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PROFILO 8 Aprile Apr 2015 0924 08 aprile 2015

Martin Angioni, il manager silurato da Amazon

Country manager di Amazon in Italia, è stato licenziato per una intervista-gaffe. Sangue blu, modi bruschi, un passato da alunno di Fornero: ritratto del dirigente.

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Martin Angioni nelle immagini trasmesse da Presa Diretta.

E sì che le origini sono nobili. Sua madre è una rappresentante della casata tedesca degli Zu Stolberg e suo padre un colonnello cagliaritano, vero cavaliere, vincitore della medaglia d'oro nell'equitazione alle Olimpiadi di Tokyo del '64.
Nell'intervista che gli è costata il posto di presidente di Amazon Italia, il sangue blu che scorre nelle vene di Martin Angioni, però, non s'è visto.
La sghignazzata con cui ha sbottato in faccia al giornalista di Presa diretta, l'intercalare romanesco «ahò», e le questioni fiscali che «sono cazzi» dell'Unione europea potevano invece far intuire che è nato a Roma, 47 anni fa.
RISATE E GESTO DELL'OMBRELLO. «Amazon ha una struttura stabile in Italia?», chiedeva il cronista nella puntata andata in onda il 29 marzo, riferendosi alle indagini fiscali avviate dall'Unione europea sulla multinazionale americana con sede in Lussemburgo. Risposta: «Ma che domanda è?». E giù di risate.
La guardia di finanza negli uffici di Amazon? «Sono stati tre anni a romperci i coglioni e non hanno trovato niente, sono tornati a casetta e non ci hanno fatto niente, ahò», diceva Angioni. «A me hanno preso il computer lo hanno scansionato da cima a fondo, sti cazzi, scansionate, poi fate le trasmissioni, fate le domande...». E via col gesto dell'ombrello.
UN'INTERVISTA CHE VALE LA POLTRONA. Poco più di un minuto di immagini, una reputazione in frantumi e una poltrona persa. Il 7 aprile Angioni ha firmato una replica sul Corriere della Sera, ufficializzando il suo allontanamento: «Non è stata mandata in onda, neppure parzialmente, l'intervista registrata alla Camera dei deputati nel mese di febbraio dalla troupe di Rai3, bensì unicamente alcuni fuori onda registrati di nascosto, senza che né il sottoscritto né i due addetti alle relazioni esterne di Amazon ne fossero a conoscenza». Firmato: ex presidente di Amazon Italia.

Alunno di Fornero: cinque anni in Mondadori, poi la chiamata di Amazon

Angioni e il gesto dell'ombrello in un frame del video Presa Diretta.

Amazon aveva scelto Angioni come country manager nel febbraio 2011. Obiettivo: fare breccia in uno dei mercati più difficili per il business e il core business della società, e-commerce e libri, in un Paese che compra poco online e legge ancora meno.
Per Angioni un trasloco dalla sede di Segrate della Mondadori Electa, la divisione del gruppo Mondadori dedicata ai libri d'arte di cui è stato amministratore delegato per cinque anni, a Parigi, perché in Italia ancora non c'era una sede. Nel curriculum del nuovo presidente c'erano già esperienze di management internazionale, studi in economia a Torino, dove, ricordano tutte le biografie, è stato alunno anche di Elsa Fornero. E poi esperienze nella banca d'affari JpMorgan a New York e Londra.
UN PROFILO RAFFINATO. Nelle sue prime interviste da Bezos all'italiana, Angioni si presentava con un profilo raffinato, ma deciso. Economista amante dell'arte - si è laureato con una tesi sulla gestione dei musei -, giornalista culturale occasionale e figlio di librai, perché nel capoluogo piemontese la madre era proprietaria della libreria Duretto.
Uno che da ragazzo andava a farsi rilegare le cinquecentine dagli artigiani torinesi. E che da adulto era capace di rispondere con la biografia alle critiche lacrimose dei librai italiani contro il colosso della distribuzione a stelle e strisce.
Fin dal suo approdo alla guida della divisione italiana di Amazon, ha premuto sull'acceleratore: subito l'elettronica di consumo online e dopo appena un anno il lancio del Kindle. Il suo attivismo, noto fin dai tempi di Mondadori, potrebbe aver anche influito su alcune scelte della compagnia: a giugno 2013 Amazon ha aperto a Cagliari il primo centro assistenza clienti, destinato nel giro di cinque anni a ospitare 500 dipendenti.
GIRO D'AFFARI RADDOPPIATO. A maggio 2014, invece, è diventato pienamente operativo il nuovo centro di distribuzione di Castel San Giovanni in provincia di Piacenza: 70 mila metri quadrati dove entro il 2017 saranno impiegati circa un migliaio di lavoratori a gestire consegne nazionali e internazionali.
E infine a novembre 2014 è arrivato l'accordo con Poste italiane per la distribuzione dei pacchi Amazon in 10 mila uffici postali. Nei tre anni in cui Angioni è stato al timone del ramo italiano, nel nostro Paese il giro d'affari dell'e-commerce è raddoppiato. Tuttavia è difficile capire quanto Amazon abbia guadagnato, visto che alla faccia della trasparenza la società non fornisce numeri sui singoli Paesi.
Intanto Angioni andava ripetendo a ogni occasione il suo verbo: Amazon non uccide le librerie, anzi. E non ha mai rinunciato alle punzecchiature. Al giornalista della Stampa che gli chiedeva se il mondo dell'editoria fosse capace di innovare, rispondeva: «Diciamo che è un mondo che ha avuto una vita semplice finora. Adesso è decisivo rendere la vita più facile al cliente».
LE FRECCIATE AGLI EDITORI. Il detto dice «piemontese falso e cortese». E Angioni non lo è mai stato. Nel maggio 2012, durante un'intervista in occasione del Salone del libro, Simonetta Fiori di Repubblica lo descriveva come un uomo dalle «maniere franche» che fanno «sobbalzare l'addetta stampa». Allora se la prendeva, con franchezza appunto, con gli editori: «Cosa hanno fatto negli ultimi trent'anni per allargare il mercato dei lettori?», diceva, «Assolutamente nulla».
A telecamera spenta, o meglio ritenuta tale, le maniere franche sono diventate verità e tracotanza. Quel breve frammento della sua intervista rubata mostra un manager che sghignazza spiegando come le regole di un Paese Ue permettano alla sua società di fare guadagni pagando pochissime tasse alle spalle di milioni di contribuenti. Regole che gli permettono anche di irridere le domande dei giornalisti.
A pensare come è andata a finire, Angioni potrebbe definirla una trappola. Ma come si dice in questi casi, lo sventurato rispose. La prossima volta riderà di meno e, forse, dirà qualche bugia in più.

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