvocato, il Corriere è fondamentale. Lo dimostra anche l'appoggio avuto dal primo quotidiano nazionale per l'ingresso dei cinesi di ChemChina in Pirelli. Pare che negli ultimi tempi Marco Tronchetti Provera abbia lavorato in Rcs soprattutto come mediatore. Intanto il Cdr del Corriere si è messo di traverso contro l'ingresso in Cda del suo candidato, Gerardo Braggiotti, ai loro occhi reo per aver spinto l'azienda nell'operazione (disastrosa) Recoletos.

Urbano Cairo URBANO CAIRO Nelle ultime ore Urbano Cairo ha comunicato al mercato di essere salito a quota  4,616 per cento nel capitale di Rcs MediaGroup. In precedenza aveva dichiarato di essere in possesso del 3,669 del capitale dell'editrice. Il patron del Torino ha anche confermato di aver presentato una sua lista autonoma per il consiglio d'amministrazione, candidando Stefano Simontacchi, managing partner dello Studio Bonelli Erede Pappalardo, Marco Pompignoli, consigliere esecutivo di Cairo Communication, Stefania Petruccioli, responsabile investimenti in società di gestione di fondi di venture e growth capital. Come sindaci la scelta è caduta su Francesco Perrini, ordinario di economia e gestione delle imprese alla Bocconi, e sulla commercialista Beatrice Gallì come supplente. In teoria Cairo ha poche speranze di avere suoi rappresentanti in Cda. In pratica potrebbe raccogliere intorno altri soci minori, per diventare il rappresentante dei piccoli. Infatti potrebbe raggruppare attorno alla sua lista anche il voto della famiglia Rotelli (forte del 2,74 per cento del capitale) o trovare un accordo con la lista Assogestioni che è accredita del 15-16 per cento. A loro potrebbe aggiungersi l'8 per cento di Invesco oltre ai fondi che hanno almeno il 3,2% del capitale. Già in passato Diego Della Valle lo aveva "candidato" a guidare l'azienda per frenare lo strapotere Fiat. In tempi non sospetti si era lamentato che «l’azienda attualmente è gestita da un Cda e un management indicati da un patto di sindacato che non c’è più. Bisognerebbe tenerne conto, perché alcuni azionisti non devono contare più di altri, a meno che qualcuno non salga sopra il 30 per cento e lanci l’Opa». E pensare che qualcuno aveva malignato che dietro il pagamento di 13 miliardi da parte della Juventus per l'ex capitano del Torino, Angelo Ogbonna, c'era la volontà degli Elkann di avere un alleato in via Solferino.

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