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CONTI IN TASCA 26 Aprile Apr 2015 2226 26 aprile 2015

Derivati, il Tesoro si difende: spesi 3 miliardi l'anno

 

Un portavoce del ministero snocciola le cifre. Nel 2014 un costo di 3,5 miliardi.

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La sede del ministero dell'Economia.

È battaglia sulle cifre che il nostro Paese ha sborsato per i contratti derivati sottoscritti dal ministero del Tesoro. Secondo un portavoce del dicastero, l'Italia in 4 anni ha speso per i contratti derivati 12,4 miliardi di euro (non 16,95), con una media di circa 3 miliardi all'anno, che rappresenta il 3,7% dell'intera spesa per la gestione del debito pubblico che si è aggirata intorno agli 80 miliardi l'anno. Continua, via mezzi di stampa tradizionali ma anche, e soprattutto, sui social, la diatriba sui contratti derivati. Ultima puntata: un funzionario del Tesoro ha pubblicato in via informale un'analisi preliminare su quali siano effettivamente i numeri, dopo che nei giorni scorsi sono rimbalzati calcoli diversi.
SPESI CIRCA 12 MILIARDI. «La cifra più alta», si spiega, «deriva dalla somma della spesa effettiva per Financial derivates con aggiustamenti contabili che non corrispondono a esborsi, anche se contabilmente incrementano il debito. Quindi, per il Tesoro, i 'soldi veri' sono appunto circa 12 miliardi, una cifra inferiore per un terzo a quella denunciata».

Nel 2014 il costo dei derivati è stato di 3,5 miliardi

La Pa ha ancora debiti con le aziende per circa 35 miliardi di euro secondo i conti della Cgia di Mestre.

Anzi, secondo il portavoce del ministero, guardando la tavola di Eurostat 'Central government e non quella 'general government' l'esborso (la spesa effettiva) sarebbe ancora più contenuta: 11,9 miliardi. Allo stesso modo nel solo 2014 la «spesa effettiva ammonta a 3,5 miliardi» e non sarebbe corretto quindi indicare che l'esborso per i derivati si sia «mangiato» l'intero risparmio da calo dello spread, anche perché «il minor costo della gestione del debito registrato nel 2014 rispetto al 2013 è complessivo: il risparmio così calcolato tiene conto tanto del calo degli interessi quanto della spesa per derivati. Si potrebbe eventualmente sostenere che senza derivati la Repubblica Italiana avrebbe risparmiato più di 2,76 miliardi», ma non bisogna dimenticare che i contratti derivati sono necessari a compensare le oscillazioni dei tassi di interesse su una parte dei titoli di debito pubblico emessi sul mercato.
«SENZA DERIVATI AVREMMO RISPARMIATO DI PIÙ». C'è stato un minor costo nel 2014 rispetto al 2013, ma «siccome nel 2014 il debito è cresciuto rispetto al 2013, il confronto non ha alcun valore esplicativo. Il risparmio va piuttosto calcolato come la differenza tra quanto abbiamo speso e quanto avevamo previsto di spendere nello stesso anno 2014, quando ritenevamo che i tassi sarebbero stati più alti».
Il calcolo, ha spiegato il funzionario, si può fare a partire dal Def. Il risparmio per la gestione del debito nel 2014 è stato di 14,4 miliardi (12 miliardi rispetto alle stime del Def 2013 e 4 miliardi rispetto alle stime dello stesso Drf 2014; comunque più del 2,76, che misura soltanto il minor costo tra un anno e l'altro).
«DERIVATI COME UN'ASSICURAZIONE». Al Tesoro si invita infine a non slegare la spesa per derivati da quella per interessi perché «la missione dei derivati 'swap' sui tassi d'interesse consiste nella stabilizzazione del costo di gestione del debito pubblico: offrono flussi positivi quando i tassi salgono, negativi quando scendono». Insomma la gestione del debito pubblico include due componenti: spesa per interessi e flussi finanziari (che possono essere positivi o negativi) da derivati. La seconda componente compensa sempre la prima: comporta un costo quando l'evento non si verifica (esattamente come un'assicurazione) ma protegge i conti pubblici da repentine impennate dei tassi.

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