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PROFILO 13 Aprile Apr 2015 1855 13 aprile 2015

Chi è Pietro Ciucci, l'uomo del Ponte che molla Anas

Intoccabile. Poltronista. Pagato fino a 900 mila euro l'anno. Ciucci, il n.1 di Anas, lascia dopo i crolli. Entrò all'Iri nel 1987. Il Cav lo scelse per l'opera sullo Stretto.

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Pietro Ciucci.

È crollata la Palermo-Agrigento. Ha ceduto la Catania-Palermo. È smottata la nuova statale 554 in Sardegna.
E alla fine è caduto anche lui.
Pietro Ciucci, 65 anni, da nove presidente di Anas, per 11 amministratore della società del Ponte sullo Stretto e da 46 anni dipendente, consulente e soprattutto dirigente delle partecipate di Stato, ha annunciato di voler togliere il disturbo.
Se ne è andato a suo modo, seguendo la regola da Prima Repubblica che gli ha garantito il successo: omaggiando la forma e il potere.
PER «RISPETTO» DI DELRIO. Invece di aspettare un siluramento di cui si sussurra da mesi - citando a giorni alterni Raffaele Cantone o Luca Lotti come suoi possibili sostituti - dopo un faccia a faccia con il neo ministro Graziano Delrio il signore delle autostrade ha scelto le signorili dimissioni, «per rispetto» ha detto del responsabile delle Infrastrutture.
DANNI FISICI ED ERARIALI. E però gli scandali pesano più del rispetto: la rete autostradale che sembra un formaggio groviera, l'indagine della Corte dei conti per danno erariale, il coinvolgimento dei dirigenti Anas nell'inchiesta Grandi opere. Tutto riportato sulla stampa e documentato in tivù da Report.
Il boiardo, però, fa finta di niente. Negare il negabile, comme d'habitude.
Dopo il crollo della Palermo-Agrigento, disse: «A dispetto di certi titoli e di certe fotografie male interpretate nessun viadotto è crollato».
E ancora, a settembre 2014, rilanciava il Ponte di Messina: «Un'opera strategica, che si può realizzare in 5-6 anni».
POLTRONE E PLURI STIPENDIO. Interpellato sul suo stipendio - tra i pochi tagliati dalla nuova norma introdotta dal governo Renzi - dichiarò: «Io sono un consigliere di amministrazione, il mio è un compenso secco, non prevede Tfr, previdenza integrativa, polizza sanitaria».
Senza ricordare che sedeva su due poltrone insieme - ma prima erano tre, senza contare quella di commissario della società stretto di Messina, la stessa di cui era amministratore unico -, che era andato in pensione anticipatamente, mantenendo comunque la presidenza di Anas.
E che si era licenziato da direttore generale, regalandosi una liquidazione da oltre 1 milione e 800 mila euro. Oltre a 797 mila euro di indennità per mancato preavviso. Si era cacciato all'improvviso.

Pietro l'intoccabile messo all'Iri da Romano Prodi

L'ex premier Romano Prodi.

Il segreto dell'uomo del Ponte, sopravvissuto ai passaggi di potere e riconfermato dagli ultimi quattro governi, si chiama Iri.
Dopo aver scalato le Autostrade italiane arrivando al ruolo di condirettore generale, Ciucci venne nominato direttore finanziario dell'Istituto per la ricostruzione industriale.
Allora, anno 1987, l'Iri era un mastodonte che controllava un migliaio di aziende e si piazzava tra le 10 maggiori società al mondo per fatturato. E tutti i suoi conti passavano dalle mani di Ciucci.
SEMPRE POSTI DI PRESTIGIO. Lo nominò Romano Prodi, allora presidente, e da quel momento in poi è diventato intoccabile. Sempre su una poltrona che conta.
E il conto degli incarichi lo ha fatto Sergio Rizzo: presidente Cofiri, consigliere di amministrazione di Alitalia, e poi di Rai, Stet, Finmeccanica, Comit, Credit, Banca di Roma, Sme, Autostrade, Aeroporti di Roma.
Tutte posizioni in cui si decide di soldi pubblici e si intessono buone relazioni.
L'UOMO DEL PONTE DI MESSINA. Silvio Berlusconi nel 2002 lo scelse per l'opera simbolo del suo governo: il Ponte di Messina presentato con plastico nel salotto di Porta a Porta.
L'opera che nelle intenzioni del governo doveva rappresentare la modernizzazione del Mezzogiorno d'Italia.
Con Ciucci alla guida, la Società stretto di Messina non ha realizzato praticamente nulla del progetto.
I COSTI LIEVITATI A DISMISURA. Ma intanto i costi sono lievitati come pasta di pane: le spese per la pubblicità, ha calcolato Il Fatto Quotidiano, sono arrivate in due anni a 1 milione e 480 mila euro, i gettoni di presenza per gli amministratori sono saliti a 1 milione e 616 mila euro in quattro anni.
E solo per l'affitto della sede - 3.500 metri quadri - il prezzo era 75 mila euro al mese.

