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BASSA MAREA 28 Aprile Apr 2015 1152 28 aprile 2015

Varoufakis, basta lezioni: Terminator ha fallito

Doveva salvare la Grecia. Si è solo inimicato i colleghi europei. E anche Tsipras lo scarica.

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Yanis Varoufakis.

Non a tutti i ministri del Tesoro e delle Finanze riesce il colpaccio di diventare un sex symbol e un Terminator.
Al professor Yanis Varoufakis, economista greco da un anno all’Università del Texas, Austin, e da gennaio 2015 ministro greco delle Finanze, il colpo è riuscito.
È diventato uno stiloso essere bionico e un sex symbol, ha toccato cioè il cuore di varie signore in giro per il mondo con quel suo look (è migliorato invecchiando, da giovane era piuttosto scorfano) da bel tenebroso. E un bel tenebroso pronto a cantarle, a quei signori di Bruxelles, Francoforte e Berlino.
VAROUFAKIS NON HA CENTRATO L'OBIETTIVO. Ma quel successo ha anche contribuito a non fargli affatto centrare il secondo obiettivo, quello vero: salvare la Grecia, protagonista della più grande ristrutturazione del debito sovrano che si ricordi. Visti i primi passi, era facile prevedere fin dall’inizio che avrebbe fallito (si veda in questa rubrica gli articoli Tsipras-Varoufakis, troppi errori tattici e bluff del 10 febbraio e Varoufakis, professorino che infastidisce l’Europa del 10 marzo)
La Grecia ha un debito monstre di 315 e più miliardi di euro, per tre quarti sotto varie forme con l’area euro. Varoufakis doveva ottenere ulteriori crediti per pagare quelli in scadenza, instaurare buoni rapporti che consentissero di tirare avanti, di ristrutturazione in ristrutturazione, diminuendo sempre le restituzioni reali (tassi sempre più bassi e tempi sempre più lunghi), e consentendo alla fine a un suo successore, a tempo debito, di ottenere una di fatto cancellazione di una parte cospicua. Così finiscono i debiti sovrani ingestibili.
I COLLEGHI LO SCARICANO. Varoufakis ha preferito invece contestare il comportamento dell’area euro e di Bruxelles, e anche quello del Fondo Monetario, non senza qualche ragione (più che salvare la Grecia, l’Europa inizialmente aveva salvato le proprie banche che avevano incautamente prestato ad Atene), ma da una posizione ovviamente di estrema debolezza. Inoltre, avendo le sue teorie accademiche su che cosa dovrebbe fare l’Europa e non solo nel caso greco, ma anche per l’euro, non ha resistito a qualche lezione. Si può immaginare.
E venerdì a Riga in Lettonia, i ministri del Tesoro dell'Unione, riuniti insieme con il governatore della Banca centrale europea per sentire che sta facendo Atene e come procedere, non hanno più resistito: «Perditempo, giocatore d’azzardo e dilettante» (quindi nemmeno un professionista del tavolo verde) sono stati gli epiteti usati nei confronti di Varoufakis secondo una dettagliata ricostruzione dell’agenzia Bloomberg.
Le dichiarazioni secche e molto risentite di vari ministri hanno confermato che, anche non fossero state quelle le parole precise, il senso è stato quello. Equivale a mandare a dire ad Atene: noi con quel signore lì non vogliamo più avere a che fare.

Atene è tenuta a galla da Efsf e Bce

Angela Merkel e Alexis Tsipras.

Atene sta finendo la liquidità anche se un “tesoretto” potrebbe, secondo buone fonti, darle qualche settimana in più. L’elenco delle scadenze da pagare è impressionante, tra restituzioni a Fmi, scadenza di titoli pubblici a breve, e poi il 20 luglio e il 20 agosto due mega trance di titoli a lunga.
Il Paese, da cui sono usciti da gennaio a marzo non meno di 30 miliardi di euro di depositi bancari in cerca di salvezza, è tenuto a galla dall’Efsf (European Financial Stability Facility) che ha dato ad Atene in totale 141 miliardi di euro da restituire a partire dal 2023 e all’1,5% come se la Grecia fosse un ottimo debitore da tripla A – condizioni generose quindi - e dalla Bce attraverso in particolare l’Ela (Emergency Liquidity Asssitance) che tiene in vita le banche altrimenti al collasso. Più prestiti bilaterali dei Paesi euro, Italia compresa, per circa 53 miliardi. Più altri, Fmi in testa.
Ora, non erano passate due settimane dalla sua nomina, a gennaio, e Varoufakis adottava una strategia di dubbio effetto: richieste precise di anticipi (crediti) e dilazioni (debiti) e altro, e impegni imprecisi da parte di Atene.
I GRECI VOGLIONO RESTARE NELL'EURO. Da qui lo sfogo dei partner, a Riga. A cui Varoufakis ha risposto con maldestra arroganza, con un tweet in cui si mette nei panni di Franklin Delano Roosevelt. Nella campagna per la sua prima rielezione Roosevelt arringò la platea al Madison Square Garden il 31 ottobre 1936, tre giorni prima del voto, dicendo, riferendosi ai nemici del New Deal e a Wall Street in particolare. «Sono unanimi nel loro odio verso di me e il loro odio mi fa piacere». And I welcome their hatred. Già, ma era Roosevelt. E non il ministro di una piccola nazione indebitata fino al collo. Varoufakis ha twittato la frase rooseveltiana, confermando i pessimi rapporti e sfidando i colleghi. Scelta improvvida, per un grande debitore.
Il vento in Grecia sta cambiando per le fortune del governo Tsipras, dicono numerosi sondaggi, la popolazione non vuole il confronto con Bruxelles e Berlino, vuole restare nell’euro con una maggioranza di tre a uno. E vuole certo una austerità meno soffocante. «Non possiamo pensare di procedere», ha scritto il conservatore I Kathimerini, il primo quotidiano ateniese, «semplicemente con le critiche dei ministri greci agli altri ministri europei».
IL PAESE VA VERSO IL DEFAULT. La Grecia sembra avviata a un default, a non onorare cioè una o più scadenze. Ma su che, fare default? Non sugli 1,7 miliardi di stipendi e pensioni al mese. I candidati più probabili sembrano la Bce e il Fmi, perché solo qui ci sarebbe qualche sollievo a breve termine. Ma questo non vorrebbe dire l’uscita dall’euro, che solo un 20% di greci è pronto ad affrontare, non avendo forse valutato bene le conseguenze. Fatto il default, Tsipras che punta tutto su Merkel, spera che Berlino tragga un coniglio dal cappello. E che si possa ripartire
Ma a quel punto il professor Varoufakis sarà già tornato davvero in cattedra. Il governo Tsipras gli ha dichiarato lunedì 27 aprile «sostegno» dopo Riga, ma ha cambiato la squadra che tratta con l’Europa. E l’opposizione chiede le sue dimissioni.

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