Economia 9 Aprile Apr 2015 1737 09 aprile 2015

Tronchetti: ChemChina stabilizza l'italianità

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Marco Tronchetti Provera «L'ingresso dei cinesi è un ulteriore riconoscimento dell'italianità» di Pirelli, che fin dall'investimento dei primi fondi stranieri negli anni passati aveva già avuto "una storia di riconoscimento del valore dell'italianità", dice Marco Tronchetti Provera, in audizione presso la Commissione Industria del Senato. Un «riconoscimento dell'Italianità» che con ChemChina "trova una sua affermazione attraverso gli istituti statutari": Pirelli diventa così, sottolinea Tronchetti Provera, «l'unica società in Italia che avrà nel suo statuto l'impossibiltà di spostare la sede uscendo dall'Italia o di cedere tecnologia se non con il voto del 90% degli azionisti. Abbiamo stabilizzato in modo straordinario l'italianità dell'azienda». Con il progetto ChemChina non ci sarà «nessun problema occupazione" in Pirelli: anche se le garanzie per l'occupazione ci saranno "tutte se faremo bene, in qualunque Paese. Nessuna se faremo male, in nessun Paese». Tronchetti ha sottolineato più volte che anche le garanzie di italianità sono ancorate anche a quanto riuscirà a fare bene ed a costruire ancora il management: "la nostra protezione siamo noi", dice; e gli stessi dipendenti hanno "l'opportunità di essere autori del proprio futuro"; anche perché con le garanzie introdotte nello statuto sarà difficile "riuscire a coalizzare il 90% per distruggere una cosa che va bene». TRONCHETTI GARANTISCE: FINO A QUANDO CI SONO DECIDO IO. Il presidente e a.d di Pirelli sottolinea ancora: «Fin quando ci sarò io tutte le scelte saranno mie", anche perché gli accordi prevedono che il Cda "non può rifiutare proposte del management se non sono evidentemente in danno dell'azienda. Ho il diritto per 5 anni di nominare il mio successore ("sono un signore di una certa età e cinque anni sono molto lunghi», scherza) e se viene nominato al quarto anno il mandato sarà per altri tre: quindi c'è una garanzia per sette anni, poi il management dovrà costruirsi il suo futuro. E c'è un piccolo trucco, degli otto consiglieri cinesi l'ottavo sono io". «Quando sono arrivato Pirelli andava molto male, era morta, e le banche non volevano finanziarla", dice ancora Tronchetti Provera, sottolineando "l'impegno messo" ed il valore «del team di persone» che lo hanno affiancato; i riconoscimenti sono arrivati soprattutto dagli investitori esteri, rimarca: "Mi hanno voluto i russi, mi hanno voluto i cinesi; anche se alcuni italiani avrebbero voluto che lasciassi il proscenio». Ora Pirelli guarda avanti con un progetto che garantisce "azionisti solidi, importanti per il futuro", ed accordi fatti per "restare insieme". Resta il rischio teorico di una offerta ostile sul mercato di altri pretendenti: "La mia più grande sconfitta sarebbe che Pirelli subisse una Opa, così si possono guadagnare molti soldi ma sarebbe la sconfitta della mia vita», sottolinea.

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