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ESECUTIVO 10 Aprile Apr 2015 1436 10 aprile 2015

Def, slitta l'approvazione: spunta bonus da 1,5 miliardi

Il governo si prende altro tempo: Cdm posticipato. Tesoretto per il welfare?

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La sede del ministero dell'Economia in via XX settembre a Roma.

Posticipata l'approvazione del Documento di economia e finanza (Def) in Consiglio dei ministri.
L'esecutivo si è riunito in mattinata e ha deciso di prendersi un'altra giornata per «riflettere». È stato quindi posticipato alle 20 il Cdm con all'ordine del giorno l'esame del Def.
RISORSE PER 1,5 MLD. Intanto, i tecnici di Palazzo Chigi e del ministero dell'Economia avrebbero individuato, a quanto si è appreso, risorse aggiuntive di circa 1,5 miliardi da destinare alle misure previste nel testo. Risorse che a Palazzo Chigi ha definito un «bonus», una sorta di «tesoretto», che in queste ore il governo sta decidendo dove destinare.
IPOTESI DECRETO. L'ipotesi più accreditata, in tal senso, è che questa somma venga convogliata su misure per il welfare. A tal proposito, il premier Matteo Renzi starebbe valutando l'idea di un decreto a parte.
TESORETTO PER LA CRESCITA. Il governo vorrebbe usare questo tesoretto per rilanciare la crescita. Quest'anno, l'esecutivo può contare su 1,6 miliardi e il prossimo su 6,5 miliardi. Il 'gruzzolo' sale a 10 miliardi nel 2016, scende a 8,9 miliardi nel 2017 e poi si attesta a 9,2 miliardi nel 2018. Quella che le cifre prospettano è una 'manovra al contrario', che invece di togliere dà, aumentando il deficit per quanto consentito dalla flessibilità Ue. Nel linguaggio da economista, il ministro Pier Carlo Padoan lo aveva preannunciato in parlamento, parlando di «Def espansivo». Poi davanti alle telecamere aveva tradotto il concetto in chiave pratica: «Le parole d'ordine sono meno tasse e più lavoro». E ha aggiunto che «la spesa sociale non si tocca, va rafforzata».
USO DELLA FLESSIBILITÀ EUROPEA. Il governo punta quindi a raccogliere i frutti del confronto europeo sulla flessibilità, avviato durante il semestre italiano e arrivato a conclusione poco dopo. Secondo quanto stabilito, il processo di aggiustamento del deficit verso il pareggio può rallentare se la crescita stenta e i Paesi sono impegnati in un piano di riforme. Il Def ne approfitta: ecco allora che nella tabella a pagina 2 il governo indica la differenza tra le stime previste dal «quadro tendenziale» e quelle del «quadro programmatico». In pratica, significa che il governo calcola l'andamento che i conti avrebbero senza interventi (il cosiddetto 'tendenziale') e quello che invece punta a raggiungere (il quadro 'programmatico').
'MANOVRA ALLA ROVESCIA'. La novità è che quest'anno il governo non conta di fare una manovra correttiva per ridurre il deficit, ma una 'manovra alla rovescia'. Banalizzando si può dire che 'peggiorerà' i conti, ovviamente dentro la flessibilità concessa dall'Ue, per cercare risorse pro cittadini. Basta pensare che, senza alcuna correzione, il pareggio di bilancio sarebbe stato raggiunto già nel 2016, prima del 2017 concordato con l'Ue. Ma il governo usa il nuovo spazio di manovra europea. Il deficit tendenziale di quest'anno sarebbe al 2,5%, ma viene 'peggiorato' al 2,6%, liberando risorse per un decimo di punto di deficit (pari a 1,6 miliardi). Nel 2016, invece, il deficit scenderebbe all'1,4%, ma il governo lo 'aumenta' all'1,8%: 0,4 punti che valgono 6,5 miliardi. Un tesoretto che il governo ha per ora messo da parte e che potrà utilizzare a seconda delle evenienze.

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