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TIVÙ 6 Aprile Apr 2015 1712 06 aprile 2015

Rai, Mentana: «Questa non è una riforma»

Il giornalista di La7 sul blog di Grillo: «Serve solo per cambiare il meccanismo del cda».

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Enrico Mentana.

Non è una riforma della Rai. Enrico Mentana, direttore del tg La7, dice la sua sul progetto del governo sulla tivù pubblica. E lo fa con una lunga intervista sul blog di Beppe Grillo. Il disegno di legge varato dal governo «non è una riforma della Rai», piuttosto è «una riforma del meccanismo di elezione del consiglio di amministrazione della Rai e del vertice operativo», «è un pannicello che viene messo perché sta per scadere l'attuale consiglio di amministrazione», ha dichiarato, critico, Mentana. «Così», ha spiegato il giornalista, «non si riforma e non si ottiene davvero quel grado di separazione che bisogna instaurare tra la politica a livello esecutivo e a livello legislativo e la Rai servizio pubblico radiotelevisivo».
«DISCUTERNE IN PARLAMENTO». Mentana ha commentato anche la proposta presentata dal Movimento cinque stelle: «Penso che ci sia ancora un senso di indeterminatezza» e, più in generale, sottolinea che a suo giudizio una riforma della Rai «può essere soltanto il prodotto di una discussione aperta in parlamento, nelle aule della Camera e del Senato su cosa deve essere il servizio pubblico. Ci deve essere ancora un telecomando con i primi 7 posti decisi tre Rai, tre Mediaset, uno La7 e un monopolista della televisione satellitare, cioè Sky? O questo è un quadro che può cambiare? Poi la Rai deve restare pubblica? Tutta pubblica? In parte pubblica? E nel caso come la si mette sul mercato?».
TIVÙ PUBBLICA, MISSION PRECISA. Una volta «fatte le scelte di fondo», «si può decidere cosa fare della Rai», che per Mentana comunque «non può più essere quello che è stata: intanto per tutti questi anni si è proclamata e sbandierata una centralità della Rai in contrapposizione a Berlusconi e cioè a Mediaset, non aveva senso allora, non avrebbe senso adesso, non perché Berlusconi non abbia molto controllato Mediaset, lo dice lealmente uno che ha lavorato a Mediaset e sa che ha potuto essere libero, a prezzo che qualcun altro magari non lo fosse, ma perché in generale non si può pensare a un servizio pubblico radiotelevisivo in relazione con altri soggetti».
La tivù pubblica deve, invece, «avere una sua mission precisa, che può essere soltanto la scelta di un parlamento e di un governo coerenti che poi nel momento in cui fanno l'atto iniziale devono sapere dire: ora vai con le tue gambe, ti diamo un comitato di saggi che deciderà volta per volta chi saranno tuoi dirigenti, ma noi non toccheremo più nulla, neanche una molecola, un ingranaggio».

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