Economia 1 Aprile Apr 2015 1737 01 aprile 2015

San Pietro apre i suoi cancelli al fisco

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Vaticano La locuzione “segretario bancario” non c’è nell’accordo firmato tra ministero delle Finanze e Santa Sede. Ma è prevista piena trasparenza sulle rendite finanziarie. Né è citato l’istituto di opere religiose tra le istituzioni sensibili o quelle ancora blindate. Quel che è certo che è, per motivi di natura fiscale, i nostri inquirenti potranno avere tutte le informazioni sugli italiani che mobilitano denaro attraverso le strutture vaticane. E la cosa vale per chi ha un conto allo Ior così come per i dipendenti dello Stato pontificio. A loro saranno garantite le agevolazioni previste dalla Volontary disclosure per il rientro dei capitali. Pier Carlo Padoan, firmando l’atto, ha spiegato che così si fa «un passo avanti importante, che prosegue sulla strada della trasparenza fiscale e rafforzerà il meccanismo della voluntary disclosure. L'Italia è il primo Paese con cui il Vaticano fa un accordo di questo genere». La sua controparte, monsignor Paul Richard Gallagher, “ministro degli esteri” della Santa Sede, ha spiegato che «la Convenzione in materia fiscale è destinata a segnare una tappa importante nella cooperazione tra Italia e Santa Sede, che conferma come queste realtà, accomunate dalla storia, sanno procedere insieme e sostenersi reciprocamente, conservando e rinsaldando vincoli peculiari e caratteristici, anche in un contesto internazionale sempre più articolato e globale».

Paul Richard Gallagher CONDIZIONI DI VANTAGGIO PER CHI “RIENTRA” Un anno fa il cardinale Christopher Pell fece molto scalpore quando disse che nei forzieri vaticani erano nascosti centinaia di milioni in fondi neri. Le autorità di Oltretevere presero subito le distanze. Anche se alcune stime ipotizzano che nell’ultimo decennio sia transitato almeno un miliardo per la Santa Sede. Dal Tesoro non commentano e fanno soltanto sapere che sperano di far rientrare con quest’accordo e con quelli stretti con Svizzera e Liechtenstein. Anche chi ha i soldi in vaticano potrà approfittare dei benefici della cosiddetta voluntary disclosure approvata a fine anno dal Parlamento italiano. Tra i benefit, la riduzione delle sanzioni amministrative per omessa compilazione del quadro RW di Unico, mentre sul fronte penale è prevista la non punibilità per i reati di dichiarazione infedele e omessa dichiarazione, nonché la pena ridotta per i reati di dichiarazione fraudolenta. LO SCAMBIO D’INFORMAZIONI FISCALI. Come già avvenuto con la Svizzera, Liechtenstein, Monaco, d’ora in poi non ci sarà nessun vincolo di segretezza relativo tra le autorità italiane e quelle vaticane in relazione a qualsiasi imposta e ogni attività bancaria. Monsignor Gallagher ha scritto sull’Osservatore romano: «Le disposizioni corrispondono allo standard internazionale più accreditato e recente, approvato dall'Ocse, e adottato dall'Italia nei recenti accordi con la Svizzera, con il Liechtenstein e con il Principato di Monaco». Soprattutto il monsignore segnala che «con tale accordo la Santa Sede comunicherà allo Stato italiano le informazioni verosimilmente rilevanti per l'amministrazione o l'applicazione del diritto interno, relativo alle imposte di qualsiasi natura o denominazione, senza possibilità di opporre in senso contrario alcun vincolo di segreto in materia finanziaria». Il sistema di scambio è unilaterale, «in funzione cioè del solo diritto fiscale italiano, considerato che la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano non hanno motivo di chiedere informazioni all'Italia, in assenza di un sistema tributario che possa giustificare la richiesta».

Imu ANCHE LA CHIESA PAGHERÀ L’IMU. Nonostante tanti piccoli interventi le autorità ecclesiastiche hanno sempre ottenuto forti sconti (se non sgravi totali) sulle imposte legate allo sfruttamento degli immobili di proprietà delle curie. Dopo l’accordo tra il ministero delle Finanze e la segreteria vaticana, e già dal 2014, anche gli istituti religiosi e dipendenti vaticani pagheranno le tasse sulle loro "rendite finanziarie" previste dalla legislazione italiana. Nessuna imposizione per gli immobili che sono stati riconosciuti dal governo italiano come extraterritoriali. Monsignor Gallagher ha spiegato all'Osservatore Romano. «Della Convenzione sono da apprezzare i riferimenti, brevi ma tecnicamente puntuali e opportuni, alle disposizioni del Trattato lateranense non solo confermato, ma anche portato a compimento in relazione al regime fiscale peculiare degli immobili situati nelle zone extraterritoriali, di cui la Convenzione ribadisce l'esenzione da ogni tributo che aveva costituito di recente oggetto di incertezze giurisprudenziali». DOVE IL FISCO POTRÀ METTERE IL NASO. Qual è il perimetro di azione della Convenzione fiscale tra Italia e Vaticano? Da Oltretevere fanno sapere che «riguarda il complesso universo degli Istituti di Vita Consacrata, delle Società di Vita Apostolica, nonché di tutti gli altri enti dotati di personalità giuridica canonica e che attendono ad opere di pietà, apostolato o carità, spirituale o temporale come previsto del canone 114 del Codice di diritto canonico». Questo per quanto riguarda le persone giuridiche. Per quelle fisiche si guarda a una «pluralità dei dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, nonché tutti i pensionati di queste Istituzioni, che ricevono presso l'Istituto per le Opere di Religione il pagamento delle rispettive retribuzioni o pensioni».

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