Economia 4 Maggio Mag 2015 0956 04 maggio 2015

Sofferenze bancarie, una Bad bank di stato

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Banche Intanto vanno acquistate soltanto sofferenze per evitare di incorrere nell’accusa di aiuti di Stato. Pagandole poi a prezzo di mercato, per evitare eccessive minusvalenze al sistema creditizio. Eppoi serve un impegno (economico) diretto pubblico per creare anche in Italia un mercato dei bad loans, che attualmente è marginale. Banca Italia sfida il governo e le autorità europee e chiede di creare anche un’Italia una bad bank, nonostante il Tesoro punti - per il momento - a una semplice deregulation delle procedure di cartolarizzazione. Ma per Bankitalia il sistema italiano - con 197 miliardi di sofferenza in pancia - deve guardare a un progetto più ambizioso. Che vada ben oltre gli interventi spot portati avanti dalle grande banche, che potrebbero lasciare al loro destino le aziende medie e piccole. Ecco che nel primo Rapporto sulla stabilità finanziaria l’organizzazione guidata Ignazio Visco vede la necessità di introdurre «in tale contesto l’istituzione di una società specializzata per l’acquisto di crediti deteriorati (asset management company, AMC)». I PERCHÉ DELLA SFIDA A PADOAN Secondo Palazzo Koch un’operazione del genere avrebbe «numerosi e importanti effetti positivi: si tradurrebbero in minori costi di gestione e maggiore trasparenza dei bilanci, con ricadute positive sulle banche in termini di capacità di attrarre capitali e accesso ai mercati della raccolta all’ingrosso; eliminerebbero i restanti vincoli all’offerta di prestiti, contribuendo a riavviare il mercato del credito e la ripresa degli investimenti; creando le premesse per processi di aggregazione, favorirebbero la concorrenza sul mercato bancario e guadagni di efficienza; agevolerebbero lo sviluppo del mercato dei crediti deteriorati, in quanto l’AMC opererebbe come market maker e aumenterebbe la trasparenza di prezzo (si stima che nella media dei paesi europei che hanno istituito AMC, circa il 40 per cento delle transazioni di crediti deteriorati faccia capo alle AMC stesse)». IL PESO DELLE SOFFERENZE Gli uomini di Bankitalia sottolineano che il peso di queste sofferenze è - sui bilanci delle nostre banche -sostenibile. Eppure finiscono per limitare le attività naturali del comparto, come dimostrano gli ultimi dati sui prestiti e mutui. «Continua la contrazione dei prestiti bancari, alle imprese, prevalentemente a causa della debole domanda, mentre le condizioni di offerta del credito sono in netto miglioramento». E non a caso, si è inoltre ridotta la quota di aziende che non riesce a ottenere i finanziamenti richiesti. Intanto «il tasso medio di copertura dei prestiti deteriorati (il rapporto tra ammontare delle rettifiche e valore delle esposizioni lorde) è salito nel secondo semestre del 2014, dal 42,4 al 44,4 per cento; per i primi cinque gruppi ha raggiunto il 46,6 per cento». Dietro questi fenomeni Bankitalia vede «il protrarsi della debolezza dell'attività economica e il recepimento nei bilanci bancari dei risultati della revisione della qualità degli attivi hanno determinato un aumento dei flussi di prestiti deteriorati nell'ultimo trimestre del 2014». OTTIMISTI SULLA CRESCITA Di conseguenza ripulire i conti delle banche diventa indispensabile per un Paese appena uscito dalla recessione. Al riguardo ieri mattina Giorgio Gobbi, capo del Servizio Stabilità Finanziaria della Banca d'Italia, ieri confermava che il Pil italiano tornerà a crescere nel I trimestre del 2015 nonostante gli ultimi dati meno incoraggianti sull'andamento dell'economia. Per tutto questo Bankitalia fa pressioni sull’Europa e sul Tesoro, tanto da lanciare un modello che potrebbe non piacere in via XX settembre perché reputato troppo oneroso. Si studia un intervento complessivo inferiore ai cento miliardi ipotizzati dal settore e da spalmare tra pubblici e privati. Si punta ad acquistare soltanto sofferenze escludendo le altre categorie di crediti deteriorati come incagli e ristrutturati, in modo da permettere alle banche di sostenere i clienti più a rischio e di non incorrere nelle ire europee. CONVINCERE L’EUROPA Sul primo versante, si legge nel Rapporto sulla Stabilità finanziaria, «al fine di evitare un eccessivo aggravio operativo per l’AMC, gli acquisti potrebbero escludere le posizioni di valore inferiore a una certa soglia e riguardare i soli prestiti alle imprese, che rappresentano la componente principale dei crediti deteriorati». Sul versante delle trattative europee, Bankitalia ricorda che «qualora l’istituzione di un’AMC su iniziativa pubblica configurasse un aiuto di Stato, dovrebbero essere adottate diverse misure (richiesta alle banche aderenti di piani di ristrutturazione, misure di burden sharing, cioè di condivisione degli oneri con azionisti e creditori subordinati) che, nel contesto italiano, appaiono incoerenti con la realizzazione dell’intervento. L’AMC dovrebbe pertanto avere caratteristiche diverse da quelle realizzate in altri paesi europei. In particolare, a differenza di quanto accaduto altrove, il veicolo acquisterebbe i prestiti in sofferenza al valore di mercato: il suo intervento non configurerebbe quindi un aiuto di Stato».

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