Renzi 150317113302
ECONOMIA 11 Aprile Apr 2015 1543 11 aprile 2015

Def, misure e tagli nel testo del governo

Nel Def un tesoretto da 1,6 miliardi. Pressione fiscale in calo. Ma servono 10 mld. E mancano i soldi per gli sgravi alle assunzioni. Cgil, allarme sui contratti.

  • ...

Il premier Matteo Renzi.

Il ministero dell'Economia ha pubblicato il testo del documento di programmazione economica e finanziaria: per il 2015 c'è un tesoretto di 1,6 miliardi di euro e circa 10 miliardi di tagli (7,2 alla spesa e 2,4 alle agevolazioni fiscali). E anche un vasto programma di riforme, compresa l'approvazione entro maggio della riforma elettorale.
LITE SUL TESORETTO. Matteo Salvini chiede di destinare il tesoretto agli esodati - «Se no andiamo a prendere Renzi», ha minacciato -, mentre secondo indiscrezioni l'esecutivo starebbe pensando a un piano anti povertà da presentare prima delle elezioni.
Ma come è possibile che ci siano 1,6 miliardi disponibili se le regole europee impongono un risparmio di 10 miliardi per il 2015 e di altri 16 nel 2016?
Semplice. Renzi ha deciso, nel rispetto delle norme Ue, di usare di anno in anno i margini della flessibilità previsti dai trattati. Il tesoretto, infatti, viene dai margini sul deficit, leggermente inferiore a quello che era stato programmato. Ma non cancella le risorse aggiuntive da trovare.
PRESSIONE FISCALE IN CALO. Inoltre, calcolando gli 80 euro come sgravio fiscale e facendo affidamento sulla futura spending review, il governo ha annunciato che la pressione fiscale scenderà dal 2015 al 2018 sotto la soglia del 42% del Pil. Ma intanto, a oggi, mancano le coperture per il 2016 per gli sgravi alle imprese previsti nel Jobs Act. E potrebbero non bastare nemmeno per il 2015.

Le cifre della manovra

5,8 MILIARDI DI SPESA IN MENO PER IL DEBITO

Il quantitative easing della Bce e il calo dello spread, dice il Def, faranno risparmiare all'Italia 5,8 miliardi in 24 mesi. La spesa per il debito, stima il documento, è destinata a scendere a 69,3 miliardi dai 75,1 del 2014. Risalirà nel 2016 a 71,2 miliardi, per calare di nuovo l'anno successivo. Nel 2019, le casse pubbliche spenderanno per il debito il 3,9% del prodotto interno lordo: un punto di Pil in meno rispetto al 2014.

1,6 MILIARDI PER UN PIANO ANTI POVERTÀ

Non è ancora chiaro quale sarà l'impiego delle risorse del cosiddetto 'tesoretto'. Nel Def è scritto solo che verranno impiegate per rafforzare l'attivazione delle riforme strutturali già avviate. Si dice che il primo ministro stia pensando di presentare misure anti povertà da mettere in campo prima delle elezioni di maggio per i nuclei famigliari che non sono rientrati nel famoso bonus degli 80 euro, per il quale vengono spesi 10 miliardi all'anno a favore dei lavoratori dipendenti con redditi bassi.

7,2 MILIARDI DI TAGLI, TRA MINISTERI E INVALIDITÀ

Il Def stabilisce una revisione strutturale della spesa e dell'insieme delle tax expenditures per 0,6 punti di Pil (poco meno di 10 mld) di cui 0,45 punti di tagli di spesa (7,2 miliardi). Il premier ha promesso che non ci saranno nuovi tagli a Comuni e regioni. Né a pensioni e a spesa sociale. Il responsabile della prossima spending review Roberto Perrotti ha anticipato che i tagli si concentreranno sulle spese dei ministeri, su consulenze e premi. E anche sulla spesa per le invalidità, che ha mostrato evidenti squilibri tra una regione e l'altra.
Nel breve periodo, però, la spending review è destinata ad avere sul Pil un effetto negativo. «Sulla base delle simulazioni effettuate», si legge nel Programma nazionale di riforma del Def, «l'insieme delle misure per ridurre la spesa pubblica e le agevolazioni fiscali produce nel breve e medio periodo un impatto negativo sul Pil pari allo 0,3 per cento nel 2020». Gli effetti si annullano invece nel lungo periodo.

