Economia 9 Aprile Apr 2015 0933 09 aprile 2015

Silicon Valley scommette sulla natura

  • ...

La Silicon Valley torna alla terra. Le nuove tecnologie che promettono di cambiare il modo in cui i prodotti agricoli sono piantati, fatti crescere, trasportati e venduti sono per ora una nicchia di investimento per le società di venture capital, ma potranno in futuro diventare un mercato interessante. L’espansione è del resto già evidente: stando ai dati di Dow Jones VentureSource, nel 2014 gli investimenti nelle tecnologie agricole sono balzati del 54% a 486 milioni di dollari. Anche se i capitali investiti in quest’area sono ancora molto inferiori a quello che girano tra i gruppi che seguono internet, chi di affari ci capisce parla di un futuro molto promettente. Ecco cosa bisogna sapere.

Bayer ANCHE LE GRANDI CI PENSANO A dimostrazione che non si tratta di una nicchia ad appannaggio di poche piccole startup, basta pensare al fatto che anche i colossi dell’agroalimentare hanno lanciato proprie iniziative di venture capital e che i grandi gestori degli investimenti hanno avviato raccolto fondi destinati alle tecnologie agricole. La private equity newyorkese Paine & Partners ha rastrellato per esempio 893 milioni di dollari in gennaio per scommettere, come ha spiegato l’amministratore delegato Kevin Schwartz, sulla sicurezza alimentare e su modi innovativi per aumentare la produzione. O ancora, il produttore di sementi biotech Monsanto e il colosso farmaceutico Bayer sono tra le società che di recente hanno avviato o ampliato le divisioni investimenti dedicate a nuove venture agricole: la prima aveva lanciato già nel 2012 Monsanto Growth Ventures e in seguito ha rilevato per 930 milioni di dollari Climate Corp per lanciarsi nel campo dei servizi agricoli, mentre Bayer ha inaugurato un fondo da 150 milioni di dollari in collaborazione con le società di investimento Finistere Ventures e Avac.

Agricoltura UN MODO PER CORTEGGIARE GLI INVESTITORI L’idea di fondo è spiegata da Steve Padgette, direttore della strategia di investimento in ricerca e sviluppo di Monsanto. «Vogliamo essere un passo più vicini agli investitori, un   passo più vicini agli scienziati», ha detto. La sua non è una posizione isolata. Syngenta, rivale di Monsanto, ha una divisione venture che a febbraio ha raccolto fondi per 7,3 milioni di dollari per AgriMetis, startup che si occupa di sintetizzare molecole che le piante producono naturalmente per difendersi dai parassiti. Un altro esempio è quello di The Andersons, società dell’Ohio con un fatturato annuale di 4,5 miliardi di dollari: a gennaio ha lanciato un nuovo fondo venture per raccogliere fino a 5 milioni di dollari per sviluppare idee innovative nel campo di fertilizzanti, sicurezza alimentare e metodi per piantare i semi guidati dal computer. «Puntiamo sulle idee, non sulla smania di ottenere un rapido ritorno», hanno detto i vertici della società. COSA PIACE A CHI CI METTE DENARO A sostenere gli investimenti è una combinazione di vari fattori: le tecnologie wireless non sono molto costose, il margine per migliorare i modi per raccogliere dati e monitorare i raccolti è ampio e la domanda di prodotti è in continua crescita, complice il fatto che la popolazione mondiale continua ad aumentare. Gioca un ruolo importante anche il fatto che i consumatori sono sempre più attenti a quello che arriva nei loro piatti, cosa che incoraggia chi vende a prestare maggiore attenzione alla catena produttiva. «L’agricoltura è la nuova frontiera per numerose tecnologie molto differenti tra loro», ha detto Roger Royse, avvocato della Silicon Valley che segue le startup del settore agricolo. QUALI SONO GLI INVESTIMENTI PIÙ INTERESSANTI Sono fondamentalmente cinque le aree chiave su cui si stanno buttando i fondi di venture capital. Il primo è quello della cosiddetta “precision agriculture”, ovvero le tecnologie per raccogliere, analizzare e utilizzare nei processi decisionali dati sempre più accurati su costi, velocità e quantità di produzione e domanda del mercato. Un altro ambito è quello delle tecnologie per “indoor farming”, coltivazioni al chiuso: la terra disponibile per le coltivazioni negli Stati Uniti è in quantità finita, dunque è interessante trovare modi per   “replicare” condizioni atmosferiche esterne al chiuso. C’è poi il settore della sicurezza alimentare, salito alla ribalta a partire dagli anni Duemila, complice appunto la maggiore consapevolezza dei consumatori e l’ondata di richiami di cibi che a inizio secolo (in quest’ambito tra i leader ci sono Icix North America, Invisible Sentinel e RapidBio   Systems). Va di pari passo anche il settore dei “prodotti alternativi”, che si rivolge a chi mette particolare attenzione a come la terra e le risorse sono consumate durante il   processo produttivo. Infine c’è il campo della robotica, che punta a sviluppare tecnologie in grado di automatizzare sempre più il processo produttivo: Harvest Automation sta   lavorando per esempio a robot in grado di sostituire le persone durante semina e raccolto.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso