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LO SPORTELLO 10 Aprile Apr 2015 0950 10 aprile 2015

Solidarietà delle banche, il solo scopo è apparire

Onlus, fondazioni, sociale. Senza interessi aziendali, i filantropi spariscono subito.

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La solidarietà si coniuga solo con i verbi 'dare' e 'fare'. Non 'apparire'.
Ma cosa c'entra la solidarietà con le banche?
Sono stato a Siena per la presentazione del mio libro e ho avuto la sensazione di essere capitato in una città dove si respira una strana aria, da ultimi giorni di un regime che sta per crollare e che ha instaurato un clima di terrore tipico delle dittature in declino.
I TAGLI? AL SOCIALE. Ma soprattutto una città che si basava, per la sua crescita culturale e sociale, sulle liberalità della Fondazione Monte dei Paschi che sosteneva qualsiasi tipo di iniziativa di solidarietà.
E mi sono accorto, parlando con le persone intervenute all’evento e che erano parti attive di queste imprese sociali (e che hanno avuto il coraggio di parlare), che le stesse ormai si sentivano orfane e senza stimoli.
Perché è ovvio che tra i primi tagli operati dalla Fondazione (per sostenere la malagestio della banca) non c’erano i mega stipendi dei top manager o gli sprechi gestionali, ma gli interventi nel campo sociale.
PRIMA LA REPUTAZIONE. Il rischio reputazionale delle banche è temuto al punto che quando si tratta di “apparire” per salire sul carro dei “buoni” sono tutti presenti, ma quando poi si tratta di “fare o dare” nei momenti in cui il Paese attraversa anche una difficile fase di involuzione sociale dei rapporti, scappano in silenzio.

La Onlus United Colours of Futsal, iniziativa di solidarietà

Ormai era evidente che negli ultimi anni della mia ex “vita da bancario” non avevo più stimoli per continuare a essere “quel tipo di uomo”.
Ma occorreva coraggio, tempo a disposizione per organizzare “l'uscita” e tanta, tanta riservatezza!
E partii da lontano, iniziando a sottrarre tempo “malsano” alle attivita’ aziendali (prima vivevo anche 15-18 ore al giorno di contatto continuo con le problematiche aziendali) e impiegandolo con qualcosa di piu “nobile”, non a favore sempre dei piu forti, ma a disposizione di chi era nato meno fortunato di noi e che forse doveva essere 'allenato' dapprima a competere e poi forse a vincere.
Chi è abituato a perdere quasi sempre nella vita fa fatica a pensare anche solo alla competizione perché si è radicata (geneticamente) la atavica consapevolezza che è inutile.
PASSIONE DEL CALCIO A 5. E così mi misi a lavorare a un progetto da cui nacque la Onlus United Colours of Futsal, una iniziativa di solidarietà che aveva la mission di favorire e agevolare, attraverso una comune passione sportiva (il calcio a 5), il processo di integrazione e di ridimensionamento del disagio sociale di ragazzi napoletani inseriti in contesti ambientali “difficili” e di giovani extracomunitari, nonché delle relative comunità di riferimento.
Ma soprattutto un progetto per la cui nascita e crescita avevo bisogno dell’appoggio finanziario di una banca.
Una donazione senza alcun obbligo o vincolo.
ANIMA SPORCATA DALLA FINANZA. Riuscii a interessarli a una iniziativa filantropica che avesse anche potuto permettere a molti ex colleghi (che coinvolsi nel progetto) di iniziare a riflettere conciliando il loro essere “altro” rispetto all’azienda con il loro essere “dentro” l’azienda stessa.
Un invito alla purificazione di un’anima “sporcata” da anni di finanza malata.

Progetto di qualità nei quartieri difficili di Napoli

Mi faceva piacere pensare che attraverso lo sport avremmo potuto regalare a questi ragazzi e a tutta la loro comunità semplici momenti di felicità e di serenità contribuendo al loro sano processo di integrazione.
Mi faceva piacere pensare a una iniziativa che promuovesse sani ideali di tolleranza, di stima e di rispetto e che potesse essere da esempio per lo sviluppo di analoghi progetti orientati a potenziare, attraverso la sensibilizzazione della società civile, la consapevolezza e l’informazione sul fenomeno delle migrazioni.
DISAGIO SOCIALE. Operavamo in una zona simbolo del disagio sociale, il perimetro a Nord di Napoli compreso tra i quartieri di Scampia, Marianella e Secondigliano.
L’obiettivo era quello di puntare a offrire, in un territorio dove il disagio sociale ed economico è molto forte, un prodotto di qualità attraverso un progetto che permettesse a questi ragazzi e alle relative famiglie di crescere in un ambiente sano e divertente.
L'aspetto preponderante, utilizzando lo sport come 'strumento' di aggregazione, era quello sociale.
Lo stare assieme, il condividere sconfitte e vittorie, l’accettare il pensiero e il comportamento degli altri costituivano peculiarità che lo sport di squadra ha insite nel proprio essere.
CORSI DI LINGUA. Spazio anche a corsi di lingua Italiana L2 per cittadini stranieri, seminari di orientamento legislativo per extracomunitari, corsi di informatica di base, percorsi di counseling per adolescenti, la festa natalizia dei bambini figli di extracomunitari, un sito web www.unicof.it che riuscì ad avere circa 5 mila visualizzazioni al mese.

