MANOVRA 6 Aprile Apr 2015 2322 06 aprile 2015

Def, le misure e i tagli per evitare l'aumento dell'Iva

Se scatta l'aumento, pagheremo 54 miliardi di tasse in più. Per evitarlo, Renzi vuole tagliare 10 miliardi di spesa pubblica. Ma i sindaci sono già in rivolta.

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Matteo Renzi.

I commercianti dicono che se scatterà la clausola di salvaguardia inserita nell'ultima manovra economica gli italiani riceveranno in regalo 54 miliardi in più di tasse in un triennio. L'obiettivo dell'esecutivo che il 7 aprile darà il via libera al nuovo quadro economico definito dal Def, il documento di programmazione economica e finanziaria, quindi è evitare l'emergenza. Ma i saldi devono rimanere invariati. E quindi, per non fare scattare l'aumento dell'Iva che colpirebbe tutti gli italiani, il governo ha due strade: risparmiare di più tagliando o spendendo meno o sostituire l'aumento con altre tasse.
Per sterilizzare le clausole di salvaguardia che valgono 16,8 miliardi di euro solo per il 2016, il governo pensa ad almeno 10 miliardi di nuovi tagli alla spesa pubblica. La crescita, infatti, è appena più sostenuta del previsto, a +0,7% invece di +0,6%. Il deficit resta comunque al 2,6% del Pil quest'anno e leggermente sopra l'1,8% nel 2016 per avere più margini di manovra.
RINVIATO IL PIATTO FORTE. La riunione del Consiglio dei ministri del 7 darà intanto il via libera al Def, lasciandosi invece qualche giorno in più, fino a venerdì, per definire il piano nazionale di riforme, allegato al documento.
Il 'piatto forte' sarà appunto il piano per evitare l'aumento di Iva e accise che rappresenterebbe, secondo Confcommercio, 54 miliardi di tasse in più in 3 anni, 13 nel solo 2016, e costerebbe, secondo i consumatori, fino a 842 euro a regime a famiglia. Un 'salasso', che stroncherebbe gli sforzi di rilancio dell'economia, con un impatto depressivo calcolato dal Mef in una perdita di Pil a fine periodo (2016-2018) pari a 0,7 punti percentuali.

Spending review sui ministeri o tagli ai comuni?

Nuove tasse, ha assicurato Matteo Renzi, non ce ne saranno, l'Iva non aumenterà e, anzi, «se ci saranno ulteriori risorse la priorità sarà per le famiglie e per rendere stabili gli incentivi alle imprese per assumere». Il premier, secondo i bene informati, starebbe accarezzando l'idea di destinare fondi freschi in particolare in favore delle fasce più povere, quegli 'incapienti' che sono rimasti esclusi dal bonus degli 80 euro.
Di sicuro, avverte intanto anche Francesco Boccia, minoranza Pd e presidente della commissione Bilancio, bisogna evitare operazioni di 'maquillage' che spostano in là il problema, come ad esempio limitarsi a rinviare gli aumenti al 2017, senza fare tagli veri, a partire da municipalizzate e spese di grandi ministeri «che non hanno fatto cura dimagrante».
UNA NUOVA SPENDING REVIEW. E il contributo principale dovrebbe arrivare appunto dalla spending review che si concentrerà, ha annunciato il nuovo responsabile Yoram Gutgeld, sulla riduzione dei costi della macchina pubblica. Il Codacons suggerisce di partire dai 500 enti inutili che da soli costano come una manovra, 10 miliardi l'anno. Le forbici dei nuovi commissari (con Gutgeld anche Roberto Perotti) dovrebbero puntare a sforbiciare uffici territoriali (tutti in un unico palazzo), corpi di polizia (a partire dall'accorpamento della Forestale), centrali uniche di acquisto e partecipate locali, tutte misure già previste dalla legge di stabilità e dalla delega P.a. che vanno implementate. Ma ci saranno anche controlli più stringenti sulle prestazioni sociali a partire dagli assegni di invalidità e accelerazione dei costi standard, con le spese dei Comuni che dovranno essere tutte messe online.
L'ALLARME ROSSO DEI SINDACI. Proprio i sindaci, già alle prese con la gestione dei 2,2 miliardi di minori risorse previste per quest'anno, sono i primi a lanciare l'allarme sulla impossibilità di reggere altri tagli. Intanto giovedì 9 aprile ci sarà, ha ricordato il presidente Anci Piero Fassino, una riunione delle città metropolitane per valutare il da farsi, mentre un altolà arriva anche sulla local tax, che il governo dovrebbe inserire nel Programma nazionale di riforma e che, chiedono i primi cittadini, non deve essere penalizzante per i Comuni.
«Penso si debbano attentamente riconsiderare» i tagli, ha dichiarato Fassino, «perché in 6 anni ci sono stati chiesti più di 17 miliardi di euro come contributo al risanamento dei conti pubblici. Si chiede alle città metropolitane un onere eccessivo». E, ha aggiunto il sindaco di Torino, si tratta di «un sacrificio molto più grande di quello che è stato chiesto ad altre amministrazioni pubbliche». «Noi», ha spiegato Fassino, «vorremmo si facesse finalmente un' operazione equa e si chiedesse alle amministrazioni dello Stato molto più di quanto è stato chiesto fin qui». «Valuteremo quali siano le proposte che possiamo avanzare al governo», ha concluso, «sapendo che noi non ci sottraiamo alla responsabilità di concorrere a un risanamento dei conti pubblici, ma bisogna farlo con equità e misura, cosa che fin qui è mancata».

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