Economia 3 Aprile Apr 2015 1010 03 aprile 2015

Google, l'Antitrust stringe i tempi

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Dopo quasi cinque anni di indagini, la scure della Ue starebbe per abbattersi su Google, perché dall'alto della sua posizione dominante fa di tutto per ostacolare la strada ai motori di ricerca concorrenti. Secondo il Wall Street Journal, la commissaria alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, si sta preparando ad aprire un'azione 'formale' nelle prossime settimane, chiudendo la fase delle indagini e quindi la possibilità di risolvere tutto con la procedura 'Articolo 9', che consente un accordo con la Commissione sulla base di impegni scritti. La commissaria starebbe invece pensando di procedere con l' 'Articolo 7', cioè la procedura antitrust vera e propria, e starebbe preparando lo 'Statement of Objections', che formalizza l'accusa di 'abuso di posizione dominante', una delle violazioni più gravi delle norme europee sulla concorrenza, che è costata a Microsoft una maximulta da 800 milioni di euro e ad Intel 1,2 miliardi. Con l'avvio della procedura 'Articolo 7' Google potrebbe comunque giungere ad un accordo, evitando di incorrere in una multa fino al 10% del suo fatturato annuale ma, a differenza di prima, non avrà margine di manovra nel negoziato e se non si adeguerà in fretta alle richieste della Commissione scatterà la tagliola. Secondo il quotidiano Usa, la Commissione ha contattato i concorrenti di Google che hanno presentato i ricorsi (tra cui 'Fairsearch', il gruppo di 17 operatori di cui fanno parte anche Microsoft, Oracle, Nokia, Expedia e TripAdvisor) chiedendo loro il permesso di pubblicare alcune delle informazioni che avevano fornito in modo confidenziale. Una prova che Bruxelles si starebbe preparando all'annuncio. Il portavoce della Vestager non commenta perché "l'indagine è in corso", spiega. La mossa Ue chiuderebbe così un'indagine cominciata nel novembre 2010, ed andata avanti con numerosi 'stop and go'. Il precedente commissario all'antitrust, Joaquin Almunia, ha più volte accettato sia i rimedi proposti da Google per rimediare ai dubbi Ue, sia i ricorsi dei concorrenti che preferirebbero un finale con una multa piuttosto che un accordo che metterebbe a tacere anche loro una volta per tutte. I dubbi principali della Ue e dei concorrenti riguardano i risultati delle ricerche che privilegiano i prodotti Google mettendoli sempre in cima o rendendoli più visibili degli altri, gli accordi con la pubblicità a scapito di altre piattaforme e il sistema operativo Android, con cui l'azienda cerca di piazzare sugli smartphone i suoi prodotti. Sul caso pesa anche l'aspetto 'politico', tanto che a marzo il Parlamento Ue ha approvato una relazione in cui accusava la Commissione di non aver ottenuto "risultati tangibili nell'affrontare la principale preoccupazione inerente alla concorrenza, ossia il trattamento preferenziale da parte di Google dei propri servizi".

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