La corsa dei manager a 'presenziare'

E i grandi manager della banca? Come volevano comparire quando si trattava di iniziative di rilevanza mediatica!
Un membro del settore Risorse umane che avevamo nominato presidente della Onlus per motivi di 'opportunità' e che voleva sistematicamente “presenziare” alle iniziative con grande impatto comunicazionale (anche per “vendersi” bene all’interno della azienda) salvo poi scomparire quando si trattava di fare perché, era questo il nostro slogan: la solidarietà si coniuga solo con i verbi fare e dare, non con il verbo apparire.
Un episodio 'simbolo'è rappresentato dall'accordo tra la nostra Onlus e la Camera di Lavoro di Napoli il cui contenuto è ben sintetizzato nel comunicato stampa pubblicato sul sito della Cgil.
DIRIGENTI IRRITABILI. In quella circostanza presi l'iniziativa di chiudere l'accordo con la Camera del Lavoro e di fare una conferenza stampa senza avvisare il presidente che da settimane mi diceva sempre di essere impegnato e ci faceva ritardare l'avvio di un progetto di fondamentale importanza per il sostegno ai ragazzi in difficoltà.
Ebbene qualche giorno dopo il mio 'attentato alla lesa maestà', fui convocato da un altro dirigente della Onlus (e anche dirigente della banca) che mi comunicava che il presidente era «profondamente rammaricato del mio comportamento» perché , testuali parole, «quando c'è di mezzo la reputazione della banca si deve fermare tutto! E dare il giusto risalto a tutte le iniziative che coinvolgono la banca».

Non si fa nulla per gli altri senza ritorni

La banca? Cosa c'entra a la banca?
Dimenticava un piccolo particolare, il presidente: la Onlus aveva uno statuto autonomo e non dipendeva da nessun 'sostenitore' perché la banca, al pari di altri soci benefattori, era solo uno dei tanti donatori e non aveva alcun diritto di interferire nella gestione della Onlus.
Ma loro vogliono essere sempre in prima fila.
Indovinate un po’ i 'filantropi' cosa decisero nel momento in cui le nostre strade si separarono?
Risposta facilissima: per “vendetta” non hanno più appoggiato economicamente la Onlus.
Senza riflettere un attimo sulle conseguenze che la decisione potesse avere sulle vite di tanti ragazzi che iniziavano a credere in un “mondo diverso”.
SOLO INTERESSI AZIENDALI. Questa è la filosofia di una banca: non si fa nulla per gli altri, per il territorio, per la comunità se non ci sono fortissimi interessi aziendali (o personali dei manager) da salvaguardare con priorità assoluta.
Le Onlus (e anche United Colours of Futsal) vogliono essere e devono essere un “luogo” diverso , una comunità dove si “sacrificano” anche i profitti in nome di principi etici.
“Schettino” è soltanto un carattere italiano, una maschera tragica di questo strano Paese, che unisce il coraggio e il senso del dovere di un “De Falco” con questo assurdo comandante della Concordia.
Quel richiamo secco, forte, carico di dignità e di orgoglio che De Falco ('Torni a bordo!') fa al comandante Schettino è liberatorio, è catartico.
È l’urlo di rabbia che ci ribolle nelle vene ogni volta che vediamo uomini tradire se stessi e le loro responsabilità.
IL CORAGGIO SMARRITO. Ma è anche l’urlo, il rimprovero, il richiamo severo, categorico, l’imperativo morale cui vorremmo che qualcuno ci richiamasse ogni volta che perdiamo noi stessi e non abbiamo più il coraggio né la forza di guardarci allo specchio. Ogni volta che stiamo su quella maledetta scialuppa invece di stare sulla nave.
Ma l’Italia è cosi: da una parte qualcuno che cerca di rovinarla, gli altri che tentano di rimettere a posto i cocci.
Io non so se i tanti “Schettino” che ci circondano capiranno cosa hanno fatto; ma se così non fosse, la vita difficilmente sorriderà loro. La banca è anche questo.

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