Economia 30 Aprile Apr 2015 1052 30 aprile 2015

Fed, tasso d'interesse invariato

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Janet Yellen Alla riunione del Fomc, il comitato monetario della Federal Reserve, non tutto è andato come doveva andare. La Banca centrale americana da un lato ha lasciato il costo del denaro invariato al minimo storico, non ha dato uno scadenzario preciso sull’aumento dei tassi di interesse, ma non ha escluso che questo possa avvenire a giugno. Tuttavia ci sono dei ma, che rendono lo scenario molto più incerto di quanto non lo fosse anche solo qualche settimana fa, quando gli esperti scommettevano quasi con certezza che il primo giro di vite sarebbe arrivato a giugno. Se è vero che la Fed parla di “fattori transitori” che stanno rallentando la crescita nei primi mesi del 2015, lo è anche il fatto che più di un indicatore ha messo in luce che l’economia potrebbe avere ancora bisogno dell’aiuto della Fed. Ecco cosa bisogna sapere. ECONOMIA USA A PASSO PIÙ LENTO L’economia americana è senza dubbio in espansione e molti dei Paesi avanzati, Italia compresa, farebbero carte false per avere dati sul Pil analoghi a quelli americani. Però è un dato di fatto anche che la crescita ha rallentato il passo negli ultimi mesi: nel terzo trimestre 2014 il Pil aveva fatto segnare un +5% che aveva spinto gli analisti a prevedere un primo rialzo dei tassi di interesse anche prima di giugno 2015, poi però nel quarto trimestre la crescita è stata più lenta (+2,2%) e nei primi tre mesi di quest’anno ha rallentato ulteriormente a un modesto +0,2%. A onor del vero va detto che nel primo trimestre la congiuntura, complice il freddo invernale, è sempre meno solida (l’anno scorso il Pil si era contratto del 2,1%), ma la scusante regge solo fino a un certo punto, specie se si aggiunge il fatto che anche i progressi del mercato del lavoro si sono fatti più lenti. ANCHE IL LAVORO CRESCE MENO La Fed ha fatto notare che i progressi “sono stati più moderati e il tasso di disoccupazione è rimasto stabile” e i numeri confermano. In marzo le aziende americane hanno creato molti meno posti di lavoro del previsto (+126.000) e al passo più lento da dicembre 2013. Nel primo trimestre, l’incremento medio mensile è stato di 197.000 posti di lavoro, meno della media di 324.000 dello stesso periodo del 2014. Tutte cose che non fanno che alimentare i dubbi, tanto più che i salari continuano a crescere a passo lento. Inoltre, il tasso di disoccupazione, invariato al 5,5% a marzo, si è abbassato dell’1,7% da agosto 2013, quando si attestava al 7,2%, ma nonostante il ribasso, resta al di sopra della media tra il 4 e il 5% di prima della recessione. Preoccupa infine il fatto che la partecipazione alla forza lavoro, è calata dal 62,8 al 62,7%, riavvicinandosi ai minimi dal 1978 e restando molto al di sotto del 66% di prima della recessione. FED IN DUBBIO SU AUMENTO TASSI A GIUGNO La Federal Reserve ha comunque fatto notare che i redditi delle famiglie sono in aumento e che la fiducia di consumatori e imprese sta migliorando. Ma, come detto, il quadro è molto meno nitido rispetto ad alcune settimane fa e la Banca centrale americana ha detto più volte che sono necessari chiari e solidi segnali di rafforzamento dell’economia prima di cominciare ad aumentare il costo del denaro, fermo a un range tra 0 e 0,25% da dicembre 2008 (il primo rialzo è ancora precedente, risale al 2006). Per il momento, mentre gli analisti sono sempre più convinti che il primo giro di vite arriverà dopo giugno, la Fed si tiene aperte tutte le possibilità e spiega che il rialzo “avverrà se il Fomc   sarà ragionevolmente fiducioso che l’inflazione possa ritornare verso il target del 2% e che il mercato del lavoro possa continuare a migliorare”. COSA FARÀ L’ISTITUTO GUIDATO DA YELLEN Tutto da capire poi cosa succederà esattamente quando la Fed comincerà ad aumentare il costo del denaro. L’istituto guidato da Janet Yellen ha più volte fatto voto di chiarezza e trasparenza, in modo da non cogliere di sorpresa i mercati con mosse inattese, e anche durante la riunione del 28 e 29 aprile ha confermato questa linea: “Quando la Fed deciderà di iniziare a rimuovere la politica accomodante, adotterà un approccio bilanciato nel rispetto dei suoi obiettivi di lungo termine di piena occupazione e inflazione al 2%”, si legge nel comunicato. Tradotto significa che i rialzi saranno graduali, in modo da verificare di volta in volta l’effetto sull’economia. Nulla vieta, aveva detto in passato Yellen, che dopo avere alzato i tassi di interesse si torni a tagliarli di nuovo nel caso in cui la congiuntura ne risentisse troppo.

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