Economia 10 Aprile Apr 2015 1157 10 aprile 2015

Antitrust, non passa lo straniero

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Commissione europea I colossi tecnologici americani continuano a crescere, si rafforzano e aumentano il proprio potere sul piano internazionale, anche attraverso una serie di acquisizioni e accordi di vario genere. Questo fa paura alle autorità europee, che hanno deciso di alzare il tiro nei confronti di società come Facebook, Apple e Google. Storicamente scontri tra aziende straniere e autorità europee ce ne sono sempre stati, ma l’intensificarsi delle indagini dimostra la crescente preoccupazione per il rafforzamento dei colossi della Silicon Valley. Uno dei timori è che questi ultimi non si attengano alle regole locali e che rappresentino un rischio in termini concorrenziali. Poi ci sono anche le indagini fiscali, in cui sono state citate per esempio Apple e Amazon. Ecco cosa bisogna sapere.

Facebook Italy
FACEBOOK E IL PROBLEMA DELLA PRIVACY. Il nuovo corso si inserisce nel solco di battaglie iniziate oltre un decennio fa e culminate con le multe per 1,7 miliardi di euro che Microsoft ha dovuto versare nel 2012. Le antitrust di Francia, Spagna e Italia nelle ultime settimane si sono unite alle autorità che stanno passando al vaglio la politica di Facebook sulla privacy e sulla gestione delle   informazioni private di oltre 300 milioni di utenti in Europa. La nuova battaglia affonda le radici in polemiche che vanno avanti da tempo: Francia e Germania premono per una   più stringente regolamentazione per le grandi società di internet.

Apple sta progettando lo space APPLE SOTTO I RIFLETTORI PER LO STREAMING. Bruxelles ha deciso di esaminare più da vicino gli accordi di Apple con varie etichette musicali, in vista del lancio di un servizio di streaming che andrebbe a fare concorrenza con società europee. Varie etichette musicali sono state contattate dalla Commissione europea, che ha richiesto informazioni sugli accordi con il colosso di Cupertino. Apple prevede di lanciare nel corso dell’estate il proprio servizio di streaming musicale, appunto in concorrenza con gruppi come la svedese Spotify e Deezer, controllata dalla francese Orange. La Commissione europea, secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano, avrebbe inviato dei questionari, ma questo non implica necessariamente che Bruxelles lancerà un’indagine antritrust ufficiale.

GOOGLE NEL MIRINO DA 5 ANNI. Poi ci sono le accuse che potranno arrivare a carico di Google, sebbene il colosso di Mountain View abbia negato di avere avuto comportamenti anticoncorrenziali. Le autorità antitrust europee si preparano a una possibile azione, che potrebbe essere avviata nelle prossime settimane, spianando la strada ad accuse formali nell’ambito di un’indagine che dura da cinque anni e che più volte ha subito battute d'arresto. La Commissione europea avrebbe chiesto ad alcune società che in precedenza hanno presentato esposti contro Google in forma confidenziale di potere rendere pubbliche quelle dichiarazioni. Secondo gli osservatori, un’azione di questo tipo da parte dell’Antitrust europea dimostra la volontà di arrivare a sanzioni contro il colosso di Mountain View. Secondo i media americani, è possibile che Google cerchi un patteggiamento, ma al momento la situazione appare molto fluida. IL PUNTO DELLE AUTORITÀ EUROPEE. Per le autorità di regolamentazione europee il problema principale è tutelare le aziende locali dallo strapotere dei colossi americani, nei settori più disparati e non solo in quello tecnologico. Il timore è che non si attengano alle norme dei vari Paesi o cerchino escamotage per aggirarle. Per questo cercano di mostrare un fronte unito, cosa che raramente è successo in passato: «Si cerca di trovare un’unità davanti ad attori globali. Quando si parla di Facebook, Google e delle altre grandi serve una risposta coordinata», ha detto Mathias Moulin, funzionario del Cnil, l’autorità francesi garante della privacy. Le questioni fiscali, iconiche le polemiche sulla tassazione irlandese, per esempio, non sono l’unico cruccio delle autorità europee, che si concentrano appunto anche su privacy   e potenziali abusi di posizione dominante.

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