2,4 MILIARDI DAI TAGLI ALLE AGEVOLAZIONI FISCALI

Ammonta a 2,4 miliardi la razionalizzazione delle agevolazioni fiscali, una riduzione pari a 0,15 punti di Pil. Verranno sforbiciate parte di quelle che oggi sono garantite a tutti. Tra le proposte c'è quella di tagliare le detrazioni sugli interessi dei mutui.
Il governo prevede di redigere ogni anno un rapporto sulle agevolazioni fiscali che «dovrà identificare le detrazioni non giustificate da esigenze sociali o economiche o che costituiscono una duplicazione al fine di eliminarle o riformarle, salvaguardando tuttavia la tutela dei redditi da lavoro dipendente e autonomo, dei redditi di imprese minori e dei redditi di pensione, della famiglia, della salute, delle persone economicamente o socialmente svantaggiate, e di altre priorità».

1,5 MILIARDI IN MENO ALLE IMPRESE

Secondo la Cgil, nel Def mancano i soldi per rinnovare i contratti della Pubblica amministrazione. Ma a oggi mancano le coperture anche per confermare gli sgravi previsti dal Jobs Act alle imprese che assumono (sconti fino a 8060 euro per ogni nuovo contratto a tempo indeterminato). E potrebbero non bastare nemmeno per il 2015. Per questo il governo sarebbe intenzionato a rimodularne le regole.
Inoltre per centrare l'obiettivo dei 10 miliardi di risparmi, le aziende si vedranno tagliare incentivi per altri 1,5 miliardi.

CON GLI 80 EURO PRESSIONE FISCALE AL 42,9%

Le prime stime del Def davano la pressione fiscale in crescita dal 43,5 al 44,1% del Prodotto interno lordo. Ma non tenevano conto, per regole contabili, del bonus degli 80 euro. Nella versione definitiva gli 80 euro sono stati calcolati come sgravi fiscali e la promessa disattivazione delle clausole di salvaguardia - che se non venisse rispettata si tradurrebbe in 54 miliardi di tasse in più - è stata considerata cosa fatta. Secondo le nuove stime, la pressione fiscale scenderà sotto il 43% del Pil, al 42,9% nel 2015 e al 42,6% nel 2016. E sotto la soglia del 42% nel 2018.

LOCAL TAX UNICA DAL 2,5 AL 5 PER MILLE

Il documento prevede anche l'unificazione di Imu, Tasi, e Tares, con una local tax unica a partire dal 2016. Nelle simulazioni effettuate a Palazzo Chigi a dicembre si prevedeva un prelievo tra il 2,5 per mille e il 5 per mille.

LE RIFORME VALGONO L'1,8% DEL PIL

Il testo pubblicato sul sito del ministero dell'Economia affianca alla programmazione economica un ricco programma nazionale di riforme. L'idea anche qui è sfruttare i margini dati dall'Unione. Che promette più flessibilità, nel caso un Paese si impegni in un'agenda riformista. Secondo il Def, il piano del governo vale l'1,8% del Pil nel 2020 e il 3% nel 2025.

0,4% DEL PIL DALLE PRIVATIZZAZIONI

Si va avanti anche con le privatizzazioni. STMicroeletronics, la società di semiconduttori partecipata dal governo italiano, verrà ceduta al «Fondo strategico italiano o sue controllate», società del gruppo Cassa depositi e prestiti. Confermate le quotazioni nel 2015 di Poste e Enav e la privatizzazione di Ferrovie dello Stato.
In tutto le cessioni di società partecipate dal Tesoro porteranno a introiti pari allo 0,4% del Pil nel 2015, dello 0,5 nel 2016 e 2017 e dello 0,3 nel 2018.

Le riforme in programma

LEGGE ELETTORALE E RIFORMA DELLA COSTITUZIONE

L'approvazione definitiva della nuova legge elettorale dovrà avvenire entro maggio 2015. Per la riforma costituzionale, oggetto di un ddl costituzionale e di un procedimento parlamentare più complesso, è invece prevista l'approvazione nel corso dell'anno.

ENTI LOCALI, COSTI STANDARD E TRASPARENZA

Per comuni, regioni e aziende sanitarie, il governo programma l'allineamento delle regole del patto di stabilità interno a quelle europee: in sostanza lasciando una maggiore flessibilità sul deficit. E prevede l'individuazione di costi e fabbisogni standard per lo stanziamento delle risorse alle amministrazioni. Prevede infine l'obbligo di pubblicare online i dati su performance e costi dei singoli enti.

RAZIONALIZZAZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE CENTRALE

La razionalizzazione più ampia riguarderà l'amministrazione pubblica centrale. Il governo programma di verificare ben 10 mila capitoli di spesa. Di razionalizzare il sistema delle stazioni appaltanti e delle centrali di acquisto. E di riorganizzare le sedi periferiche dello Stato centrale, razionalizzando gli spazi occupati dalla Pa.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso