Economia 28 Aprile Apr 2015 1800 28 aprile 2015

Apple aumenta i prezzi e guadagna clienti

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Apple L’ultimo trimestre di Apple, il suo secondo fiscale, si è chiuso con risultati superiori alle previsioni. Numeri molto positivi, anche se non record, ma era del resto difficile superare la performance dei tre mesi precedenti (75 milioni di iPhone venduti, utile per 3,06 dollari per azione, in rialzo del 38%, su un giro d'affari di 74,6 miliardi di dollari, +30%). Al di là dell’aumento di profitti (+33%), fatturato (+27%) e dividendi (+11%), il colosso di Cupertino è riuscito a fare una cosa assai rara, soprattutto in un contesto spietato come quello dell’elettronica di consumo: guadagnare quote di mercato pur aumentando i prezzi dei prodotti. E proprio questo è uno dei punti su cui Apple intende far leva in futuro. Ecco cosa bisogna sapere. PROFITTI E FATTURATO OLTRE LE STIME Guardando ai conti, Apple ha registrato profitti netti per 13,57 miliardi di dollari, 2,33 dollari per azione (meglio dei 2,16 dollari attesi dagli analisti). Il fatturato è salito a 58,01 miliardi, anche in questo caso più dei 56,1 previsti. Apple negli ultimi sei mesi ha visto salire il proprio fatturato di oltre 29 miliardi, cifra che corrisponde più o meno all’intero giro d’affari annuale di un colosso come Nike. Il margine lordo, misura della redditività tolti i costi di produzione, si è attestato al 40,8%, mentre le previsioni erano per un range tra il 38,5 e il 39,5%. «Siamo entusiasti dalla continua forza degli iPhone, dei Mac e di Apple Store, che ha fatto segnare il migliore secondo trimestre di sempre», ha detto l’amministratore delegato Tim Cook.

Tim Cook BOOM VENDITE IPHONE, PREZZI NON SPAVENTANO Grazie ai nuovi iPhone 6 e 6 Plus, gli smartphone con schermo più grande lanciati lo scorso autunno, Apple ha venduto 61,2 milioni di telefoni, il 40% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La maggior parte delle vendite è concentrata sui mercati emergenti (bene in particolare la Cina, con un aumento del 70% degli acquisti). Il prezzo medio di vendita degli iPhone nell’ultimo trimestre è stato di 659 dollari, 60 dollari in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma Apple ha comunque guadagnato quote di mercato: secondo la società di ricerca Gartner, Cupertino ha controlla il 20,4% del mercato, contro il 18% dell’anno scorso, una cosa non di poco conto se si pensa che il giro d’affari del settore del consumer electronics valeva nel 2014 oltre 216 miliardi solo negli Stati Uniti e secondo le stime salirà quest’anno a 223 miliardi. “I nostri smartphone rubano clienti alle rivali, rispetto al passato sono molti di più quelli che passano ad Apple”, ha detto l’amministratore delegato Tim Cook. A PASSO PIÙ LENTO GLI ALTRI PRODOTTI Le vendite di iPad continuano a soffrire (-29% a 5,428 miliardi), complice la presenza sul mercato di smartphone con schermi più grandi e laptop sempre più leggeri: ne sono stati venduti 12,623 milioni, il 23% in meno rispetto al primo trimestre del 2014 e il 41% in meno dai tre mesi precedenti. In affanno anche i computer Mac (+2% a 5,6 miliardi i ricavi, ma -19% negli ultimi tre mesi): ne sono stati consegnati 4,563 milioni, il 10% in più rispetto all’anno scorso ma in ribasso del 17% dal precedente trimestre. La categoria “altri prodotti”, che include Apple TV, Beats Electronics, iPod e accessori di parti terze, il fatturato è sceso in un anno del 10% a 1,69 miliardi di dollari. Servizi come iTunes Store, App Store, Mac App Store, iBooks Store, AppleCare e Apple Pay hanno visto salire complessivamente il fatturato del 9%.

In Cina le vendite di iphone sono cresciute del 70% IL DOLLARO FORTE PESA SULLE VENDITE Le vendite all’estero hanno rappresentato il 69% del totale, ma il fatturato avrebbe potuto essere ancora superiore, se non fosse stato per l’impatto del dollaro forte, che lo ha ridotto di 6 punti percentuali. E l’effetto continuerà a farsi sentire anche nei tre mesi in corso, pesando in negativo per 8 punti percentuali. Il rafforzamento del biglietto verde, nel primo trimestre ha già pesato per 20 miliardi di dollari sulle grandi aziende americane e arriva dopo anni in cui le multinazionali americane hanno tratto vantaggio da una combinazione favorevole di dollaro debole e solida espansione sui mercati emergenti. «Il rafforzamento del dollaro è stato un problema maggiore di quanto si pensasse», ha detto Dan Greenhaus, capo economista di Btig. LA CINA SUPERA L’EUROPA COME SECONDO MERCATO  Poco è cambiato in cima alla piramide: il mercato di riferimento di Apple continuano a   essere gli Stati Uniti, dove nel trimestre le vendite sono salite a 21,3 miliardi di dollari (+19% dallo stesso periodo dell’anno scorso, ma il 30% in meno dal primo trimestre   fiscale, che includeva il periodo natalizio). Molto è cambiato invece subito dopo: il secondo maggiore marcato non è più l’Europa, dove le vendite sono state pari a 12,2   miliardi di dollari, il 12% in più dall’anno scorso e il 29% in meno dai tre mesi a dicembre, ma la Cina. Nel Paese della Muraglia il fatturato è balzato a 16,8 miliardi, il   71% in più rispetto al 2014 e il 4% in più dal precedente trimestre. «Crediamo molto nella Cina, è un mercato incredibile», ha detto Cook. AZIONISTI PREMIATI: DIVIDENDI IN RIALZO Apple ha staccato cedole dell’11% più alte e ha aumentato di 50 miliardi di dollari, a 140 miliardi, il programma di riacquisto di titoli propri. Complessivamente, gli azionisti si vedranno restituire 200 miliardi di dollari tra buyback e dividendi da qui a marzo 2017. Non male, tanto più che la società aveva promesso di restituire 130 miliardi di dollari entro la fine del 2015. Del resto Apple ha abbondante liquidità a disposizione: a fine marzo il cash era arrivato a 193,5 miliardi di dollari, contro i 178 miliardi di fine dicembre. Da quando ha avviato il programma di ritorno di capitale nel 2012, Apple ha versato agli azionisti 112 miliardi di dollari e nello stesso periodo la liquidità è aumentata di 76 miliardi.

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