Economia 16 Aprile Apr 2015 1538 16 aprile 2015

Risparmio, gli italiani non sono più formiche

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Fmi Le formiche non abitano più in Italia. Nel suo ultimo World economic outlook sulla crescita mondiale il Fondo monetario internazionale ha segnalato che l’indebitamento delle famiglie è passato negli anni della crisi (dal 2007 al 2014) dal 38,2 al 42,8 per cento. E la cosa ha un maggiore peso in Europa, dove le sofferenze bancarie, tra incagli e crediti non esigibili, superano i 900 miliardi, che pesano sulla redditività degli istituti di credito quanto sulla dinamica dei prestiti. GLI EFFETTI DEL CREDITO AL CONSUMO La Cgia di Mestre ha calcolato che nello stesso periodo preso in considerazione dal Fmi, gli anni della crisi, le famiglie italiane hanno visto viaggiare l’indebitamento verso i 20mila euro (per la precisione a 19.251 euro). Tanto che i principali istituti si sono ritrovati, nel 2013, con uno stock debito verso questo tipo clientela pari a 496,5 miliardi. Un tempo il Belpaese era conosciuto come un Paese di risparmiatori, sfruttando anche la sicurezza e l’alta redditività dei titoli di Stato, un imbattibile moltiplicatore di soldi, che spesso finanziava l’acquisto di case, il bene rifugio per eccellenza. Poi sono arrivati contemporaneamente strumenti di finanziamento come il credito al consumo e una crisi che ha avuto come primo effetto l’erosione dei salari e della capacità d’acquisto, come dimostrano le fortissime ripercussioni sulla domanda interna. C’ERA UN PAESE DI RISPARMIATORI L’Ocse ha calcolato che tra il 1997 e il 1998 il tasso di risparmio delle famiglie era ancora intorno al 20 per cento, registrando un fondamentale primato tra i paesi dell’area.  Oggi, mentre la propensione cresce tra i Paesi più industriali, il valore medio italiano è sceso tra l'8 e il 9 per cento. Molto probabilmente l’effetto scatenante è legato all’aumento delle tariffe e della tassazione. Con il risultato che le famiglie italiane, per mantenere il livello di benessere raggiunto in questi anni, hanno prima consumato quanto risparmiato negli anni, quindi hanno fatto ricorso ai prestiti bancari per l’acquisto di una vacanza, il cambio dell’auto o della moto o le ristrutturazioni della propria casa. Lo dimostra il fatto che le province con maggiore esposizione sono quelle della regione più ricca del Paese, la Lombardia, con in testa quella di Monza-Brianza, dove le famiglie hanno un debito medio di 27.544 euro. PIÙ RICCHI E PIÙ INDEBITATI Le economiste Silvia Magri e Raffaella Pico, in un report per Bankitalia, hanno infatti segnalato che per capire queste tendenze bisogna fare i conti sia con «una riduzione della domanda di finanziamenti sia da condizioni più restrittive dell’offerta». Di conseguenza, «la diminuzione del tasso di partecipazione al mercato del credito ha riguardato esclusivamente i mutui e ha interessato le famiglie a basso reddito e quelle con un capofamiglia lavoratore autonomo. Non si è invece registrata una riduzione della frequenza nel ricorso al credito al consumo; l’utilizzo di questa forma di debito è aumentato tra le famiglie meno abbienti ed è stato elevato tra quelle che hanno subito un forte calo del reddito».

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