Economia 30 Aprile Apr 2015 1600 30 aprile 2015

Nepal, si inizia a fare il tragico bilancio

  • ...

Nepal Dopo il terremoto che il 25 aprile ha devastato il Nepal, provocando oltre 5.000 vittime e più di 11.000 feriti (il bilancio, già tragico, è destinato a essere aggiornato al rialzo), è ancora il momento dell’emergenza. Si cercano ancora i superstiti, ma dopo vari giorni le speranze sono sempre più flebili e ci si affida ai miracoli, come quello del neonato estratto vivo delle macerie dopo quattro giorni o quello del ragazzo quindicenne salvato dopo cinque. Poi verrà il momento di tirare le somme e partire con la ricostruzione, pur se nella consapevolezza che i danni al patrimonio naturalistico e culturale sono inestimabili e irreparabili. In termini economici, il conto non sarà meno salato e potrebbe affossare un Paese già in enorme difficoltà, nonché uno dei più poveri al mondo. DANNO SUPERIORE ALL’INTERO PIL DEL NEPAL Secondo il Geologica Survey, l’agenzia scientifica del Governo americano che studia il territorio, le risorse e i rischi naturali, le perdite potranno superare il prodotto interno lordo del Paese himalayano, che si aggira attorno ai 20 miliardi di dollari. Il Pil pro capite è al di sotto dei 1.000 dollari (694 dollari nel 2013) e molte famiglie vivevano in povertà anche prima del terremoto. La cifra è nettamente superiore ai danni provocati da altri disastri naturali della storia recente: lo tsunami nell’oceano Indiano del 2004 aveva provocato danni stimati in 9,8 miliardi, il ciclone che ha colpito il Myanmar nel 2008 era costato 4 miliardi, il terremoto ad Haiti del 2010 era arrivato a 8 miliardi e il tifone che ha devastato le Filippine nel 2013 ha toccato i 10 miliardi. COSTI DI RICOSTRUZIONE FINO A 10 MILIARDI Secondo Rajiv Biswas, capo economista della società di consulenza Ihs, i costi per la ricostruzione si aggireranno attorno ai 5 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi cinque anni, ma per il ministro delle Finanze nepalese Ram Mahat si potrà arrivare anche a una cifra doppia, 10 miliardi di dollari. “Il costo è incalcolabile, serviranno miliardi di dollari per ricostruire e ristrutturare le infrastrutture”, ha detto il ministro. Varie zone di Katmandu, la capitale, sono state rase al suolo e la rete di infrastrutture e trasporti del Paese è stata gravemente danneggiata. A rischio anche alcuni progetti cruciali per ricevere investimenti stranieri, come quello per la costruzione di una diga per una centrale idroelettrica da 1,6 miliardi di dollari sull’Himalaya (vi partecipava anche la Cina). BATTUTA D’ARRESTO PER IL TURISMO Almeno nel breve-medio periodo anche il turismo è destinato a risentire della tragedia e sono già moltissime le cancellazioni di viaggi già prenotati. In Nepal il turismo genera circa l’8% dell’economia e dà lavoro a più di un milione di persone, ovvero a circa il 7% dell’intera forza lavoro del Paese. L’anno scorso quasi 800.000 turisti, molti da India e Cina, hanno visitato il Nepal, attirati dai numerosi templi. Le vette dell’Himalaya sono comunque l’attrazione principale dell’industria turistica nepalese: gli scalatori stranieri arrivano a pagare fino a 100.000 dollari per partecipare a una spedizione sull’Everest (una fetta di queste somme va ai tour operator e una parte va al Governo e alle strutture ricettive locali). COLPITO UN TERZO DELLA POPOLAZIONE Si calcola inoltre che circa un terzo della popolazione (circa 9 milioni di persone su un totale di circa 28 milioni) sia stato in qualche modo colpito dal terremoto e che circa 1,4 milioni di persone abbiano bisogna di assistenza alimentare. “Data la conformazione geografica delle montagne, i danni alle infrastrutture e alle strade, i ponti crollati, l’accesso a molte delle aree colpite dal sisma è molto limitato”, ha fatto sapere l’Onu in una nota. Il Governo nepalese dal canto suo non riesce a fare fronte a un’emergenza senza precedenti: “Stiamo cercando di dare aiuto, ma quello che possiamo fare è ampiamente inadeguato rispetto alle necessità. La devastazione è inimmaginabile”, ha detto Mahat. IN ARRIVO GLI AIUTI INTERNAZIONALI Subito dopo il terremoto si è messa in moto la macchina degli aiuti internazionali, indispensabile per rimettere in piedi il Paese. La Asian Development Bank, che fa da creditore reginale multilaterale, si è impegnata a fare arrivare aiuti per 200 milioni di dollari per finanziare la prima fase della ricostruzione, l’Unione Europea si è impegnata per 3 milioni di euro, il Regno Unito verserà 5 milioni di sterline, mentre il segretario di Stato americano John Kerry ha fatto sapere che gli Stati Uniti sono pronti a staccare un assegno da 10 milioni di dollari per aiutare le vittime del sisma. Le Nazioni Unite, che hanno stanziato fondi di emergenza per 15 milioni di dollari, hanno fatto appello ai Paesi membri per arrivare a 415 milioni. Per quanto riguarda le donazioni individuali, che secondo le stime arriveranno a vari milioni di dollari, la Charity Commission britannica ha invitato a usare solo i canali certificati, per evitare truffe e dispersione di fondi

Articoli Correlati

Potresti esserti perso