Economia 22 Aprile Apr 2015 1241 22 aprile 2015

Tesco, il carrello piange

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Tesco È il peggiore risultato di sempre nella storia del colosso britannico: Tesco ha annunciato perdite per  6,4 miliardi di sterline, quasi nove miliardi di euro. Secondo l’esercizio 2014-2015, a pesare sui conti del colosso della distribuzione una pesante svalutazione immobiliare e le difficoltà sul mercato nazionale: le vendite sono in calo, oltre il 3 percento in un anno. La compagnia ha ammesso di soffrire la forte competizione delle catene discount, particolarmente in Irlanda dove il calo delle vendite ha raggiunto il 6,3%. VERSO LA CHIUSURA 43 FILIALI. La situazione critica della compagnia aveva già portato a prevedere la chiusura di 43 filiali entro la fine del mese. Ma ora, con il capitombolo delle ultime 53 settimane, gli analisti ipotizzano che il numero delle serrande che si abbasseranno per sempre potrebbe aumentare esponenzialmente, arrivando a chiudere fino a 200 punti vendita in poco tempo. Per il gruppo gli ultimi dodici mesi sono stati davvero orribili, sopratutto se si considera che l'esercizio precedente era stato chiuso con un utile netto di 974 milioni di sterline. «È stato un anno davvero difficile per Tesco - ha detto in una nota Dave Lewis, il Ceo della compagnia - i risultati che abbiamo pubblicato oggi riflettono un deterioramento nel mercato e,  in maniera più significativa, un erosione della nostra competitività negli ultimi anni. Dobbiamo affrontare questa realtà, cercare di tirare una riga sul passato e cominciare a ricostruire, e in realtà abbiamo già visto alcuni segnali incoraggianti». Negli ultimi sei mesi, ha aggiunto Lewis, «abbiamo rimesso il consumatore al centro di tutto ciò che facciamo. Concentrandoci sulla disponibilità, il servizio e la riduzione dei prezzi abbiamo visto un solido incremento nel flusso, nelle transazioni e nei volumi. Sono in aumento i consumatori che stanno comprando da Tesco». TAGLIATI 10MILA POSTI DI LAVORO. Nonostante i proclami di obiettivi futuri, la situazione del gigante della distribuzione è tutt’altro che rosea. La riorganizzazione proposta appena un paio di mesi fa, con la chiusura dei punti vendita poco produttivi e un ampio cambiamento nelle modalità di gestione di quelli rimanenti per ottimizzare le spese avrebbero portato come diretta conseguenza il taglio di diecimila posti di lavoro, fra cui anche molte posizioni dirigenziali presso il quartier generale di Cheshunt, in Hertfordshire. E se le chiusure saranno più delle 43 previste entro la fine di aprile, il numero dei licenziamenti potrebbe salire di molto. A rendere tale l’annus horribilis del terzo gruppo al mondo del settore, dopo Wal-Mart e Carrefour, c’era stato l’annuncio lo scorso 22 settembre di aver sovrastimato gli utili del primo semestre per ben 250 milioni di sterline, pari a circa 317 milioni di euro, e di aver quindi avviato un’indagine sulle procedure contabili interne. Le stime sui risultati operativi del colosso della distribuzione erano state di 1,1 miliardi di sterline (1,4 miliardi di euro). LA BORSA NON PERDONA: -12%. Un errore punito dalla Borsa di Londra con un tonfo del titolo di quasi il 12 percento. E a mettere a posto i conti non è bastato nemmeno il maxi investimento che è arrivato sul titolo da Mike Ashley, alla guida Sports Direct International Plc, il più grande rivenditore di articoli sportivi del Regno Unito, e che proprio attraverso Sports Direct aveva opzionato pochi giorni dopo il tonfo, il 29 settembre, più di 23 milioni di azioni della Tesco, l’equivalente dello 0,28% del capitale azionario. La sua società era già in trattative con la catena di distribuzione per entrare in alcuni dei suoi più grandi ipermercati con corner dedicati allo sport. IN CALO LA QUOTA DI MERCATO. A oggi, Tesco ha circa il 28,4% del mercato britannico, contro il 30,1% del 2012. Sebbene ci siano timidi segnali di ripresa, come evidenziato da Lewis, con un incremento delle vendite del 1,1%, dopo un trend al ribasso che durava da 18 mesi è innegabile che la crisi è profonda e riguarda tutti i colossi del settore, che vedono continuamente erose le loro quote di mercato mentre spopolano discount e negozi come Poundland, che ha recentemente superato il traguardo del miliardo di sterline di vendite annue, festeggiando un fatturato pari a tre volte quello registrato nel 2006, un risultato che gli consente di sognare i mille punti vendita tra Gran Bretagna e Irlanda, 400 in più degli attuali. E anche catene discount come Lidl e Aldi continuano ad avanzare, costringendo i biga ripensare le loro attività.

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