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SOLDI & POLITICA 13 Aprile Apr 2015 0600 13 aprile 2015

Riforma pensioni: le ricette di governo e Inps

Poletti vuole rottamare la Fornero. Boeri punta a tassare gli assegni più pesanti. Gutgeld mira ai falsi invalidi. Sulla previdenza è tutti contro tutti. Ma Renzi tace.

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Il premier Matteo Renzi.

Chi dovrebbe dare la linea, Matteo Renzi, sul tema tace. Così, sulla riforma delle pensioni, il governo e la maggioranza marciano in ordine sparso: il titolare della politica previdenziale, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, avverte di voler modificare la riforma Fornero e abbassare l’età pensionabile; Tito Boeri, da poco presidente dell’Inps, punta a ricalcolare con il sistema contributivo gli assegni in essere; Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera e grande mediatore per la minoranza dem del Jobs act con Renzi, chiede al bocconiano di stare al suo posto e lavora su una proposta parlamentare che potrebbe essere bipartisan; mr Spending review, Yoram Gutgeld, ha promesso di fare pulizia dei falsi invalidi; Pier Carlo Padoan come il capo dell'esecutivo sta a guardare, sapendo che toccare il nodo pensionistico vorrebbe dire mettere a rischio la maggiore voce di risparmio nel bilancio italiano: quella che ha permesso al nostro Paese di avere un avanzo primario superiore a quello tedesco.
PENSIONI, NIENTE RIVOLUZIONE. Un tempo il premier tuonava che «il sistema pensionistico italiano è folle, ci sono troppi privilegi». Come Beppe Grillo si scagliava contro lo «scandalo dei vitalizi per i politici». E annunciava che, se mai fosse andato al governo, avrebbe iniziato un’opera di giustizia sociale a partire dalle pensioni d'oro, considerando tali anche quelle oltre i 3.500 euro al mese. Ma questo avveniva tre anni fa. Da allora il tema è stato trattato con molta circospezione.
Dopo il Jobs act, e in prospettiva dell’Italicum che piace soltanto ai suoi del Giglio magico, Renzi non vuole esacerbare le differenze con la minoranza del Partito democratico. Ma soprattutto ha paura di spaventare l’Europa, che considera il Belpaese un sorvegliato speciale dopo la sua decisione di rallentare la corsa al pareggio di bilancio.
FORNERO, 80 MLD DI RISPARMI. Alla base di tutto c’è proprio una questione economica. Alla voce pensioni va quasi un terzo del welfare.
La Ragioneria dello Stato ha calcolato che la riforma Fornero, portando l’età di ritiro verso i 67 anni di età, garantirà fino al 2019 risparmi pari a 80 miliardi, che saliranno nel 2060 quando l’assegno (da fame) lo avranno quelli che hanno oggi pagato contributi salatissimi e non più quelli che hanno accumulato il monte pensionistico con l’oneroso sistema retributivo.
Non è un caso che nessun organismo internazionale (l’Unione europea, l’Ocse o il Fondo monetario internazionale) si permetta di chiedere un’ennesima riforma delle pensioni, da quando l’economista torinese ha cancellato le pensioni di anzianità.

