Economia 3 Aprile Apr 2015 1400 03 aprile 2015

Dividendi, la crisi c'è. Ma non per tutti

  • ...

Nonostante una congiuntura non ancora particolarmente favorevole, anche se ci sono timidi segnali di ripresa, le grandi compagnie europee sono sempre più generose nei   confronti dei loro azionisti. I payout, su base annuale, sono saliti al passo più rapido dalla crisi finanziaria, per larga parte grazie al contributo delle grandi banche. Secondo i calcoli di Markit, i dividendi regolari pagati dalle società incluse nell’indice Eurofirst 300 sono saliti a 187,3 miliardi di euro nel 2014, più del 10% in più rispetto ai 169 miliardi del 2013. Non è detto che il trend proseguirà con lo stesso passo: per l’anno in corso è atteso un aumento meno marcato, inferiore al 7%, a 200 miliardi di euro. Ecco cosa   bisogna sapere. UNA SCELTA PER RASSICURARE GLI INVESTITORI L’aumento dei dividendi, superiore a quello dei profitti nello stesso periodo, dovrebbe contribuire ad allentare le preoccupazioni degli investitori, che temono che una regolamentazione più severa imposta agli istituti finanziari possa rendere le banche un investimento meno attraente. E proprio per questo le banche si dimostrano molto generose: la spagnola Banco Santander l’anno scorso ha staccato le cedole più alte, per un totale di 7,72 miliardi di dollari, superando il colosso svizzero dei consumi Nestlé, seconda con 6,62 miliardi di dollari. Nel 2014 le banche europee hanno catalizzato il 16% dei divididendi complessivamente pagati, contro il 13,5% del 2013 e la percentuale più alta dal 2010. BENE UTILITY E TELECOMUNICAZIONI In Europa il payout ratio medio, ovvero il rapporto fra dividendi distribuiti e utili netti d’esercizio, nel 2014 si è attestato al 53%, 9 punti percentuali in più rispetto al 44% del   2010. Più della metà delle società dell’indice Eurofirst 300 hanno aumentato il rapporto l’anno scorso, mentre solo un quarto l’ha ridotto (tra queste il produttore di auto francese Renault). A livello settoriale, le utility (acqua, luce e gas) sono il comparto con un payout ratio più alto, attorno al 73%, un valore comunque in calo rispetto all’85% del 2013.   Secondo gli analisti di Markit, il ribasso è dovuto al fatto che nel 2014 la francese Veolia, attiva appunto nei serivizi pubblici, non ha replicato l’enorme cedola staccata l’anno   precedente. Subito a seguire c’è il comparto delle telecomunicazioni, con un payout ratio del 65%. ANCHE LE BANCHE AMERICANE NON SONO DA MENO Al di là dell’oceano le cose non vanno molto diversamente e anche i gruppi americani hanno cercato di fare sorridere i propri investitori, appunto aumentando i dividendi.   Nel 2014 i payout complessivi sono aumentati del 12% rispetto all’anno precedente e saliranno di un ulteriore 9% nel 2015. Va comunque detto che, anche se le banche   americane sono in salute generalmente migliore delle controparti europee, sono comunque meno generose: i dividendi versati delle banche europee sono saliti del 32%   l’anno scorso, mentre quelli pagati dagli istituti statunitensi sono aumentati del 17%. Inoltre, le banche americane hanno catalizzato il 6% dei dividendi complessivi. CON STRESS TEST SONO EMERSE LACUNE Il mese scorso i piani di distribuzione del capitale delle banche che operano negli Stati Uniti sono stati passati al vaglio dalla Federal Reserve, nell’ambito degli stress test   annuali. Il risultato è noto: bocciate le divisioni statunitensi di Deutsche Bank e di   Banco Santander (quest’ultima per il secondo anno consecutivo), colpevoli di “ampie e   sostanziali debolezze” nei loro piani di capitale. Anche le banche statunitensi sono uscite con più di un livido. Bank of America ha ottenuto un’approvazione “condizionata” alla   riformulazione del piano di remunerazione degli azionisti entro la fine del terzo trimestre. E JP Morgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno strappato la promozione per   il rotto della cuffia, dopo avere ridimensionato in extremis i loro piani per ottenere la sufficienza.

Correlati

Potresti esserti perso