Economia 2 Aprile Apr 2015 1225 02 aprile 2015

Usa, i motori non carburano

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Il mercato americano dell'auto nel primo trimestre 2015 Marzo non è stato un mese entusiasmante per le case automobilistiche americane. Ford Motor e General Motors hanno visto calare le vendite (rispettivamente del 3,4 e del 2,4%), mentre Fca Us, la ex Chrysler Group e ora parte del gruppo Fca, ha fatto meglio, ma con un modesto +2% (per la società guidata da Sergio Marchionne negli Stati Uniti è stato comuque il miglior marzo dal 2007 e il sessantesimo mese consecutivo di aumenti delle immatricolazioni). Nonostante la battuta d’arresto di marzo, il quadro resta sostanzialmente positivo: il mercato americano nel primo trimestre ha visto salire le immatricolazioni del 5,6% e, secondo le stime di Autodata, continua a essere orientato a   chiudere l’anno con vendite complessive per 17,1 milioni di vetture, il dato migliore in un decennio. Ecco cosa bisogna sapere. FCA US A PASSO VELOCE DA 60 MESI. Partiamo intanto dai numeri. Come detto, tra le americane la migliore è stata Fca Us. Marzo “è stato un mese difficile, ma siamo comunque riusciti a registrare il sessantesimo mese consecutivo di crescita”, ha detto Reid Bigland, responsabile commerciale per gli Stati Uniti, sottolineando che “cinque anni di aumenti consecutivi mese su mese sono concreta evidenza del nostro impegno al miglioramento continuo e fonte di grande orgoglio per l’intera organizzazione”. Bigland ha ragione, di motivi per essere ottimisti ce ne sono. Per esempio, le vendite del brand Chrysler sono salite del 15%, il miglior marzo dal 2013 e il nono rialzo consecutivo, e quelle di Jeep sono salite del 23%, il miglior mese di sempre e il diciottesimo aumento di fila. Nonostante il passo più lento di Ram (+1%), Dodge (-24%) e Fiat (-5%), la casa automobilistica punta su un recupero nei prossimi mesi. DELUSIONE FORD E GENERAL MOTORS Molto meno soddisfacenti i risultati delle due principali rivali di Fca Us. Per Ford, che con un ribasso delle vendite del 3,4% ha comunque fatto meglio delle aspettative degli analisti (-5,8%), la delusione è arrivata soprattutto dalle vendite di auto, calate dell’11,6%, e di utilities, scese del 2,1%, mentre quelle di furgoni sono salite del 3,8%. La società appare comunque tranquilla: “La performance retail è stata sostenuta dai rialzi delle vendite di van e furgoni, con una buona accoglienza per le nuove F-150”, ha detto Erich Merkle, responsabile delle vendite americane, che si dice “particolarmente soddisfatto dal fatto che per le vendite retail è stato il miglior marzo in nove anni”. Gm invece, con un ribasso delle vendite del 2,4%, ha disatteso le previsioni, che erano per un aumento dello 0,5%. Per quanto riguarda i brand del gruppo, le immatricolazioni di Chevrolet sono scese del 3,2%, quelle di Cadillac sono calate del 6,8%, quelle di Gmc sono aumentate dell’1,3%, mentre quelle di Buick sono salite dello 0,5%. TOYOTA PUNTA AL SECONDO POSTO IN USA Meglio delle americane ha fatto la giapponese Toyota Motor che, in attesa di pubblicare a maggio i conti per l’ultimo anno fiscale (sono attesi numeri record), in marzo ha registrato un rialzo del 5% delle vendite americane. Toyota, che negli anni scorsi ha subito una dura battuta d’arresto a causa della maxi ondata di richiami resa necessaria da difetti dei veicoli, è ora tornata ad accelerare e punta a strappare a Ford Motor lo scettro di seconda maggiore casa automobilistica negli Stati Uniti (alle spalle di General Motors) per la prima volta dal 2009. Toyota si sta dimostrando in grado di cavalcare due tendenze, l’aumento della domanda di Suv e truck e il sempre verde interesse per le auto di lusso. Questo le ha consentito di catalizzare il 14,6% delle vendite americane di marzo, lo 0,6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. A VOLVO LA CINA NON BASTA Toyota non è del resto l’unica straniera che guarda al mercato americano, c’è anche Volvo. La casa automobilistica svedese, controllata dalla cinese Geely, ha in Cina il suo mercato principale (ha venduto un numero record di auto nel 2014, ovvero 466.000, con un aumento di quasi il 10% rispetto al 2013), seguono poi Svezia e Stati Uniti, dove però l’anno scorso si è chiuso con una flessione del 7,9%. Per recuperare terreno l’azienda europea prevede ora di aprire la sua prima fabbrica in America, con un investimento stimato di 500 milioni di dollari. Una cifra consistente, che conferma la voglia della società di rafforzarsi sul mercato americano e diventare un costruttore globale (ha già fabbriche in Europa e in Cina).

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