Crisi Sharing Economy 140903175501
MUM AT WORK 25 Aprile Apr 2015 1400 25 aprile 2015

Baby sitter e vestitini: facciamo sharing economy

Il 24% delle mamme ha utilizzato i servizi di condivisione. Una nuova opportunità.

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C’è Ciao MaMI e Armadio Verde. E PianoC.
Applicazioni, siti e progetti che mettono insieme un nuovo modo di lavorare e creare valore, la sharing economy, e il mondo - digitale - delle mamme.
«LA PROPRIETÀ NON CONTA». Federico Capeci, Ceo di Tns Italia, società leader al mondo di ricerche di mercato e primo in Italia ad aver condotto studi sulla sharing economy, spiega a Lettera43.it: «Emerge la consapevolezza che la proprietà non è più quello che interessa alle persone. Lo status symbol non ha più appeal e se non riesco a sfruttare fino in fondo le potenzialità di un bene, lo condivido e lo metto in comune con altri. Questo mi dà la possibilità di non sprecare e contribuire ad avere un mondo più sostenibile».
Che il possesso non sia più così fondamentale lo dimostra anche il fatto che aziende che stanno conquistando il mondo - e che sono al centro della discussione sulla sharing economy - come Uber e Airbnb non posseggono ciò che vendono. Uber non possiede auto, Airbnb non possiede stanze.
«MAMME, CHE COMMUNITY». Marta Mainieri, fondatrice di Collaboriamo.org, piattaforma di informazione e servizi sulla sharing economy, aggiunge che ingredienti per ottenere un’economia condivisa sono «l’incontro tra pari - come è accaduto per la prima social street, quella di via Fondazza a Bologna, nata su Facebook per volontà di un papà, Federico Bastiani, che cercava amici con i quali far giocare suo figlio - poi ci può essere scambio di denaro oppure no».
Si condivide un bene e si crea valore attraverso una community online, ma molte esperienze di sharing economy sono radicate sul territorio, pur utilizzando app o siti web.
Per Mainieri «le mamme sono una community forte online e questo fa sì che possano usare le sharing economy con più disinvoltura rispetto ad altri target».

Il 24% delle mamme hanno praticato servizi di sharing

Lo confermano i dati sulle mamme e l’economia condivisa in Italia sviluppati da Capeci in esclusiva per Lettera43.it.
Hanno praticato servizi di sharing (offrendo o usufruendone) il 24% delle mamme di figli 0-14 anni che hanno accesso a internet.
Un dato un po’ maggiore del totale della popolazione online (22%).
E circa la metà delle mamme (48%) è comunque aperta a poterlo fare in futuro, mentre solo il 18% dichiara che sono servizi che non userebbe mai.
COSÌ SI RISPARMIA. Tra le principali motivazioni di adesione: il risparmio economico (31% molto importante - 56% abbastanza), lo stimolo alla creatività (28% - 60%), il rispetto dell'ambiente (23% - 58%).
Il fatto che la sharing economy rappresenti «una bella risposta al consumismo» è dichiarato dall'84% delle mamme.
Rimane il tema della mancanza di regolamentazione giuridica e fiscale di queste pratiche: l'89% dichiara che userebbe o userebbe di più questi servizi se vi fosse un quadro di riferimento chiaro. (Fonte: ricerca condotta per Collaboriamo.org - 1.000 casi rappresentativi utenti internet italiani).

Si condividono spazi e baby sitter

L’economia collaborativa potrebbe rappresentare un’opportunità per le mamme.
Sia per quelle che lavorano e hanno bisogno di gestire al meglio la casa e il loro tempo libero con il bambino, sia per quelle che un lavoro lo stanno cercando.
Le mamme per lavorare potrebbero usare servizi di sharing economy come gli spazi e le baby sitter condivise di PianoC, l’Alvere o LabAltobello.
SCAMBIO DI VESTITINI. Per cercare un impiego possono cliccare su Tabbid. Per farsi aiutare per la gestione dei bambini possono utilizzare app come Le Cicogne e per scambiare vestitini firmati il sito Armadio Verde.
Per le mamme in visita ad Expo è nata l’app CiaoMaMi. Creata da 5 universitari permette alle mamme in visita di utilizzare passeggini e altri prodotti per bimbi condivisi dalle mamme milanesi, che postano sul sito foto dei prodotti che intendono condividere.
L'OPPORTUNITÀ EXPO. Serena Cerutti, 23 anni, racconta a L43: «Durante un corso, una nostra professoressa ci ha detto che all’Expo sono attesi 20 milioni di visitatori, 13 dei quali saranno famiglie con bambini. Quindi, all’inizio per gioco, abbiamo pensato a soluzioni per aiutare mamme e papà a viaggiare leggeri».
Il guadagno? Sulle traduzioni. «Se due mamme hanno difficoltà a capirsi perché non parlano la stessa lingua, noi che veniamo tutti dalla scuola interpreti e traduttori, facciamo da tramite».
CiaoMaMi fa cassa e la mamma-turista sicuramente risparmia rispetto ad affittare o viaggiare con un passeggino al seguito.
Anche questa è sharing economy per mamme, che muove il mercato e crea opportunità di lavoro. E di risparmio.

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