SOLIDARIETÀ 30 Aprile Apr 2015 0800 30 aprile 2015

Nepal, il rischio truffa dietro i fondi dati in beneficenza

Ad Haiti 'disperso' il 66% delle donazioni. Senza controlli. Né trasparenza. Foto. Aiuti al Nepal? Sì, ma su canali registrati. O si gonfia solo il business delle Ong.

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Subito dopo i soccorsi si palesano i numeri verdi, le campagne dei grandi giornali e dei tg, i volontari porta a porta o i banchetti che un tempo consegnavano bollettini e adesso si 'accontentano' di fornire un foglietto con un link.
Anche per il terremoto in Nepal è partita la macchina della beneficenza internazionale (guarda le foto).
Indispensabile per rimettere in sesto un Paese già povero e che nel sisma potrebbe avere visto morire anche 10 mila persone. Ma non sempre alle buone intenzioni seguono buone azioni.
UN'INDUSTRIA PARALLELA. Sulla prima pagina della britannica 'Charity commission' - poche ore dopo le prime scosse - è comparso un post che la dice lunga sull'industria parallela della beneficenza.
Si legge: «La Charity commission sta incoraggiando la popolazione ad aiutare chi è stato colpito dal disastro del terremoto in Nepal, ma donate soltanto attraverso istituzioni registrate».
IN ITALIA ZERO REGOLE. A differenza della Gran Bretagna, l'Italia non ha un registro per poter certificare gli enti virtuosi né, dopo la chiusura dell'autorità per il terzo settore, c'è un ente di controllo ad hoc.
Così, sull'onda della commozione, è facile finire per aiutare chi trasforma in business tragedie come quella del Paese asiatico.
Ed è più complicato sapere che fine fanno i nostri soldi offerti ai più bisognosi.

Poca trasparenza: bisogna fidarsi solo della reputazione

La disperazione in Nepal dopo il terremoto.

Alla base di tutto, spiega a Lettera43.it l'economista Gianpaolo Barbetta, c'è la totale assenza di trasparenza.
«Non esistono vincoli di legge sulla destinazione dei fondi o dei beni raccolti. Per saperlo bisogna soltanto sperare che il singolo ente faccia una disclosure volontaria. Dobbiamo fidarci soltanto di modalità reputazionali...».
Anche perché le truffe non mancano.
MAGNA MAGNA AD HAITI. Evel Fanfan, presidente di Aumohd, organizzazione di avvocati che dal 2002 si occupa dei diritti umani della popolazione di Haiti, ha denunciato negli anni scorsi: «Il 66% di tutte le donazioni che sono state fatte nel mondo non sono state investite per la gente di Haiti, ma per il funzionamento delle Ong. Alcune hanno comprato fuoristrada da 40-50 mila dollari e il 20% delle donazioni è andato in stipendi del personale delle organizzazioni».
MAFIA SU MISSIONE ARCOBALENO? La magistratura barese ha ipotizzato che dietro lo schermo di 'Missione Arcobaleno' - la raccolta di fondi lanciata dal governo D'Alema per aiutare l'Albania - si nascondesse una cricca di funzionari pubblici italiani e mafiosi albanesi che sottraeva gli aiuti e li rivendeva.

Le associazioni no profit gestiscono 400 miliardi di euro all'anno

Nepal: le persone comprano verdura in un mercatino allestito dopo il sisma del 25 aprile (29 aprile 2015).

Un vecchio adagio vuole che il settore del no profit abbia una potenza finanziaria tale da valere anche sei volte un colosso petrolifero.
Si calcola che le associazioni gestiscono qualcosa come 400 miliardi di euro all'euro.
OLTRE 140 MILIONI DI POSTI. Dando lavoro - secondo l'Onu - a oltre 140 milioni di persone.
Una macchina burocratica-amministrativa elefantiaca che costa cara.
E forse non potrebbe essere il contrario, visto che deve essere presente capillarmente in tutti i quattro angoli del mondo, è impegnata a convincere i più riottosi ad aiutare i meno fortunati, deve fare pressione sui governi per garantire a chi fa beneficenza le migliori condizioni fiscali e ai cooperanti libertà di movimento.
SOLDI ALLE MULTINAZIONALI. Tanto basta per capire che - anche quando non ci sono casi di truffa - molto del denaro raccolto se ne va per la gestione di queste multinazionali della carità.

Amnesty e Greenpeace, fondi usati per rimanere in vita

Nepal: un tempio distrutto dal sisma del 25 aprile (29 aprile 2015).

Nel 2011 fece scalpore la notizia che la sezione di Amnesty spese un terzo dei quasi 7 milioni raccolti per promuovere l'associazione e mantenerla in vita, mentre la sede di Greenpeace in Italia arrivò a impegnare quasi 2,5 milioni per pubblicizzarsi e cercare nuovi iscritti.
CAMPAGNE DI LIBERTÀ. Va detto, per la cronaca, che queste attività sono centrali in associazioni che oltre a lanciare interventi concreti a favore dei più bisognosi si pongono come obiettivo anche quello di veicolare delle idee e delle campagne di libertà.
MSF, 10 MILIONI PER 'ALTRO'. Per esempio la sezione italiana di Medici senza frontiere nel suo ultimo bilancio disponibile (quello del 2013) fa sapere di avere destinato oltre 37 dei milioni raccolti a progetti di cooperazione, ma di avere anche utilizzato 10 milioni offerti in beneficenza per le attività di 'reclutamento e sensibilizzazioni', 'spese generali e di gestione' e 'raccolta fondi'.
SCANDALO ONU NEGLI ANNI 90. Nulla a che vedere con gli scandali che colpirono all'inizio degli Anni 90 l'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu (quando si scoprì che i suoi funzionari erano soliti viaggiare in prima classe e soggiornare in alberghi a cinque stelle), mentre è più recente la buonuscita di 500 mila sterline versata a Irene Khan, ex segretario generale di Amnesty International.

Manca un organismo internazionale che controlli

Nepal: le persone in fila per ricevere acqua potabile dopo il sisma del 25 aprile (29 aprile 2015).

Alla base di tutto questo c'è la scarsa trasparenza del settore. Perché al di là di poche eccezioni, come la britannica 'Charity commission', mancano a livello internazionale organismi in grado di controllare la destinazione delle erogazioni o di emanare regole da applicare a livello mondiale.
ADDIO ELENCO UNICO. Emblamatico in quest'ottica quanto avvenuto in Italia: dopo la chiusura dell'agenzia del no profit, il ministero del Welfare ha lasciato cadere il progetto di creare un elenco unico delle associazioni riconosciute a raccogliere fondi.
FACILISSIMO INIZIARE. E la cosa ha finito per peggiorare la situazione in Italia: dove è facilissimo iniziare una raccolta di fondi (basta, di fatto, andare alla posta e aprire un conto corrente), ma manca un soggetto di controllo ex ante e le norme esistenti rendono quasi impossibile dimostrare le truffe.
Anche i processi per 'Missione Arcobaleno' sono finiti miseramente in prescrizione.

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