Economia 18 Aprile Apr 2015 1000 18 aprile 2015

Economia Usa pronta per la ripartenza

  • ...

Nei primi mesi del 2015 l’economia americana ha rallentato la rincorsa del finale dell’anno scorso. Complice il maltempo di inizio anno, un dollaro sempre più forte e qualche preoccupazione di troppo sul fronte internazionale. Ma secondo l’amministrazione Obama e la Federal Reserve non c’è motivo di preoccuparsi, perché la crescita tornerà ad accelerare. I dubbi però restano, tanto più che il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime per quest’anno e il prossimo. Le aziende, che pure per larga parte stanno tornando a crescere, come dimostrano i conti relativi al primo trimestre finora pubblicati negli Stati Uniti, preferiscono la cautela e si preparano a restituire capitale agli investitori in quantità record. Anche i mercati, dopo la cavalcata dell’anno scorso, procedono in positivo, ma con passo più cauto, come dimostra anche il minor numero di quotazioni a Wall Street. Ecco cosa bisogna tenere presente per avere un quadro della situazione. IL FMI HA TAGLIATO LE STIME I dati macroeconomici di inizio 2015 hanno dipinto un quadro in chiaroscuro. I miglioramenti del mercato del lavoro sono proseguiti, ma a un passo più lento: il tasso di   disoccupazione è sceso al 5,5%, ma negli ultimi mesi sono stati creati meno posti di lavoro del previsto e la partecipazione alla forza lavoro continua ad attestarsi ai minimi in   trent’anni. Anche l’inflazione continua a essere molto al di sotto del target del 2% giudicato ottimale dalla Federal Reserve. Per tutti questi motivi, il Fmi ha tagliato le stime di crescita: il Pil salirà del 3,1% nel 2015 e nel 2016, contro il +3,6% e il +3,3% atteso in precedenza. Se è vero che l’istituto di Washington parla di condizioni ancora favorevoli per una robusta performance nell’anno in corso, grazie a prezzi energetici bassi, inflazione contenuta, una riduzione del freno fiscale e un miglioramento dei bilanci e del mercato immobiliare residenziale, è anche vero che il “quadro è meno ottimistico”, come ha fatto notare il Fmi. DUBBI E DIVISIONI ALL’INTERNO DELLA FED Per tutti questi motivi aumentano anche i dubbi all’interno della Federal Reserve sull’opportunità di cominciare nel breve termine ad alzare il costo del denaro, fermo al   minimo storico da dicembre 2008. Più di uno dei governatori della divisioni locali della Banca centrale americana hanno aperto alla possibilità di «aspettare un po’ di più» prima di aumentare i tassi di interesse, cosa che secondo molti osservatori avverrà durante la riunione di giugno. «Penso sia molto desiderabile che al momento del primo rialzo ci sia un quadro economico in linea con i criteri che la Fed ha fissato come base per le proprie decisioni», ha detto il governatore della Fed di Atlanta Dennis Lockhart, che comunque non ritiene che l’economia stia entrando in una fase di stallo. Detto questo c’è anche chi è convinto che il momento sia giusto per cominciare a inasprire la politica monetaria americana: «Non c’è il giusto allineamento tra il fronte della politica monetaria, ancora in modalità di emergenza, e l’economia, che è ragionevolmente vicina alla normalità», ha detto il governatore della Fed di St. Louis James Bullard. AZIENDE VERSO BUYBACK E DIVIDENDI RECORD Anche le aziende, preoccupate per il rallentamento delle economie emergenti e in ansia per il ritmo lento della ripresa in alcune economie avanzate, preferiscono ridurre gli   investimenti in conto capitale e premiare maggiormente gli azionisti. Secondo le stime le aziende americane restituiranno contante per 1.000 miliardi di dollari tra buyback e   dividendi, la cifra più alta mai toccata negli Stati Uniti. Secondo l’S&P Dow Jones Indices, nel 2014 gli azionisti americani hanno ricevuto 903 miliardi di dollari, di cui 350 miliardi sotto forma di dividendi e 553 miliardi tramite il riacquisto di titoli propri. Negli ultimi quattro anni, i dividendi sono saliti di una media del 14% all’anno e secondo gli analisti continueranno ad aumentare anche quest’anno, arrivando a 400 miliardi di   dollari. Per quanto riguarda i buyback, secondo le stime di Goldman Sachs nel 2015 si potrà arrivare a 604 miliardi. IPO A PASSO PIÙ LENTO A WALL STREET Nella prima parte dell’anno le quotazioni alla Borsa americana non sono state molto numerose e gli investitori sperano che nuova spinta potrà arrivare nei prossimi mesi,   granzie anche al fronte tecnologico. Un segnale in questo senso è arrivato il 16 aprile, come le quotazioni di Etsy, Party City e Virtu Financial. Secondo i dati di Dealogic,   quest'anno sono state solo 41 le Ipo a Wall Street, con una raccolta di 6,7 miliardi di   dollari, il livello più basso dal 2010. Il dato è nettamente inferiore allo stesso periodo dell’anno scorso: nei primi mesi del 2014 le quotazioni erano state 94, con una raccolta di 20 miliardi di dollari. Secondo gli osservatori, una ripresa del settore potrà arrivare nei prossimi mesi, complice il miglioramento dell’economia americana e l’andamento in generale positivo del mercato azionario (finora nel 2015 il Dow Jones guadagna l’1,6% e   lo S&P 500, il listino di riferimento, il 2,2% circa).

Articoli Correlati

Potresti esserti perso