Dal 2006 triplice incarico e stipendio da 900 mila euro all'anno

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.

Dal 2013, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, la Sms è stata liquidata.
Ma dal 2006 Ciucci è diventato presidente di Anas, società in cui ha ricoperto anche la carica di amministratore delegato e pure di direttore generale.
Stipendio da 900 mila euro all'anno (prima che arrivasse il taglio imposto dalla legge). E in questa triplice veste ha assorbito la Sms e per un periodo ne è stato persino commissario straordinario.
RICONFERMATO NEL 2013. La sede della società del Ponte ora ospita i responsabili dei collaudi Anas. Che, nel caso del viadotto crollato della Palermo-Agrigento, non sono stati neanche fatti. Nel luglio 2013 è stato confermato ancora una volta presidente, e due mesi dopo è andato in pensione.
PENSIONATO RICOPERTO D'ORO. La storia del presidente pensionato è nota: Ciucci ha mantenuto la carica di presidenza, mentre si è autolicenziato dal ruolo di direttore generale regalandosi una buona uscita di due annualità, cioè 1 milione e 825 mila euro.
«Come previsto dal contratto dei dirigenti Anas», ha spiegato lui replicando alle critiche. Ma ha aggiunto anche un'indennità di 779 mila euro per «mancato preavviso» dal licenziamento.

Collaudi, accordi e appalti: le spese folli del carrozzone Anas

Un momento del sopralluogo effettuato dai tecnici dell'Anas e dagli uomini della Protezione civile per valutare i danni e le conseguenze della frana che ha provocato un cedimento strutturale sulla A19 Palermo-Catania.

Le spese sopra le righe abbondano nel carrozzone Anas.
L'inchiesta sul Mose ha scoperchiato il vaso di Pandora degli incassi intascati dai collaudatori della società pubblica: Ciucci ha incassato 747 mila euro e in tutto ai dirigenti Anas sono stati pagati 1,2 milioni di euro (legittimi, si intende).
Poi è stata la volta dell'inchiesta Grandi Opere che ha portato all'arresto di Incalza.
«CHE GIRO DI BUSTARELLE». Durante le indagini i ros hanno intercettato un commento sul crollo del viadotto della Palermo-Agrigento: «C’era un giro di bustarelle che fa paura», dicevano gli indagati al telefono.
E poi ci sono le parole dell'ex numero uno di Italferr Giulio Burchi che rassicura l'ingegnere Stefano Perotti sugli appalti della Salerno-Reggio Calabria: «In Anas siamo già blindatissimi, anzi... non ti preoccupare, sono stato a cena con Stefano, anche con Ugo. No, no, lì siamo a posto... siamo proprio a posto».
Stefano, come ha spiegato la Repubblica, è Stefano Liani, dirigente Anas.
E Ugo è Ugo Dibennardo, direttore centrale di progettazione Anas.
NESSUN INDAGATO. PER ORA. Nessun indagato, almeno per ora. Ma tanti dubbi. Nessun dubbio, invece, per la procura della corte dei Conti del Lazio che il 25 marzo ha chiesto la condanna per Ciucci e altri tre condirettori generali di Anas: Alfredo Bajo, Leopoldo Contorti e Stefano Granati. Per la procura devono ripagare 17,3 milioni di danni allo Stato.
Il motivo? Hanno sottoscritto un accordo bonario e pagato 47,4 milioni di euro a un appaltatore di un tratto della Statale 106 Ionica, che si lamentava della lievitazione delle spese.
CHI ERANO I RESPONSABILI? Secondo i magistrati quei soldi non dovevano essere sborsati perché il rischio dell'aumento dei costi doveva assumerselo l'impresa.
Saranno i giudici a decretare se il pensionato Ciucci, ora davvero in pensione, è destinato a ripagare parte dei tanti soldi pubblici che ha gestito.

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