Economia 16 Aprile Apr 2015 1144 16 aprile 2015

Usa-Cuba, ecco le opportunità all'orizzonte

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Barack Obama e Raul Castro Non è un’esagerazione dire che l’11 aprile è una data che finirà sui libri di storia: è stato il giorno dell’incontro, della stretta di mano e del bilaterale tra Barack Obama e Raul Castro, il presidente americano e il suo omologo cubano. È stato un punto di svolta nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba, un’occasione storica, come ha detto lo stesso Obama durante il Summit dei Paesi americani. Futuro, pazienza e dialogo sono le parole chiave del nuovo corso storico e di un disgelo che arriva “dopo cinquant’anni di politica che non ha funzionato”. Un passo cruciale in questo senso è stata la richiesta di Obama al Congresso americano di togliere Cuba dalla lista di Paesi sponsor del terrorismo, nella quale era stata inserita nel 1982 e di cui faceva parte insieme a Iran, Sudan e Siria (rimosse in passato Iraq, Libia, Corea del Nord e Yemen). Al di là della diplomazia, ora si apre tutta una serie di opportunità, anche commerciali. Ecco i primi effetti della distensione dei rapporti. UNA SERIE DI EVENTI STORICI. Nei giorni prima dell’incontro a Panama, Obama e Castro si erano sentiti   telefonicamente: è stata la seconda volta in cinquant’anni che un leader cubano e uno americano si sono parlati direttamente (la prima era stata a dicembre, quando Obama e Castro si erano sentiti in occasione dell’annuncio di Washington di avviare il processo di riavvicinamento). Per quanto riguarda i contatti di persona, Obama e Castro si erano stretti la mano nel 2013, nel corso dei funerali di Nelson Mandela. Nel 2000 c’era stata un’altra stretta di mano, non documentata da foto, tra l’ex presidente americano Bill Clinton e Fidel Castro, nel corso di un vertice a New York, anche se la Casa Bianca inizialmente aveva negato l’evento. Il precedente bilaterale risale invece al 1956, quando l’allora vicepresidente Richard Nixon incontrò Fidel Castro, che aveva appena preso il potere a Cuba. In quell'occasione il presidente Dwight Eisenhower non aveva voluto incontrare Fidel. PRIMI PASSI SUL VERSANTE TECNOLOGICO. Molte aziende statunitensi, soprattutto del settore tecnologico e della comunicazione, stanno valutando la possibilità di fare affari a Cuba, Paese in difficoltà economica e bisognoso di investimenti, dopo mezzo secolo di embargo. Per esempio, il colosso dello streaming video Netflix e quello delle carte di credito MasterCard hanno sbloccato i propri servizi a Cuba, anche se si tratta per ora solo di gesti poco più che simbolici. Infatti, in pochi hanno connessioni abbastanza veloci per lo streaming e la maggior parte degli enti che rilasciano le carte di credito vieta ancora le transazioni operate a Cuba. Si tratta comunque di segnali importanti, che dimostrano come le aziende americane guardino con interesse a un mercato tutto da esplorare e che può offrire grandi opportunità. OPPORTUNITÀ SUL FRONTE TURISTICO. Un altro settore in cui si apriranno grandi opportunità è quello turistico. Per arrivare a una completa apertura al turismo, dicono gli osservatori, ci vorranno tra i cinque e i dieci anni, il tempo necessario affinché Cuba costruisca le infrastrutture per sostenere la crescente domanda americana. Alcune aziende americane si sono già mosse. Per esempio, Airbnb, il portale online che mette le persone in cerca di un alloggio per brevi periodi in contatto con chi affitta appartamenti e camere, metterà a disposizione dei turisti americani un migliaio di alloggi, il 40% dei quali a L’Avana e il resto in destinazioni turistiche come Cienfuegos, sulla costa meridionale dell’isola principale. VERSO LA RIAPERTURA DEI VOLI DIRETTI. Da metà marzo il tour operator Cuba Travel Services dà la possibilità di prenotare voli diretti dall’aeroporto John F. Kennedy di New York alla capitale cubana, cosa finora vietata. Il volo, che costa circa 850 dollari, è operato da Sun Country Airlines, una compagnia aerea di Minneapolis specializzata in voli per il centro e il sud America, con aerei Boeing 737-800 da 145 posti. Secondo gli esperti, l’apertura ai voli commerciali dovrebbe arrivare entro un anno, questo mentre le delegazioni dei due Paesi potrebbero   firmare un’intesa entro la fine di aprile. Solo a gennaio ci sono stati 250 voli, mentre a febbraio 193. LA CORPORATE AMERICA SI PREPARA. Alle aziende americane la riapertura del dialogo tra Stati Uniti e Cuba piace. Da General Motors al gigante del settore agricolo Cargill, passando per il retailer di mobili Ethan Allen Interiors e Coca-Cola, molti gruppi hanno espresso soddisfazione per il disgelo in atto. “Cuba ha bisogno di qualsiasi cosa che viene prodotta negli Stati Uniti. Chiedevamo nuove politiche da 15 anni”, ha spiegato Bill Lane, direttore per gli affari governativi globali di Caterpillar, il colosso americano della produzione di veicoli e macchinari pesanti. Al momento, a Cuba lavorano aziende straniere che hanno siglato joint venture con società locali, come richiesto dalle leggi cubane. Per esempio, il colosso del tabacco inglese Imperial Tobacco collabora con realtà domestiche che producono sigari, il gruppo francese del beverage Pernod Ricard con il produttore del rum Havana Club e la catena spagnola di hotel Meliá Hotels International con alcuni alberghi cubani.

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