Economia 14 Aprile Apr 2015 1224 14 aprile 2015

Private Equity, come deve essere il manager

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Manager in riunione Visione strategica, orientamento al risultato e internazionalità sono le prime tre caratteristiche richieste ai manager da inserire nelle società di Private Equity in fase di selezione dei candidati. E' quanto è emerso della ricerca dedicata al Private Equity condotta da Wyser, società di Gi Group di ricerca e selezione di profili di middle e senior management. Dallo studio emerge il ritratto di un “manager-imprenditore” rappresentativo di un nuovo corso per il comparto. In seconda battuta, con percentuali comunque altissime, intorno al 97%, si richiedono leadership ed etica. Seguono credibilità e reputazione, adattabilità e capacità di eseguire la visione strategica del PE (Private Equity), tensione all’innovazione; da segnalare, inoltre, nella classifica delle competenze, la disponibilità al co- investimento giudicata importante con una percentuale del 76,5, mentre chiude l’elenco la propensione al rischio, ritenuta importante solo dal 47,1% dei rispondenti. L'ETICA NON E' UN DETTAGLIO SECONDARIO. «Etica e partecipazione all’investimento, in particolare, spiccano tra le competenze meno scontate richieste ai professionisti e riflettono un’importante evoluzione del settore, tipicamente specchio e antesignano dell’andamento del mercato generale, nonché leva di sviluppo in contesti bloccati – commenta Carlo Caporale, Senior Director Italy di Wyser. Oggi al centro si pone il rilancio e la piena valorizzazione delle aziende partecipate, spesso di origine familiare, ma di grandi prospettive per lo sviluppo internazionale e da potenziare anche in termini organizzativi e di governance. Per le caratteristiche che sono emerse possiamo affermare che il segmento del Private Equity si presenta come una prospettiva molto interessante per manager che abbiano rivestito ruoli da CEO e CFO concreti, attenti e di lunga esperienza che vogliano affrontare una nuova sfida professionale con un approccio da imprenditore». QUANTO COSTANO I MANAGER. In materia di pacchetto retributivo previsto per questi ruoli, i rispondenti, aldilà della quota fissa, hanno   indicato tra gli elementi presenti nella maggior parte dei casi i benefit (l’auto, in particolare, per il 79,4%), seguiti dal variabile annuale (STI, Short Term Incentive per il 76,5%), dalla voce equity/stock options/  partecipazione (per il 67,6%) e dal variabile di medio lungo periodo (LTI equity based) indicato con la stessa   percentuale (il 61,8%) delle assicurazioni sanitarie.  E’ da evidenziare che per questi professionisti la remunerazione è composta in media solo per il 46% del   totale da una componente fissa, mentre per il 18,4% da una quota variabile annuale e per il 35,3% da un   variabile di medio/lungo periodo. «La componente variabile per queste figure professionali ha un peso decisamente superiore rispetto ai   dirigenti d’azienda tradizionali, riflesso di una mentalità imprenditoriale che si richiede al manager anche dal   punto di vista dello stipendio – precisa Caporale -. La quota variabile è fortemente legata, infatti, ai risultati   in una prospettiva sempre più di lungo periodo che si sposa con la condivisione degli obiettivi industriali del PE. Da questo punto di vista, le aziende partecipate dal Private Equity rappresentano un’opportunità  interessante anche per manager in uscita da grandi realtà disposti a “recuperare” parte del loro compenso sul campo legandolo appunti ai risultati. Chiaramente questo richiede mentalità imprenditoriale, flessibilità e apertura al nuovo».

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