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MUM AT WORK 4 Aprile Apr 2015 0645 04 aprile 2015

Più lavoro per le donne: così si risolleva l'Italia

Il divario con gli uomini non è solo una questione sociale. Costa al nostro Paese 7 punti di Pil. 

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Il lavoro diminuisce, ma solo per le donne. Lo dicono gli ultimi dati Istat di febbraio 2015. Se la disoccupazione è risalita al 12,7%, il peggioramento è quasi del tutto dovuto al calo del lavoro femminile. Sui 44 mila posti di lavoro persi 42 mila erano “rosa”.
Insomma, se gli uomini sono “stabilmente” disoccupati (11,7%), le donne continuano a perdere terreno e il loro tasso di disoccupazione cresce fino al 14,1%. I dati ci dicono che in Italia ha un lavoro solo il 46,6% delle donne. Meno di una ogni due. E il nostro si conferma uno dei Paesi con meno donne al lavoro in Europa.
LA FORBICE SI ALLARGA COL TEMPO. Come ricorda il dossier Openpolis Gender Equality «in tutti i Paesi Ue a parità di impiego le donne ricevono un salario inferiore. In Italia le donne non riescono a coniugare famiglia e lavoro e su questo gli esempio positivi non mancano: le donne con tre o più bambini in Danimarca lavorano di più delle donne con un bambino in Italia (77% versus 57,8%)».
Le statistiche raccontano una realtà molto difficile per le ragazze, per le professioniste e per le mamme. Secondo un recentissimo studio di Save the Children di febbraio 2015 «il divario dell’occupazione comincia a crescere già dal momento in cui si crea una coppia (in media 15 punti percentuali di differenza) e tende ad aumentare in maniera molto sensibile con la nascita dei figli: attorno al 25% per il primo e fino al 50% per i successivi».
E qui sarebbe fondamentale una politica a sostegno delle mamme che lavorano.
IN GIOCO C'È IL BENESSERE DEL PAESE. Qualcosa si è cercato di fare anche nel Jobs Act. Ma dopo gli annunci e l’approvazione in Consiglio dei ministri lo scorso 20 febbraio, il decreto conciliazione vita-lavoro (del quale abbiamo già parlato su Mum at work) pare si sia arenato. Cesare Damiano, il presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha dichiarato alla stampa che le carte sarebbero «scomparse dai radar».
La questione dell’occupazione e della retribuzione delle donne non è solo una questione di genere, di equità e di giustizia sociale. Il lavoro delle donne è la chiave per “stare meglio”, è il modo giusto per far ripartire il Paese. Non lo afferma un manipolo di “vecchie femministe” ma la Banca d’Italia.
Per far risalire il Pil, bisogna far lavorare le donne. Secondo lo studio, se l’Italia riuscisse a raggiungere l’obiettivo fissato dal Trattato di Lisbona (un’occupazione femminile al 60%), il nostro Prodotto interno lordo aumenterebbe del 7%. Insomma, la vita del Paese cambierebbe, non solo quella delle donne. Anche per i figli e i mariti. Per tutti.

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