Lavoratori in azienda fino a 67 anni: l'incubo delle imprese

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Detto questo le aziende - sempre pronte a richiamare i governi a riformare la previdenza - sono alquanto spaventate dall’idea di tenersi sul groppone un lavoratore fino a 67 anni, illicenziabile perché ancora protetto dall’articolo 18 e non più rottamabile con i soldi pubblici attraverso compiacenti casse integrazioni e mobilità, che altro non sono che scivoli alla pensione.
La cosa potrebbe peggiorare se le aziende - allettate dagli sgravi del contratto a tutele crescenti - fossero tentate dal non far rientrare parte dei 300 mila Over 40 coinvolti in processi di cassa integrazione.
Ma la produttività potrebbe anche portare alla chiusura molte imprese, in piedi adesso soltanto grazie alla Cig in deroga. E questo vorrebbe dire la creazione di nuovi esodati: gente troppo giovane per andare in quiescenza e troppo vecchia per trovare un lavoro.
PIÙ FLESSIBILITÀ IN USCITA. Per tutto questo Poletti ha annunciato in Senato di voler «rimettere mano alla riforma Fornero per attivare una maggiore flessibilità in uscita che sia graduale e sostenibile economicamente». Salvo poi aggiungere: «L'intervento potrà avvenire solo all'interno della legge di Stabilità perché è lì che bisogna quantificare e qualificare le risorse per le scelte da fare».
Al riguardo la Ragioneria, quando Damiano e l’attuale sottosegretario Pier Paolo Baretta, avevano lanciato una proposta analoga (pensionamento a 62 anni con una riduzione dell’anticipo dell’8%) aveva calcolato un costo di 4 miliardi di euro. Ma l’ex presidente di Lega Coop si è affrettato a «escludere categoricamente interventi sulle penalizzazioni previste in caso di pensionamento anticipato».
MANCANO I SOLDI. Non è ancora chiaro dove Poletti troverà i soldi. Maurizio Landini, pur non usando il termine part-time, guarda all’esempio americano e consiglia a Renzi un’uscita più morbida attraverso «la riduzione dell’orario di lavoro».
Nel Documento di economia e finanza (Def) si legge che il governo intende tagliare soprattutto sul versante degli enti locali.
L’uomo deputato alla bisogna, il commissario alla Spending review Gutgeld, prima ha annunciato controlli a tappeto sulle pensioni d’invalidità, poi, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, ha tranquillizzato il Paese: «Le pensioni non verranno toccate: abbiamo ritenuto che per ottenere un risparmio significativo avremmo dovuto toccare anche quelle da 2-3 mila euro che sono buone, ma non da ricchi. Perciò abbiamo deciso di non farlo».

Boeri: tassare gli assegni più pesanti per aiutare chi è svantaggiato

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Tutto chiaro? Non proprio. A rendere poi più caotica la situazione l’attivismo di Boeri.
Già prima di diventare presidente dell’Inps, l’economista aveva lanciato la proposta di tassare gli assegni più pesanti, per garantire un contributo di solidarietà alle categorie più giovani.
Una volta alla guida dell’istituto previdenziale ha iniziato a parlare di ricalcolare - sempre per quelle più ricche - gli assegni in essere con il sistema contributivo. Ne sanno qualcosa i ferrovieri, già 'offerti' al pubblico ludibrio dopo che l’Inps ha calcolato che il retributivo garantisce al 96% della categoria assegni superiore al 20% di quanto prenderebbero con le attuali regole.
TENSIONI CON POLETTI. Boeri dice di muoversi su due fronti: fa proposte per «introdurre una maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro» e per «ricostituire il patto intergenerazionale, magari attraverso un prelievo sulle pensioni più alte».
Pare che l’approccio del bocconiano non dispiaccia a Renzi. Ma fa imbufalire gli altri membri del governo. In maniera molto diplomatica Poletti lo ha rimesso al suo posto.
PARLAMENTO COL MINISTRO. «Oggi l'Inps», ha sostenuto il ministro, «è impegnata a un lavoro di analisi, valutazione e predisposizione di simulazioni con cui verificare quali siano le azioni più efficaci ed economicamente sostenibili, dati i vincoli che abbiamo». Più espliciti Damiano e il viceministro all’Economia, Enrico Morando: «È il ministro del Lavoro che fa la politica previdenziale». Cioè Poletti, il quale sa di avere dalla sua in parlamento uno schieramento che va dal Movimento 5 stelle e Sinistra ecologia e libertà a Forza Italia - passando per Pd, alfaniani e leghisti - pronto a pensionare la riforma Fornero.

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