Economia 11 Aprile Apr 2015 1000 11 aprile 2015

M&A, passa la paura torna la fiducia

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La fiducia nell’economia globale aumenta. Il denaro accantonato negli anni passati per mettersi al riparo da future crisi può essere utilizzato per investimenti volti a sostenere la crescita futura. I tassi di interesse sono ancora molto bassi e il mercato azionario viaggia a passo rapido. Gli ingredienti, insomma, ci sono tutti perché le aziende mondiali si   rimettano a caccia di affari e le operazioni di consolidamento tornino a volare su valori record. Solo negli ultimi giorni sono scattate acquisizioni nei settori più diversi, dalla farmaceutica (Mylan-Perrigo per 28,9 miliardi di dollari) all’energia (Shell-BG Group per 82,3 miliardi di dollari) fino alle spedizioni (FedEx-Tnt Express per 4,8 miliardi di   dollari). E il 2015 potrebbe essere un anno da incorniciare, con operazioni per oltre 3.700   miliardi nei dodici mesi a livello globale. IL 2015 VIAGGIA VERSO NUOVI RECORD Se quest’anno si arrivasse alla soglia dei 3.700 miliardi sarebbe quasi un record storico: più in alto, a livello globale, si è andati solo nel 2007, ovvero l’anno prima che   scoppiasse la tempesta finanziaria peggiore dalla Grande Recessione, quando erano stati siglati accordi per un valore complessivo mondiale di 4.300 miliardi di dollari. «I   vertici delle aziende fanno quattro conti. I prezzi delle azioni sono buoni, il mercato dei finanziamenti è in forma, le attività aziendali sono solide. E la conclusione è che è tempo di pensare a qualcosa di più espansivo, come una fusione o un’acquisizione», ha detto Blair Effron, cofondatore di Centerview Partners. SANITÀ, PETROLIO E TECH I SETTORI PIÙ FORTI I numeri registrati nei primi mesi dell’anno lasciano alimentano le più alte aspettative: da gennaio a oggi sono state messe a segno operazioni di fusione e acquisizione per   1.030 miliardi di dollari, il 20% in più del 2014. Inoltre, in poco più di tre mesi, già quindici operazioni hanno superato i 10 miliardi di dollari di valore, un record assoluto,   stando ai dati di Dealogic. A farla da padrone è il settore sanitario, con accordi per 159,7 miliardi finora nel 2015, seguito dal petrolifero (107,9 miliardi), dal real estate (87,3 miliardi) e dal tecnologico (87,5 miliardi). Fanalino di coda, si fa per dire, il comparto dei trasporti, con accordi per 41,4 miliardi, mentre telecomunicazioni e finanza si attestano rispettivamente a 74,9 e 52,5 miliardi. PASSA LA PAURA, TORNA LA FIDUCIA Sette anni dopo la crisi finanziaria, le aziende americane e internazionali sembrano essersi lasciate alle spalle gli effetti disastrosi della tempesta e la paura di tornare a investire, ritrovando quella fiducia che rappresenta il motore fondamentale delle operazioni di consolidamento. Una spinta decisiva ai merger arriva dalle abbondanti riserve di capitale accumulate nei bilanci delle aziende, che durante la crisi avevano cercato di creare cuscinetti contro un enorme deterioramento della situazione. Ma la situazione ora sta cambiando, come dimostra il fatto che gran parte delle operazioni riguarda acquisizioni da parte di aziende e non di gruppi finanziari, un aspetto che mantiene oggi relativamente basso il numero di fusioni rispetto al valore: nei calcoli di Dealogic da gennaio sono stati 9.975 contro i 10.939 del 2014, la frequenza più bassa dal 2005. L’Europa appare inoltre ancora indietro rispetto agli Stati Uniti per vitalità in fatto di fusioni e acquisizioni. UNA TENDENZA INIZIATA GIÀ NEL 2014 La rincorsa verso l’alto era già iniziata l’anno scorso. Nel 2014 l’M&A globale era arrivato a un totale di 3.400 miliardi di dollari, in rialzo di circa il 30% rispetto all’anno   precedente e già in quel caso ai massimi dal 2007. Il valore complessivo sarebbe stato ancora più alto se non fossero saltati vari accordi, anche a causa di misure varate negli   Stati Uniti volte a frenare la cosiddetta inversione fiscale, attraverso la quale un gruppo americano acquisisce una società estera per trasferire all’estero il suo domicilio fiscale   e sfruttare aliquote più basse. Due delle maggiori operazioni saltate l’anno scorso sono quelle di Pfizer su AstraZeneca e di 21st Century Fox su Time Warner. Il valore di   proposte di takeover rigettate o ritirate ha oltrepassato i 750 miliardi di dollari nel 2014, più del doppio di quanto visto nel 2013 e il secondo massimo dal 2008.

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